Made in Steel 2025: competitività, energia e green steel al centro della sfida europea

mercoledì, 14 maggio 2025 08:38:37 (GMT+3)   |   Brescia

La conferenza inaugurale di Made in Steel 2025, tenutasi mercoledì 6 maggio, ha offerto un quadro lucido e talvolta impietoso delle sfide che attendono la siderurgia europea. A fare il punto, tra istanze politiche e pressioni industriali, sono stati esponenti di primo piano delle istituzioni europee e delle associazioni di settore, chiamati a delineare una traiettoria credibile per la competitività dell’acciaio continentale in un contesto internazionale instabile e ipercompetitivo.

Acciaio europeo: tra energia cara e concorrenza sleale
L’on. Giorgio Gori (Eurodeputato e Vicepresidente ITRE) ha aperto i lavori evidenziando un contesto “molto complicato”, nel quale si sommano costi energetici ancora troppo elevati, concorrenza da parte di paesi terzi non soggetti agli stessi standard ambientali, e l’incertezza sui mercati delle materie prime, a partire dal rottame ferroso. Un segnale d’allarme rafforzato anche dall’on. Massimiliano Salini, che ha criticato la prudenza con cui la Commissione sta implementando le indicazioni del Rapporto Draghi, invocando una postura più assertiva e una visione strategica condivisa a livello euro-atlantico.

Il CBAM come occasione da non sprecare
Ampio spazio è stato dedicato al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), indicato da Gori come “strumento positivo” solo se reso efficace contro le elusioni e compatibile con le esigenze dell’export europeo. Salini ha richiamato la necessità di armonizzarlo con la riforma del sistema ETS, evitando la soppressione prematura delle quote gratuite per le imprese energivore. Entrambi hanno invocato un approccio pragmatico, “coerente con la realtà e non con la coerenza retorica”.

Gozi: servono scelte radicali, non slogan verdi
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha alzato i toni con un intervento senza compromessi. Ha denunciato l’inadeguatezza dell’Action Plan europeo sulla siderurgia, privo – a suo avviso – di risposte concrete sui costi energetici e sul rottame: “Non possiamo essere campioni di decarbonizzazione e pagare l’energia più cara d’Europa”. Il leader siderurgico ha chiesto con forza di rimuovere le barriere ideologiche che, secondo lui, ostacolano il riconoscimento del valore dell’acciaio elettrico italiano, e ha lanciato l’idea di una rivoluzione culturale europea, fondata su neutralità tecnologica e realismo industriale.

Vezzosi: filiera sotto pressione, servono incentivi alla domanda
Dal lato della distribuzione e del riciclo, Cinzia Vezzosi (Presidente di Assofermet) ha riportato l’attenzione sulla fragilità della domanda interna. Ha criticato l’unilateralità dell’approccio produttivo adottato dall’Europa, sottolineando la necessità di misure strutturali che stimolino i consumi e sostengano tutta la filiera: “La nostra economia circolare è tra le più avanzate al mondo, ma servono condizioni per garantirne la sostenibilità economica”. Sul tema rottame, Vezzosi ha avvertito che limitare l’export senza aumentare la capacità interna di assorbimento rischia di colpire l’industria del riciclo più che sostenere quella siderurgica.

Conclusione
Dalle istituzioni alle imprese, il messaggio è stato unanime: la transizione ecologica va perseguita, ma con strumenti coerenti, tempi realistici e incentivi concreti. Come ricordato da Gori, “l’Italia è già oggi un modello per l’acciaio green grazie alla sua forte base elettrica. Ora tocca all’Europa supportare questa corsa”. E come ha concluso Vezzosi, serve “una nuova visione industriale” capace di leggere la resilienza dell’acciaio non solo come qualità tecnica, ma come paradigma per una filiera integrata e competitiva.


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