I prezzi dei prodotti lunghi importati negli Stati Uniti sono rimasti stabili per la seconda settimana consecutiva, dopo i lievi aumenti registrati alcune settimane fa, in un contesto di scambi ancora limitati. Molti operatori di mercato riferiscono infatti di restare in attesa di maggiore chiarezza sull’evoluzione della situazione in Medio Oriente, hanno dichiarato fonti del settore a SteelOrbis.
Sebbene le notizie diffuse dai media indichino che i negoziati con l’Iran proseguano direttamente con il Paese e tramite intermediari in Pakistan, lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso, con il blocco navale statunitense ancora in vigore dal 13 aprile. I recenti scontri navali e i primi attacchi statunitensi in Iran questa settimana dall’inizio del cessate il fuoco dell’8 aprile hanno contribuito solo in minima parte ad attenuare le tensioni di mercato, secondo gli operatori.
Nonostante il livello contenuto degli scambi, gli importatori di prodotti lunghi hanno dichiarato a SteelOrbis che i prezzi import potrebbero restare sostenuti dall’elevato costo globale dei carburanti e dall’aumento dei prezzi domestici dell’acciaio, a seguito del netto calo delle importazioni. Secondo le fonti, l’aumento dei prezzi dei lunghi negli Stati Uniti potrebbe generare ulteriore domanda per materiale importato più competitivo, principalmente dalla Corea del Sud.
«Stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui l’aumento dei prezzi del tondo negli Stati Uniti potrebbe riaprire la porta a importazioni rimaste finora bloccate a causa dei dazi del 50%», ha dichiarato una fonte del settore dei lunghi della Costa del Golfo statunitense. «Si parla inoltre di un lotto di tondo dalla Corea del Sud offerto a meno di 900 $/nt (992 $/t), ovvero 45,00 $/cwt, dazi del 50% inclusi».
Gli operatori del comparto dei lunghi continuano inoltre a monitorare con attenzione i costi di trasporto e dei carburanti, che restano elevati a causa della persistente chiusura dello Stretto, attraverso il quale si stima transiti quotidianamente circa il 20% dei flussi mondiali di petrolio. Con il conflitto iraniano entrato nella decima settimana, il prezzo del West Texas Intermediate (WTI), greggio statunitense di riferimento, è sceso a 93-95 $/barile, rispetto al picco superiore a 110 $/barile registrato la settimana precedente, restando comunque oltre il 40% al di sopra dei livelli precedenti l’inizio del conflitto a fine febbraio.
Sulla Costa del Golfo statunitense, il prezzo del tondo importato su base camion carico resta stabile a 45,50-46,50 $/cwt (910-930 $/nt o 1.003-1.025 $/t), pur risultando in aumento rispetto ai 45,00-46,00 $/cwt (900-920 $/nt o 992-1.014 $/t) di due settimane fa, quando il mercato aveva iniziato a salire a seguito delle notizie relative all’aumento dei supplementi carburante. Anche i prezzi del tondo importato sulla Costa orientale degli Stati Uniti, sempre su base carmion carico, sono rimasti invariati rispetto alla settimana precedente a 46,00-47,00 $/cwt (920-940 $/nt o 1.014-1.036 $/t), dopo un precedente rialzo di 0,50 $/cwt legato alle preoccupazioni sui costi di trasporto.
Anche i prezzi settimanali della vergella importata sono rimasti stabili rispetto alla settimana precedente, nonostante una disponibilità ancora limitata sia sul mercato import sia su quello domestico. Secondo gli spedizionieri, la minore disponibilità di asset di trasporto a livello globale, unita ai supplementi carburante ancora elevati, ha recentemente reso le importazioni di prodotti lunghi meno competitive.
Nel mercato import della vergella, la rete elettrosaldata su base DDP camion carico alla Costa del Golfo statunitense viene indicata stabile per la seconda settimana a 47,50-48,50 $/cwt (950-970 $/nt o 1.047-1.069 $/t). Sebbene i prezzi settimanali siano rimasti invariati, i livelli import risultano ancora superiori alla valutazione di 47,00-48,00 $/cwt (940-960 $/nt o 1.036-1.058 $/t) effettuata tre settimane prima.
Sul fronte delle importazioni siderurgiche, i dati più recenti sui permessi di importazione dell’American Iron and Steel Institute (AISI) indicano che ad aprile i permessi totali sono stati pari a 1,945 milioni di tonnellate nette (nt), in aumento dell’8,1% rispetto agli 1,799 milioni di tonnellate nette registrati a marzo e del 10% rispetto al totale definitivo di marzo, pari a 1,769 milioni di tonnellate nette. I permessi di importazione per prodotti finiti ad aprile sono stati pari a 1,417 milioni di tonnellate nette, in crescita dell’8,5% rispetto al totale definitivo di marzo, pari a 1,306 milioni di tonnellate nette. Nei primi quattro mesi del 2026, inclusi i permessi SIMA di aprile e le importazioni definitive di marzo, le importazioni totali e quelle di prodotti finiti si sono attestate rispettivamente a 7,044 milioni di tonnellate nette e 5,157 milioni di tonnellate nette, in calo del 28,8% e del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Secondo l’AISI, ad aprile la quota stimata delle importazioni di prodotti siderurgici finiti sul mercato statunitense è stata pari al 17%, mentre da inizio anno si attesta al 15%. A marzo, la quota di mercato era aumentata del 6,6% rispetto a febbraio, ha indicato l’AISI.