Ex Ilva, commissari contro ArcelorMittal: «Capitalismo d'assalto»

mercoledì, 22 gennaio 2020 17:33:42 (GMT+3)   |   Brescia
       

Proseguono le trattative tra ArcelorMittal, governo italiano e Ilva in A.S. affinché si arrivi entro il 31 gennaio a un accordo condiviso sull'ex Ilva. Nel frattempo a Milano continua il contenzioso relativo al ricorso d'urgenza presentato da Ilva contro la decisione di ArcelorMittal di recedere dal contratto di affitto, notificata lo scorso 4 novembre. Nella memoria depositata al giudice civile attraverso i loro legali, i commissari dell'Ilva in amministrazione straordinaria criticano aspramente la multinazionale, accusandola di aver «portato avanti le consuete logiche di un certo tipo di capitalismo d'assalto, secondo le quali se a valle dell'affare concordato si guadagna, allora "guadagno io", mentre se invece si perde, allora "perdiamo insieme"».

Nelle 86 pagine depositate al Tribunale di Milano, gli avvocati affermano che ArcelorMittal «cerca oggi di imporre surrettiziamente una riduzione del personale di circa 5.000 unità», invocando «la necessità di drammatiche riduzioni dei dipendenti e la necessità di investimenti pubblici (o comunque da parte di terzi) a supporto di ipotesi di riconversione del processo industriale». Secondo i legali si tratta di «una vera e propria socializzazione di quei costi di ristrutturazione e di quelle perdite operative che, secondo le intese contrattuali, dovrebbero invece gravare esclusivamente su ArcelorMittal stessa». 

Nel documento si legge che l'affermazione di ArcelorMittal, secondo cui «la mancata estensione temporale dello scudo penale renderebbe impossibile attuare il piano ambientale senza incorrere in responsabilità (anche penali) conseguenti a problemi ambientali ereditati dalla precedente gestione non è una semplice mistificazione, ma piuttosto una conclamata falsità»; di più: «la raffazzonata giustificazione» utilizzata per recedere da un rapporto contrattuale «non più ritenuto nel proprio interesse». I commissari sottolineano inoltre che con la decisione del tribunale del Riesame di Taranto che ha annullato lo spegnimento dell'altoforno è «venuto meno il presupposto di gran parte delle argomentazioni» della multinazionale per il disimpegno da Taranto.  

La società, scrivono ancora gli avvocati per conto dei commissari, non ha portato avanti la realizzazione del Piano Ambientale nei tempi e con gli investimenti programmati, né ha eseguito il programma di manutenzione concordato nell'ambito del contratto in modo coerente alle migliori pratiche di esercizio. In più, anziché utilizzare tutti gli altiforni in via continuativa, da molti mesi l'azienda li utilizza a turno, mantenendone normalmente in operatività non più di due contemporaneamente. Comportamenti che nasconderebbero la vera preoccupazione di ArcelorMittal che non è l'indisponibilità per il futuro di uno scudo penale, bensì la riscontrata propria incapacità di sapere efficacemente gestire i rami d'azienda (e in particolare quello tarantino) nel quadro di un mercato europeo dell'acciaio peggiore di quanto avesse preventivato con le conseguenze economiche che ne conseguono a proprio carico.


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