Secondo quanto dichiarato in un comunicato stampa di ieri, 24 marzo, l’associazione italiana dei commercianti e dei distributori di acciaio Assofermet ha espresso la propria contrarietà alle scelte relative alla gestione dei rottami d’acciaio all’interno dell’Unione Europea.
Nel nuovo Piano Europeo per l’Acciaio e i Metalli presentato dalla Commissione UE in data 19 marzo, infatti, si afferma che già nel terzo trimestre di quest’anno si cercherà di individuare misure di contenimento per il fenomeno che viene indicato nel documento come “scrap leakage”, ovvero la fuoriuscita dei flussi di rottame all’esterno dell’Unione Europea. Pur essendo la domanda in Europa inferiore all’attuale disponibilità del materiale, il Piano vorrebbe trattenere l’eccedenza di rottame all’interno del territorio UE.
Assofermet ritiene che questo vada in primis a ignorare le limitazioni all’esportazione di rottame già inserite nella nuova Waste Shipment Regulation del 2024, e in secundis a mettere in secondo piano il fatto che il 20% del rottame prodotto in Europa ogni anno e poi esportato non sia dovuto a una cosiddetta “fuga” del materiale, ma al fatto che il consumo europeo è decisamente inferiore al fabbisogno interno a causa del «cedimento strutturale della produzione UE».
Come già riportato da SteelOrbis, inoltre, Assofermet ritiene che il Piano sia incompleto e troppo orientato alla produzione, senza alcuna misura concreta che possa stimolare un maggior consumo di acciaio e alluminio risollevando così la produzione stessa.
L’associazione sostiene di fatto che «imporre […] di mantenere sul territorio europeo l’eccedenza di gettito di rottami ferrosi attualmente non assorbita dalla siderurgia UE, avrebbe come conseguenza il collasso dell’industria del riciclo, la perdita di posti di lavoro e un impatto negativo sull’ambiente».
Si augura dunque che il Piano venga rivisto e integrato con interventi dedicati alla ricerca e sviluppo, all’abbassamento dei costi energetici, all’introduzione di obblighi per l’inserimento di materiale riciclato in percentuali minime nei prodotti industriali e negli appalti pubblici, ecc. al fine di sostenere l’economia circolare e la competitività del settore siderurgico europeo.