SteelOrbis ha intervistato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, sul mercato siderurgico UE e sulla decarbonizzazione. Per Gozzi, la priorità è ridurre le emissioni senza penalizzare la competitività europea.
Come descriverebbe le attuali tendenze della domanda di acciaio nel mercato europeo, nei principali settori (costruzioni, automotive, macchinari, ecc.)?
“Nel 2024 l’Europa ha importato 28 milioni di tonnellate di acciaio, ma dal prossimo anno la situazione cambierà profondamente. È previsto un tetto alle importazioni: il libero commercio sarà bloccato a 18 milioni di tonnellate e oltre questa soglia scatterà un dazio del 50%. A questo si aggiungono due misure fondamentali: il Buy European, che obbliga gli appalti pubblici a utilizzare almeno il 60% di acciaio prodotto da imprese europee, e il CBAM, che imporrà ai prodotti provenienti da Paesi non aderenti al Protocollo di Kyoto un costo equivalente al prezzo della CO2 pagato in Europa. Queste iniziative, insieme, segneranno un cambiamento strutturale nel mercato europeo dell’acciaio, riducendo la pressione delle importazioni e sostenendo la domanda interna a favore dei produttori dell’Unione.”
In che modo i prezzi elevati dell’energia stanno influenzando la produzione, gli investimenti e la competitività?
“I prezzi elevati dell’energia penalizzano fortemente la competitività della siderurgia europea, con l’Italia che registra i costi industriali più alti al mondo. Le imprese sopravvivono grazie alla loro straordinaria efficienza, che in qualche modo compensa i costi folli dell’energia. L’assenza di una politica energetica comune e il sistema ETS aggravano ulteriormente i costi. Servono interventi per ridurre il prezzo dell’elettricità e misure come l’Energy Release e che la transizione energetica non sia ideologica ma che si utilizzino anche biocarburanti, carburanti sintetici, carbon capture, nucleare per giungere a una decarbonizzazione equilibrata e non devastante sugli assetti industriali.”
Prevede ulteriori processi di consolidamento o ristrutturazione nell’industria siderurgica europea?
“Non credo che la siderurgia europea debba prepararsi a una stagione di ristrutturazioni o ridimensionamenti, ma piuttosto a una fase di rinnovamento profondo. Far sopravvivere e prosperare le nostre aziende significa continuare nella traiettoria di innovazione e di investimenti che ci ha sempre contraddistinto. Dobbiamo fare leva sui nostri vantaggi competitivi. Siamo tra i produttori più decarbonizzati al mondo e dobbiamo mantenere viva la passione per la fabbrica, valorizzando il lavoro e le persone che ne fanno parte. Solo così potremo garantire futuro e orgoglio all’acciaio europeo.”
Quali sono gli effetti degli sviluppi geopolitici sulle rotte commerciali?
“Gli effetti diretti dei dazi di Trump, oggi portati al 50%, hanno praticamente azzerato le nostre esportazioni verso gli USA, ma la nostra maggiore preoccupazione riguarda gli effetti indiretti, la cosiddetta trade diversion: i Paesi esclusi dal mercato americano, in particolare la Cina con la sua immensa sovracapacità produttiva, stanno riversando i propri flussi sull’Europa, che rimane il mercato più aperto al mondo.
Viviamo una nuova fase storica: la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta non esiste più e il libero commercio, se non accompagnato da regole eque, rischia di diventare commercio selvaggio. È per questo che chiediamo una ridefinizione delle regole del commercio internazionale e misure di difesa efficaci e sosteniamo strumenti come il Buy Europe, che possono contribuire a tutelare l’industria europea di fronte a una concorrenza sempre più distorta e aggressiva.”
Quali sono le sue aspettative per la domanda e i prezzi dell’acciaio nel breve e medio termine?
“Nel breve e medio termine non mi aspetto un aumento significativo della domanda, ma piuttosto una fase di assestamento legata alla debolezza congiunturale e alle incertezze geopolitiche. Tuttavia, la siderurgia sta attraversando una trasformazione strutturale: la quota di acciaio prodotto con forno elettrico (EAF) crescerà in tutto il mondo e, secondo le previsioni, potrà superare il 45% entro il 2030. Sul fronte dei prezzi, la principale variabile sarà il costo della CO2: con l’entrata in vigore del CBAM e la progressiva riduzione delle quote gratuite, il prezzo delle emissioni potrebbe arrivare fino a 200 dollari a tonnellata, incidendo fortemente sui costi di produzione e quindi sui prezzi dell’acciaio.”
È ottimista o cauto riguardo alla competitività del settore siderurgico europeo nel medio termine?
“Guardo al futuro della siderurgia europea con grande orgoglio ma anche con realismo. L’Italia può essere fiera del proprio modello: siamo tra i produttori di acciaio più decarbonizzati al mondo e un esempio di economia circolare grazie all’uso prevalente di forni elettrici e rottame. Tuttavia, la fase che stiamo attraversando è particolarmente difficile: viviamo nell’era dell’incertezza, segnata da alti costi energetici, transizioni normative complesse e concorrenza globale aggressiva. Per questo, pur rimanendo fiducioso nella forza e nella capacità innovativa delle nostre imprese, sono cauto sulla competitività europea nel medio termine. Servono scelte politiche coraggiose e una vera politica industriale ed energetica europea che accompagni la transizione verde senza sacrificare la produzione e l’occupazione.”
