Europa, coils laminati a caldo: prezzi stabili, ma il CBAM e l’incertezza sulla salvaguardia pesano sulle prospettive

giovedì, 02 ottobre 2025 17:07:51 (GMT+3)   |   Istanbul

La domanda europea di coils laminati a caldo (HRC) è rimasta debole durante l’ultima settimana: gli acquirenti hanno evitato di effettuare nuovi acquisti per via dell’incertezza normativa e i livelli di scorte adeguati. Gli operatori di mercato affermano che le scorte accumulate durante il terzo trimestre – quando le prenotazioni nazionali e import avevano seguito aspettative rialziste – continuano a coprire le esigenze attuali.

Più precisamente, i produttori dell’Europa settentrionale hanno dovuto fare i conti con libri ordini ridotti, rimanendo con la produzione di dicembre ancora invenduta, mentre i clienti mostrano poca urgenza di concludere le prenotazioni. Secondo quanto riferito, le acciaierie locali dell’Europa settentrionale stanno puntando a 600-610 €/t franco produttore per i nuovi ordini in consegna a novembre e dicembre, contro i 600-630 €/t franco produttore della scorsa settimana, sebbene il livello dei prezzi negoziabili sia rimasto a 570-580 €/t franco produttore. Si segnala inoltre che alcuni operatori locali hanno riportato transazioni a prezzi inferiori a 570 €/t.

«Le acciaierie devono piazzare la produzione di novembre e dicembre, ma gli acquirenti non hanno urgenza di comprare», ha affermato un trader.

Anche in Italia le fonti dubitano della probabilità di una tendenza al rialzo nelle prossime settimane, notando scarsità di interesse per l'acquisto di nuovi quantitativi. Le offerte di HRC delle acciaierie italiane sono rimaste a 570-580 €/t franco produttore per la consegna di novembre, mentre il livello dei prezzi negoziabili si è attestato a 540-550 €/t franco produttore in Italia, ma questa settimana non sono state riferite trattative rilevanti.

Anche il mercato delle importazioni ha subito un brusco rallentamento. Gli acquirenti hanno continuato a evitare acquisti di HRC di origine asiatica, per non rischiare di incorrere in potenziali costi e obblighi connessi al meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM). Le offerte indicative per l’importazione di HRC sono state segnalate in un range compreso tra 500 e 530 €/t CFR a seconda dell'origine, in calo di 10 €/t su base settimanale. L’estremità inferiore della gamma corrisponde alle offerte di HRC provenienti dall’Indonesia nell’Europa meridionale, che sono state segnalate a 500 €/t CFR, contro i 505-515 €/t CFR della scorsa settimana. Tuttavia, secondo le fonti, si potrebbero ancora trovare offerte a 490 €/t CFR o meno per ordini di grandi volumi. «Il problema per l’Indonesia non è solo il CBAM, ma anche l’arrivo di una potenziale misura antidumping», ha affermato un trader dell’Unione Europea.

«Le attività di importazione sono praticamente bloccate per colpa della poca chiarezza delle regole del CBAM», ha dichiarato una fonte a SteelOrbis. Alcuni ritengono che la Turchia rimanga una delle poche alternative praticabili, offrendo consegne a dicembre, ma le quote di salvaguardia destano preoccupazione, dato che le assegnazioni del terzo trimestre sono state esaurite molto velocemente. In particolare, le offerte per i coils a caldo provenienti dalla Turchia sono state segnalate a 520-530 €/t CFR dazio pagato, in calo di 10 €/t su base settimanale nell’estremità superiore del range.

Le offerte di HRC origine India si sono attestate a 520-530 €/t CFR per la spedizione di novembre, il che significa che il CBAM si applicherà sicuramente e nessuno si assumerà questo rischio.

L’incertezza, dunque, è destinata a durare. Il 7 ottobre la Commissione europea dovrebbe presentare una nuova proposta giuridica sulle misure commerciali per il settore siderurgico. Il programma punta a sostituire l’attuale sistema di salvaguardia, che scadrà a metà del 2026, con un meccanismo più definitivo. Secondo quanto segnalato, la Commissione vorrebbe quasi dimezzare le quote e imporre dazi pari a circa il 50% sulle importazioni che supereranno il nuovo contingente, allineando le norme dell’Unione Europea a quelle degli Stati Uniti e del Canada. L’iniziativa rispecchia le crescenti preoccupazioni in merito alla sovraccapacità globale, in particolare dovuta alla produzione cinese, in un contesto di grande debolezza della domanda europea. Mentre i produttori siderurgici sostengono ampiamente una protezione più rigorosa, gli importatori e le industrie a valle fanno presente i costi più elevati.

Il pacchetto potrebbe anche estendersi all’alluminio, alle esportazioni di rottame e agli adeguamenti del CBAM. Una volta pubblicata, la proposta dovrà essere approvata sia dal Parlamento europeo che dagli Stati membri, dove i pareri rimangono divisi.

Con questi cambiamenti normativi incombenti e gli obblighi CBAM ancora poco chiari, gli acquirenti stanno adottando una posizione prudente, facendo aumentare la pressione sulle acciaierie che faticano a ottenere ordini e lasciando in sospeso il segmento delle importazioni.


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