Il ritorno delle politiche protezionistiche negli Stati Uniti rischia di destabilizzare il mercato globale dell’acciaio e dell’alluminio, con pesanti conseguenze per l’industria europea. A partire dal 12 marzo, l’Amministrazione Trump reintrodurrà dazi del 25% sulle importazioni di questi materiali strategici, colpendo direttamente l’export dell’Unione Europea e innescando una reazione a catena nel commercio internazionale.
Assofermet, associazione di riferimento per il settore metallurgico e siderurgico italiano, ha diffuso un position paper esprimendo le proprie preoccupazioni. Il provvedimento, formalizzato nei proclami 10896 per l’acciaio e 10895 per l’alluminio, non solo elimina le esenzioni precedentemente riconosciute, ma introduce nuove categorie tariffarie, ampliando il suo impatto negativo sulle forniture globali. Le acciaierie europee, storicamente esportatrici di acciai di alta qualità con standard prestazionali superiori a quelli prodotti negli USA, rischiano di essere fortemente penalizzate.
L’associazione evidenzia il rischio di un “effetto domino” con possibili ripercussioni quali:
- Crollo delle esportazioni UE di acciaio e alluminio verso gli USA, con danni ai produttori europei di acciai ad alta qualità, difficilmente sostituibili nel mercato statunitense;
- Invasione del mercato UE da parte dell’acciaio asiatico, a seguito della chiusura degli USA a queste importazioni, con effetti distorsivi sui prezzi;
- Aumento dei costi di produzione e inflazione per l’industria siderurgica europea, con un impatto sulla competitività del comparto manifatturiero;
- Possibile estensione della Salvaguardia UE sulle importazioni, con nuove restrizioni che potrebbero superare il 30 giugno 2026 e creare ulteriori squilibri di mercato;
- Rischio di una guerra commerciale globale, con Washington pronta a introdurre dazi reciproci contro i Paesi che applicano barriere tariffarie al Made in USA;
- Delocalizzazione della manifattura UE negli Stati Uniti, per aggirare i dazi e mantenere la competitività sul mercato americano;
- Rallentamento della transizione ecologica del settore siderurgico europeo, a causa dell’aumento dei costi e della difficoltà nel sostenere investimenti in tecnologie più sostenibili.
L’associazione chiede che l’Unione Europea adotti un approccio più ampio nella protezione dell’industria siderurgica, includendo non solo i produttori di materie prime, ma anche le aziende della filiera a valle, che rischiano di subire il maggior danno economico. Inoltre, è necessario monitorare attentamente il possibile riversamento dell’acciaio asiatico sul mercato UE e valutare misure di difesa commerciale proporzionate.
Se l’Europa non interverrà rapidamente, il rischio è una perdita irreversibile di competitività del settore siderurgico e manifatturiero, con conseguenze economiche potenzialmente devastanti. Un equilibrio tra protezionismo e apertura ai mercati globali sarà cruciale per salvaguardare l’industria europea.