Assofermet: no alla salvaguardia, gli utilizzatori devono poter competere a livello globale

mercoledì, 21 ottobre 2020 10:21:41 (GMT+3)   |   Brescia
       

Salvaguardia, ex Ilva e verticalizzazione della produzione sono alcuni dei temi "caldi" della siderurgia nazionale e non solo. SteelOrbis Italia ne ha discusso con Riccardo Benso e Tommaso Sandrini, rispettivamente presidente di Assofermet e presidente della sezione Acciai dell’associazione.

Assofermet dissente completamente dall'opinione di EUROFER e Federacciai in merito alla salvaguardia UE sulle importazioni di acciaio, che le associazioni dei produttori vorrebbero fosse estesa oltre la scadenza del 30 giugno 2021. «Ci auguriamo che arrivi alla sua conclusione» ha affermato Sandrini, ricordandone la «difficile applicazione» e aggiungendo che «un sistema di protezione del mercato quale la salvaguardia, essendo limitato a un anello specifico della filiera, non può che avere una validità temporanea». Diversamente, ha spiegato, «si crea una serie di effetti sul mercato a valle, che subisce un impatto negativo sotto il profilo dell'approvvigionamento del materiale». A ciò si aggiunge il rischio di reazioni da parte dei partner commerciali che, come ha avvertito pochi giorni fa il Commissario UE al commercio Vladis Dombrovskis, potrebbero mettere in atto pesanti ritorsioni. I produttori sostengono che in assenza delle misure attuali ci sarebbero distorsioni commerciali che si rivelerebbero peggiori di eventuali rappresaglie, ma i distributori ribattono che «parlare di rischio di un mercato distorto da flussi di importazione in un momento in cui i produttori europei faticano a soddisfare gli ordini risulta abbastanza contraddittorio». Secondo Sandrini, inoltre, «definire il sistema dei dazi antidumping non efficace è un falso ideologico. A parte il caso unico dell'antidumping sui coils a caldo russi (che colpisce esclusivamente il produttore Severstal), tutti i dazi hanno determinato un azzeramento dei flussi da parte dei paesi o delle aziende coinvolte». Azzeramento che ora si vorrebbe anche nel caso dei coils laminati a caldo provenienti dalla Turchia, passata negli ultimi anni «da importatore netto a esportatore netto», ancorché per volumi limitati, e quindi vista dai produttori dell'Unione come un nemico da cui difendersi. Tuttavia «raramente si parla dei saldi commerciali (import-export)», ha commentato il presidente Riccardo Benso, facendo notare che «per i prodotti piani tale saldo è ben al di sotto del 5% dell'acciaio colato e quindi la quota considerata di "disturbo", in termini di volumi che entrano ed escono dalla UE-28, è quasi trascurabile». Ancora, «in valore, l'export bilancia l'import, il che è normale: importiamo commodity ed esportiamo prodotti ad alto valore aggiunto». A subire l’impatto delle misure di difesa commerciale sono quindi gli end user, coloro che utilizzano l’acciaio per produrre manufatti e che «devono poter competere nel modo migliore possibile sui mercati globali».

Un'altra questione che preoccupa i distributori di acciaio è la strategia di verticalizzazione messa in atto negli ultimi anni da alcuni produttori siderurgici. «Non è corretto – ha rimarcato Sandrini – che coloro che beneficiano di un sistema di protezione per quello che è il loro core business possano espandersi liberamente nell'anello successivo della filiera, con prezzi che possono anche arrivare al limite del predatorio». Secondo il presidente di Assofermet Acciai «occorre essere coerenti: se si lascia libero il mercato, allora è accettabile che un fornitore si espanda a valle». Al contrario, «non è giusto che lo faccia chi beneficia di una posizione dominante». I distributori ritengono che questo sia uno dei temi da portare all'attenzione del regolatore, poiché «la Commissione europea deve trovare un equilibrio al riguardo». Benso ha inoltre posto l'accento sul fatto che troppo spesso forze istituzionali come IndustriAll Europe (il sindacato europeo dell'industria) «non dispongono dei dati o sono condizionati da una sola parte della filiera, quella a monte, e quindi giocano una partita esclusivamente a favore di EUROFER». Dimenticando però che a livello europeo «il settore degli utilizzatori finali conta più di 3 milioni di occupati, contro i 330.000 del settore siderurgico».

