Benso (Assofermet): «Con l'import i distributori a loro rischio hanno dato continuità di fornitura»

lunedì, 11 ottobre 2021 15:32:52 (GMT+3)   |   Brescia
       

Nell'ultimo anno la carenza d'acciaio, insieme a quella di altri materiali, è stata uno dei principali freni alla ripresa in Europa. Il problema è stato esacerbato dalle misure di salvaguardia sulle importazioni siderurgiche, che l'Unione europea ha deciso di estendere per altri tre anni a partire dallo scorso luglio. Assofermet, l'associazione che in Italia rappresenta i distributori di rottami, materie prime e prodotti siderurgici, sottolinea da tempo la necessità di modifiche alla salvaguardia Ue. SteelOrbis ne ha parlato con il suo presidente, Riccardo Benso.

Quali sono le criticità che gli associati ad Assofermet lamentano maggiormente in questo periodo?

Il problema della logistica è uno dei più sentiti al momento dal comparto della distribuzione. Questo problema si lega a un tema di regolamentazione, perché le difficoltà logistiche derivano in buona parte dalle misure di protezione commerciale, che sono state troppo rigide in un periodo di shortage come quello che ha vissuto l'Europa dopo la prima ondata della pandemia. I nostri associati chiedono ordine, chiedono venga fatta una revisione e che si trovi una soluzione affinché tutto il comparto, dal distributore fino all'utilizzatore finale, abbia la possibilità di ottenere approvvigionamenti certi e continuativi, cosa che quest'anno si è dimostrata difficile. Infine, è certamente rilevante anche il tema dell'energia, che però impatta più a monte, cioè sulla produzione. 

A proposito della salvaguardia Ue, i produttori siderurgici affermano che, dall'entrata in vigore delle misure, le quote sono state esaurite solo per alcuni prodotti e che quindi le misure sono servite semplicemente a garantire i tradizionali flussi di importazione.

Innanzitutto tengo a sottolineare che noi di Assofermet siamo stati i primi a presidiare questo tema. Quando nessuno ne parlava, noi dicemmo fin da subito che il sistema delle quote avrebbe ingessato tutto il comparto, creando dei problemi. Prevedemmo che il problema, più che della distribuzione, sarebbe stato dei nostri clienti, cosa che si è appalesata soprattutto nell'ultimo trimestre. Ai produttori rispondiamo con i numeri: il 1° ottobre, primo giorno dei novanta disponibili del periodo di quota ottobre-dicembre, abbiamo esaurito le quote di dieci prodotti, per i quali ora ci troviamo a dover pagare dei dazi. 

A luglio le quote erano state consumate quasi immediatamente solo per alcuni prodotti, come i coils a caldo indiani. Cos'è cambiato?

Va considerato il fatto che lo scorso trimestre alcune posizioni non erano state sdoganate, altrimenti già allora si sarebbero dovuti pagare dei dazi.

Il ricorso all'import è rimasto conveniente considerato il costo extra rappresentato dai dazi?

Rifuggo la teoria secondo la quale la distribuzione avrebbe avuto un atteggiamento speculativo legato a dei ragionamenti di prezzo. Abbiamo comprato dall'import nel secondo trimestre con le consegne che stiamo vedendo adesso (cioè dalla fine di settembre in poi) a prezzi assolutamente in linea con i mercati europei. L'obiettivo non è stato il risparmio. Durante il primo semestre di quest'anno la siderurgia europea, per ragioni assolutamente comprensibili, non è stata in grado di far fronte alla domanda, una situazione eccezionale dimostrata peraltro dall'andamento dei prezzi. Il sistema della salvaguardia ha obbligato la distribuzione in molti casi a correre un rischio allocando volumi importanti anche sugli approvvigionamenti extraeuropei. Questo rischio è dimostrato dal fatto pagheremo dei costi extra, cosa che abbiamo già fatto per alcuni prodotti nel trimestre precedente. È evidente quindi che il nostro scopo non era quello di accaparrarci del materiale a prezzi più bassi. L'import serviva a garantire che la filiera non si fermasse e che quindi l'impatto sul Pil non fosse drammatico. I centri servizi e i commercianti hanno svolto un ruolo estremamente interessante: sono stati un cuscinetto, un ammortizzatore e, ribadisco, a loro rischio hanno dato continuità alle forniture. Nonostante questo hanno pagato dei costi extra e adesso nessuno può negare il fatto che questo sistema vada revisionato. 

Quali modifiche propone?

Non entro nel dettaglio di come la salvaguardia vada modificata. Alcune istituzioni hanno già delle nostre proposte, tuttavia siamo assolutamente disponibili a un'interlocuzione seria, responsabile ed estremamente attenta a non ledere i corretti interessi dei produttori, che sono chiamati nei prossimi anni a sforzi importanti. Tutti siamo consapevoli del fatto che la siderurgia europea andrà asssisita, ma la maniera di farlo non è quella di concentrare l'attenzione solo sul comparto a monte. Bisogna pensare anche a garantire la continuità di forniture e accettare che, quando non è sufficiente il materiale di provenienza europea, deve essere data la possibilità al sistema di approvvigionarsi da altre fonti senza generare dei costi extra che sono autolesionistici e ricadono sull'utilizzatore finale. 

Stefano Gennari


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