Russia, ghisa: prezzi attesi in aumento, prosegue l’indagine su spedizione illegale verso l’Unione Europea

lunedì, 29 settembre 2025 10:20:33 (GMT+3)   |   Istanbul

Il recente incremento dei prezzi del rottame in Turchia, insieme al miglioramento della domanda di rottame e al possibile sostegno alle importazioni di ghisa a seguito delle modifiche al regime di perfezionamento attivo turco, dovrebbe spingere al rialzo, seppur leggermente, le quotazioni della ghisa basica (BPI) di provenienza russa nel prossimo futuro.

Il livello negoziabile per la BPI importata in Turchia è stato valutato a 335 $/t CFR, pari a circa 315 $/t su base FOB Mar Nero. Non sono stati segnalati nuovi contratti a questo livello, ma la maggior parte delle fonti di mercato si aspetta che venga presto confermato nelle vendite. «Il recente aumento del rottame in Turchia è conseguenza della legge voluta da Erdogan, che obbliga le acciaierie a utilizzare almeno il 25% di semilavorati locali nella produzione di acciaio finito. Per questo l’utilizzo di rottame è aumentato e, di conseguenza, anche i prezzi», ha spiegato un trader, aggiungendo che a seguito di tale dinamica i prezzi della ghisa potrebbero salire di ulteriori 5-10 $/t nelle prossime transazioni.

Inoltre, con l’introduzione in Egitto del dazio di salvaguardia del 16,2% sulle importazioni di billetta, la domanda di ghisa da parte di questo Paese potrebbe gradualmente migliorare. «Non mi aspetto un grande sostegno ai prezzi, ma per lo meno in termini di domanda potrebbe rendersi necessario un carico aggiuntivo al mese», ha stimato un’altra fonte.

Il prezzo di riferimento di SteelOrbis per la BPI di origine russa è stato aumentato nell’ultima settimana di 5-10 $/t, attestandosi a 305-315 $/t FOB Mar Nero.

Parallelamente, è in corso un’indagine su un carico di ghisa di origine «sconosciuta» giunto in Italia. Nei documenti la merce risulta indiana ed è stata spedita dal Libano, ma secondo diverse fonti di mercato si tratterebbe in realtà di ghisa russa, introdotta illegalmente in Europa, dove il materiale russo è vietato dallo scorso marzo al termine delle quote. «Non si trattava di un carico completo da 45.000 tonnellate: credo che un trader abbia deciso di modificare i documenti e correre il rischio», ha commentato una fonte. Altri operatori ipotizzano invece che si tratti di ghisa proveniente dal Donbass, ma al momento della pubblicazione l’origine del materiale non era ancora stata confermata.

Non vi è neppure consenso sul prezzo della BPI in questa spedizione: alcune fonti parlano di circa 360 $/t CFR. «Questa situazione potrebbe creare seri problemi sia ai trader che ai produttori una volta conclusa l’indagine», ha riferito una fonte europea a SteelOrbis.


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