Parlando di posti di lavoro a rischio, non si può non affrontare la questione ex Ilva, che ovviamente anche il settore della distribuzione sta seguendo con attenzione e preoccupazione. Il presidente di Assofermet si è detto «poco fiducioso» sull'esito finale della trattativa in corso tra governo e ArcelorMittal. «Qualche tempo fa – ha aggiunto – vedevo negativamente l'ingresso dello Stato nella società, mentre oggi credo sia l'unica opzione per ottimizzare la situazione». Sia per Benso sia per Sandrini, comunque, si sta discutendo troppo di chi si troverà a controllare lo stabilimento tarantino e troppo poco di ciò che occorre fare per rilanciarlo. Ad oggi, hanno ricordato i vertici di Assofermet, il sito produce meno di 4 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e manifesta una crescente difficoltà nell'evadere e nel rispettare gli ordini.

Per finire, Benso e Sandrini hanno fornito un commento sull'andamento del mercato nel corso di quest’anno. Dopo la fase «a dir poco drammatica e complessa» dei mesi del lockdown, è iniziato con giugno un periodo nel complesso positivo, caratterizzato da un livello di consegne decisamente buono in tutto il comparto distributivo. Nei mesi estivi, ha spiegato il presidente di Assofermet Acciai, «tutti hanno registrato performance positive, addirittura superiori rispetto agli stessi mesi dello scorso anno». Non solo per la necessità di rifornire i magazzini, ma «perché c'era bisogno di lavorare, di processare, di recuperare gli ordini rimasti indietro». E ciò è stato accompagnato anche da una «situazione positiva sul rispetto dei pagamenti». Venendo ad oggi, ha continuato Sandrini, «viviamo una situazione per cui, a fronte dei forti stimoli sul mercato asiatico, e con la Cina che è diventata un importatore netto, i prezzi sono saliti in modo significativo, riportandosi su livelli soddisfacenti per chi produce». Di recente si è assistito a un buon recupero dei consumi, ma resta qualche preoccupazione per l'evoluzione dell'emergenza sanitaria. E, ha ribadito, sul mercato si riscontra una forte difficoltà di approvvigionamento dovuta alla chiusura delle fonti di importazione. Secondo i rappresentanti della distribuzione, il problema nei prossimi mesi «non saranno tanto le quotazioni, ma il fatto di non riuscire ad ottenere il materiale nei tempi e nelle modalità necessarie per soddisfare le richieste degli clienti utilizzatori». La possibilità che alcuni impianti europei possano essere riavviati nel breve non è granché di conforto, poiché, sostiene Sandrini «se manca l'importazione ci sarà sempre shortage sul mercato interno».

Benso ha concordato sul fatto che nel prossimo futuro l'elemento chiave, soprattutto per l'automotive, sarà l'offerta disponibile: «Vero che tra fornitore e costruttore d'auto c'è una relazione diretta, ma esiste anche un'importante quota legata a una maggior qualità del servizio, al just in time nella risoluzione dei problemi più a corto raggio. Oggi è molto complicato approvvigionarsi di materiale auto. Ci sono strade ridotte e molto strette, poca possibilità di operare su un mercato dove in passato si era operato con soddisfazione non solo dei distributori, ma di tutta la catena e in particolare degli utilizzatori finali. È importante consentire, a coloro che producono manufatti in acciai ad alto contenuto tecnologico, di acquistare dove meglio credono, nei limiti del "fair trade", in modo da adeguare i costi industriali in funzione della competizione globale alla quale sono sottoposti». Da qui, nuovamente l'appello ad abbandonare l'idea di imporre barriere all'import per difendersi da presunti nemici venuti da fuori. «Il rischio – ha concluso il presidente di Assofermet – è che l’Europa manifesti difficoltà di fronte alla necessità che l’offerta si adegui rapidamente ai consumi».

Stefano Gennari


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