Ex Ilva, i sindacati chiedono chiarezza al governo 

martedì, 22 giugno 2021 16:41:27 (GMT+3)   |   Brescia
       

«I lavoratori di Acciaierie d'Italia, Ilva in A.S. e dell'appalto vivono ormai da tempo una fase di assoluta incertezza dovuta anche alla mancanza di risposte da parte delle istituzioni. Infatti, chi dovrebbe dare risposte non riesce a trovare una via d'uscita per la fabbrica e la città di Taranto». Lo hanno scritto Fim, Fiom e Uilm in un comunicato congiunto. I sindacati metalmeccanici lamentano il fatto che, dopo oltre due mesi dalla nascita di Acciaierie d'Italia, mancano ancora «un progetto industriale, un percorso trasparente dentro un processo di transizione ecologica che guardi con coraggio al futuro ambientale e occupazionale di un territorio che da tempo chiede un cambio di passo radicale». Di conseguenza, hanno lanciato un appello al Governo affinché non resti in silenzio in attesa della sentenza del Consiglio di Stato sull'impugnazione da parte di ArcerlorMittal e Ilva in Amministrazione straordinaria della sentenza con la quale il Tar di Lecce aveva imposto la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento tarantino: «In questi giorni i lavoratori e la città attendono la sentenza del Consiglio di Stato. È del tutto evidente che il Governo non può continuare a guardare inerme e, soprattutto, deve intervenire per consentire l'ingresso di Invitalia, necessario ad affrontare questa complicatissima fase ed avviare, nell'immediato, una pianificazione di investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria e l'introduzione di innovazioni tecnologiche con le quali abbattere le emissioni inquinanti».

«Per superare questa fase di transizione – hanno continuato i sindacati – servirebbe mettere al sicuro i lavoratori attraverso un piano occupazionale che garantisca una prospettiva certa per migliaia di famiglie a partire dagli ammortizzatori sociali, quest'ultimi necessari a traghettare le future iniziative che saranno intraprese all'interno della fabbrica. Non è pensabile continuare a gestire la cassa integrazione, così come ha fatto ArcelorMittal, con l'unico obiettivo di razionalizzazione del personale per trarne un beneficio economico a discapito degli stessi lavoratori e degli impianti di produzione». Fim, Fiom e Uilm hanno definito «ingiustificabile la richiesta da parte dell'azienda di slittamento di alcune prescrizioni AIA in scadenza al 30 giugno». Questo perché «il piano ambientale non può continuare ad essere disatteso e/o slittato, così come la copertura dei parchi minerali, un'opera quest'ultima lasciata in sospeso«ì».

Da ultimo, i sindacati metalmeccanici chiedono che il Governo Draghi abbia «il coraggio di dire con chiarezza cosa intende fare senza girare attorno ai problemi, smettendola di utilizzare slogan e avviando un processo di confronto aperto con le rappresentanze dei lavoratori e delle istituzioni locali». Per Fim, Fiom e Uilm «non è accettabile» che ad oggi Invitalia, che ha il 50% del potere decisionale nel CdA, non si sia ancora insediata, «lasciando la gestione della fabbrica nelle mani della multinazionale» ArcelorMittal.


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