Ieri, 10 novembre 2025, si è svolta a Bergamo la consueta assemblea pubblica annuale di Federacciai. Ad aprire il confronto dopo il saluto di Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, e il messaggio del presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, è stato il presidente di Federacciai Antonio Gozzi.
«Siamo sempre più convinti che la partita della sopravvivenza dell’industria si giochi a Bruxelles», ha dichiarato. «È lì che devono essere assunte le grandi scelte capaci di evitare l’irrilevanza geo-politica, economica e industriale dell’Europa in un mondo che sta cambiando a velocità supersonica». Il messaggio che il Presidente ha voluto esprimere con queste parole è stato la necessità di ripartire dall’Europa riportando l’industria a una posizione centrale nelle agende politiche, correggendo le politiche ambientali e allontanandosi dalle complicazioni del Green Deal e del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e delle quote ETS.
Per garantire un futuro alla siderurgia italiana ed europea, ha continuato Gozzi, è necessario fare leva su quattro punti fondamentali:
- condizioni eque nel commercio internazionale;
- neutralità tecnologica nella transizione energetica con un approccio più pragmatico e meno ideologico;
- prezzi competitivi dell’energia e in particolare di quella rinnovabile o decarbonizzata;
- aumento della disponibilità di rottame ferroso e delle altre cariche metalliche (DRI).
In uno scenario in cui la produzione siderurgica dell’Italia si basa al 90% sui forni elettrici ad arco, avendo ridotto del 66% le proprie emissioni di CO2 dal 1990 ad oggi e contando su un’intensità carbonica inferiore del 40% rispetto alla media UE, i tentativi del Green Deal sembrano aver «prodotto ben poco», ha affermato Gozzi. «Le emissioni in crescita nel mondo superano di 10/20 volte quelle ridotte a livello europeo» e «la regolamentazione ideologica ed estremista dell’Unione ha invece contribuito in maniera determinante alla perdita di competitività e di quote di mercato di molti settori dell’industria europea senza aver acquisito alcun vantaggio tecnologico in nessun settore della green economy».
Federacciai ha inoltre sottolineato la necessità di rivedere le regole del commercio internazionale, in particolare delle quote di salvaguardia, richiesta alla quale il Vicepresidente Esecutivo Commissione Europea, per la Prosperità e la Strategia Industriale Stéphane Séjourné ha risposto positivamente, promettendone una revisione tempestiva al fine di difendere la siderurgia europea e italiana dalla sovraccapacità globale, in quanto «l’acciaio italiano è di importanza strategica per l’Unione Europea», ha dichiarato Séjourné.
Infine, Gozzi ha sottolineato che tra le tante criticità del settore siderurgico italiano, occorre distinguere tra la crisi dell’Ilva e la crisi della siderurgia, e ha ribadito il proprio impegno nell’affiancare il governo italiano nel salvataggio di questo pilastro industriale senza però nascondere la necessità, innanzitutto, di costruire un dialogo con le amministrazioni locali. Solo così si potrà poi pensare di proporre il rischio del sito di Taranto ad altri acquirenti privati.
A seguito dell’intervento di Antonio Gozzi hanno poi parlato il Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Coesione e le Riforme Raffaele Fitto e il già citato Stéphane Séjourné. L’assemblea si è poi conclusa con una tavola rotonda a cui hanno preso parte Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri e Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild. In questa fase, è stato evidenziato come l’eccesso di burocrazia abbia fatto perdere l’attenzione alle persone che lavorano nei settori industriali, come ogni tentativo di regolamentazione del mercato dell’energia sia una «toppa» in un Paese in cui le risorse energetiche scarseggiano e infine la necessità di pensare a un piano a lungo termine, puntando ad esempio sul nucleare.
È doveroso infine citare i dati della produzione siderurgica italiana relativi all’anno 2024. Le tonnellate di acciaio grezzo prodotte in Italia lo scorso anno sono ammontate a 20,0 milioni. La produzione di finiti è invece ammontata a 15,5 milione di tonnellate, di cui 6,8 di piani e 9,2 di lunghi. Il fatturato del settore è ammontato a 40-60 miliardi di euro annui e l’impatto occupazionale diretto a 70.000 addetti.