Come valuta l’ultimo annuncio dell’UE in merito alla politica di salvaguardia?
“Abbiamo accolto con grande favore l’annuncio dell’Unione Europea sulla revisione delle misure di salvaguardia per l’acciaio. È un passo necessario e atteso, perché senza adeguate politiche di difesa l’industria europea rischia di essere travolta da concorrenza sleale e sovracapacità produttive provenienti da Paesi extra-UE. Ringrazio il Vicepresidente Séjourné e il Commissario Šefčovič per la sensibilità dimostrata verso la crisi industriale europea e per la volontà di cambiare rapidamente direzione. Auspichiamo che le nuove misure vengano adottate al più presto, insieme ad altri strumenti come il Buy Europe, per garantire un mercato equo e tutelare la competitività della siderurgia europea.”
Queste misure commerciali sono efficaci nel garantire condizioni di parità o finiscono per distorcere la concorrenza?
“Noi siamo convinti sostenitori del libero commercio, ma non del commercio selvaggio. Le misure di difesa non vanno viste come strumenti di distorsione, bensì come garanzie per assicurare condizioni di concorrenza eque in un contesto globale sempre più squilibrato. Oggi l’Europa è il mercato più aperto del mondo e rischia di pagare un prezzo altissimo se non si dota di strumenti adeguati per proteggere la propria industria.”
Quali ritiene siano le principali sfide del CBAM e quali effetti prevede sui flussi commerciali?
“Il CBAM è uno strumento importante, nato con l’obiettivo di proteggere l’industria europea da forme di concorrenza sleale legate alle diverse regole ambientali tra Paesi. Tuttavia, il suo impianto presenta ancora gravi contraddizioni e difficoltà applicative che rischiano di compromettere gli effetti positivi attesi. Con l’entrata in vigore del CBAM dal 1° gennaio 2026 e la progressiva eliminazione delle quote gratuite di CO2, il costo delle emissioni potrebbe arrivare fino a 200 dollari a tonnellata. In assenza di correttivi, questo renderà insostenibile la produzione degli altoforni europei, spostando i flussi di acciaio verso aree meno regolamentate. Per questo chiediamo che l’Europa accompagni l’applicazione del CBAM con una politica industriale vera, che tuteli la competitività delle nostre imprese e garantisca una transizione verde sostenibile e non distruttiva per la siderurgia europea.”
Ritiene che i meccanismi di finanziamento attuali dell’UE siano sufficienti a sostenere la transizione verde nel settore siderurgico?
“I meccanismi di finanziamento e le politiche attuali dell’Unione Europea non sono sufficienti. Il Green Deal ha avuto un approccio troppo ideologico e poco pragmatico, che ha penalizzato la competitività dell’industria europea senza produrre veri vantaggi tecnologici. Abbiamo assistito a una perdita del 30% della produzione nei settori hard to abate e a oltre un milione di posti di lavoro in meno negli ultimi cinque anni. Mentre l’Europa si auto impone regole sempre più rigide, stiamo semplicemente esportando posti di lavoro e importando CO2 da Paesi con standard ambientali più bassi. Servono meno ideologia e più pragmatismo: occorre rivedere il sistema ETS, mantenere le quote gratuite per gli energivori e promuovere concretamente tutte le tecnologie utili alla decarbonizzazione, carbon capture, biocarburanti, nucleare, carburanti sintetici, in un’ottica di vera neutralità tecnologica. Solo così potremo decarbonizzare senza distruggere la nostra base industriale.”
Come vede l’equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività globale?
“L’equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività globale è possibile solo se l’Europa abbandona l’ideologia e adotta un approccio pragmatico. Dobbiamo comprendere che non esiste una sola via per decarbonizzare. Biocarburanti, nucleare, carbon capture e carburanti sintetici sono tutte tecnologie utili e devono poter convivere. Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che prenda il topo, cioè che riduca davvero la CO2 senza compromettere la competitività dell’industria europea.”
Come valuta l’andamento del 2025 e quali sono le sue aspettative per il 2026?
Il 2025 è stato per la siderurgia un anno abbastanza complesso, segnato da un contesto macroeconomico incerto, da una domanda debole in alcuni settori chiave e da forti pressioni sui costi energetici e regolatori. È stato un anno di transizione, in cui le imprese hanno lavorato soprattutto per difendere volumi, occupazione e competitività, rinviando in molti casi decisioni di investimento più strutturali. Il 2026 può rappresentare un anno di svolta, a condizione che si creino le giuste condizioni di contesto. Ci aspettiamo un graduale recupero della domanda, legato alla ripartenza degli investimenti industriali e infrastrutturali, e un maggiore impatto delle politiche europee di tutela del settore, a partire da CBAM, misure di salvaguardia e contenimento della concorrenza sleale. La sfida resta quella di conciliare decarbonizzazione e competitività: se il percorso di transizione sarà accompagnato da politiche industriali concrete, costi energetici sostenibili e regole applicate in modo equo a livello europeo, il 2026 potrà segnare l’avvio di una fase più stabile e prospettica per il settore siderurgico italiano.