Il mercato dei rottami ha chiuso gennaio con un’impostazione decisamente più tonica rispetto alla fine del 2025. Nella prima parte del mese le quotazioni del rottame ferroso hanno registrato rialzi nell’ordine di 20-25 euro a tonnellata, rafforzando l’ottimismo percepito dagli operatori della raccolta, del recupero, del riciclo e del commercio. Dal lato della domanda, gli aumenti sono stati assorbiti senza però lasciare spazio a ulteriori progressioni: anche nei casi in cui i commercianti si fossero impegnati su volumi importanti, il mercato non è riuscito ad andare oltre, approdando piuttosto a una fase di stabilizzazione nella seconda parte del mese e alimentando aspettative ancora favorevoli per febbraio.
L’avvio del nuovo mese, tuttavia, si presenta di difficile lettura. Da un lato alcune acciaierie continuano a soffrire la debolezza delle vendite dei prodotti finiti e valutano di ridurre la produzione; dall’altro, realtà sostenute da commesse più solide si mostrano disponibili a riconoscere ulteriori aumenti pur di garantirsi continuità nel flusso di rottame. In questo quadro, molto dipenderà dalla disponibilità di materiale nei parchi e, soprattutto, dall’evoluzione della domanda di prodotti finiti, che resta poco brillante. Il rischio è quello di nuovi rallentamenti produttivi e, di conseguenza, di un indebolimento della domanda di rottame. A prescindere da questi fattori, la scarsità di rottame di qualità continua a rappresentare il principale driver del mercato.
Sul fronte internazionale, gennaio ha confermato un mercato in tensione, sostenuto da una domanda discreta. La Turchia ha registrato un ulteriore rialzo delle quotazioni di circa 5 dollari a tonnellata, nonostante un contesto non particolarmente brillante per il tondo: i prezzi di acquisto del rottame sono rimasti sotto pressione, contribuendo al movimento rialzista. Anche in Europa – con Spagna, Francia e Germania in evidenza – il trend è stato positivo, con un aumento medio superiore a 10 euro a tonnellata e un parziale ridimensionamento del gap rispetto ai prezzi turchi, trainato da una richiesta di rottame superiore all’offerta e sostenuto, almeno in parte, dall’incremento dei noli. Meno brillante l’Asia, partita con minore reattività e poi in recupero nella parte finale del mese; le previsioni, leggermente più positive rispetto al 2025 e con particolare attenzione all’India, potrebbero favorire un ulteriore avvicinamento dei livelli di prezzo a quelli del mercato turco.
Nel comparto dell’inox, gennaio si è aperto all’insegna della cautela e di un mercato che fatica a trovare una direzione univoca. L’incertezza legata all’esordio operativo del CBAM ha spinto le acciaierie europee a un atteggiamento prudente, in attesa di riscontri più chiari sia sul piano burocratico sia sugli oneri finanziari della fase definitiva. A livello globale il quadro è rimasto frammentato, con l’attenzione concentrata soprattutto sull’Asia, dove l’interesse si è mantenuto su livelli medi ma l’operatività è stata fortemente condizionata dalla volatilità dei cambi: le fluttuazioni valutarie hanno ridotto la visibilità e limitato le transazioni a finestre temporali ristrette. Si è inoltre osservata una divaricazione tra le quotazioni ufficiali e il mercato fisico del pronto: a fronte di un aumento consistente del nichel al LME, l’impatto sulle quotazioni del rottame è stato contenuto, con solo lievi incrementi. Questa asimmetria ha irrigidito l’offerta, perché i prezzi correnti vengono giudicati non remunerativi rispetto ai costi di sostituzione, inducendo diversi operatori a stoccare materiale in attesa di adeguamenti più coerenti.
Nei comparti specialistici non emergono variazioni strutturali rispetto alla fine del 2025: le superleghe restano in una fase di operatività ridotta, con rotazione lenta degli stock per i prodotti standard; per gli acciai rapidi, la domanda continua a essere selettiva e legata a nicchie produttive, mentre manca ancora un flusso di grandi progetti industriali capace di dare profondità al portafoglio ordini.
Per le ghise, il mercato europeo di gennaio non ha mostrato cambiamenti sostanziali, ma l’entrata in vigore del CBAM e la difficoltà di comprensione dei meccanismi di calcolo – con costi variabili in funzione dell’origine – hanno di fatto paralizzato molte trattative, nonostante qualche segnale di interesse, in particolare per la ghisa brasiliana, che sembrerebbe esposta a un costo CBAM più contenuto rispetto ad altre fonti. Le spedizioni dall’Ucraina risultano congelate o, in alternativa, dirottate sul mercato statunitense. Nel segmento delle ghise speciali, l’incertezza e gli aumenti di prezzo sono stati determinati soprattutto dal CBAM: l’impossibilità dei produttori di certificare le emissioni e degli importatori di acquistare subito i relativi certificati ha portato al blocco delle quotazioni verso i clienti, mentre le stime del surcharge, basate sui valori di default UE per paese d’origine, rimangono ancora molto incerte e tutt’altro che marginali.
Infine, nel comparto delle ferroleghe, le misure di salvaguardia e l’avvio del CBAM hanno congelato gli acquisti e limitato le vendite per materiale disponibile dal pronto. La disponibilità resta contenuta e l’incertezza sui livelli di prezzo per le prossime transazioni rimane elevata. Il quadro ha reso, in particolare, difficile per i trader calcolare il surcharge da applicare ai clienti per l’acquisto dei certificati CBAM, con il risultato di un momentaneo congelamento – e in alcuni casi cancellazione – dei previsti imbarchi di nuova ghisa: nella pratica, molti operatori si sono astenuti dal quotare, e solo alcune trattative su quantitativi minimi risultano concluse, con surcharge variabile a seconda dell’origine e delle valutazioni dei trader. Sul lato domanda, molte fonderie risultano comunque coperte per l’intero primo trimestre con ordini emessi nel 2025 a condizioni prive di costo CBAM; gli stock, al momento riforniti, restano però non disponibili alla vendita in attesa di chiarimenti.