L’FMI riduce le previsioni di crescita globale per il 2026 a causa dei rischi geopolitici

giovedì, 16 aprile 2026 16:01:23 (GMT+3)   |   Istanbul

Nel World Economic Outlook di aprile 2026, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita mondiale, indicando un incremento del PIL globale del 3,1% nel 2026, seguito da una modesta ripresa al 3,2% nel 2027. La revisione riflette un contesto di crescente incertezza, alimentato dal conflitto in Medio Oriente, dal protrarsi delle tensioni commerciali e dalla persistente volatilità dei mercati finanziari.

Secondo il Fondo, l’inflazione complessiva globale è destinata a registrare un lieve aumento nel 2026, principalmente a causa del rincaro dei costi energetici, per poi tornare a rallentare nel 2027. La combinazione tra crescita più debole e inflazione più elevata rischia di colpire in misura maggiore le economie emergenti e quelle in via di sviluppo, dove le vulnerabilità esterne restano significative.

Rischi macroeconomici: peggiora il quadro per crescita e inflazione

L’FMI rileva un deterioramento del bilancio dei rischi: si rafforzano infatti i rischi al ribasso per la crescita e quelli al rialzo per l’inflazione. Di conseguenza, diventano più probabili scenari caratterizzati da un’attività economica più debole e da pressioni inflazionistiche più persistenti rispetto alle precedenti previsioni.

Nel breve termine, il commercio globale è atteso in rallentamento a causa delle tensioni geopolitiche, dell’inasprimento delle barriere commerciali e del permanere di criticità nelle catene di approvvigionamento. La frammentazione degli scambi internazionali e l’aumento dei dazi vengono indicati tra i principali fattori di rischio, con potenziali effetti negativi sia sull’attività economica sia sulla capacità produttiva nel lungo periodo.

Economie avanzate: ripresa debole e disomogenea

Negli Stati Uniti, l'FMI prevede una crescita del 2,3% nel 2026 e del 2,1% nel 2027. La domanda interna e le misure fiscali continueranno a sostenere l’attività, anche se il quadro resta appesantito dagli effetti delle restrizioni commerciali.

Per l’Eurozona, il Fondo stima una crescita contenuta, pari allo 0,9% nel 2026 e all’1,0% nel 2027, in un contesto segnato dalla debolezza della produzione industriale e dall’elevata esposizione ai rincari energetici.

Nel Regno Unito, la crescita è attesa allo 0,8% nel 2026, con un successivo recupero all’1,3% nel 2027. Il rallentamento previsto per il 2026 viene attribuito all’impatto della guerra e a un ritmo più graduale dell’allentamento monetario, mentre la ripresa del 2027 resterà comunque più debole rispetto alle stime precedenti al conflitto, a causa del perdurare degli effetti legati all’aumento dei prezzi dell’energia.

Per il Giappone, l’FMI prevede una crescita dell’1,2% sia nel 2026 sia nel 2027. Secondo il Fondo, il Paese beneficia di una dinamica economica relativamente più solida e di misure governative di sostegno, che contribuiscono a contenere l’impatto del conflitto in Medio Oriente rispetto ad altre economie avanzate.

Mercati emergenti: Cina e India resilienti, Turchia in rallentamento

Tra le principali economie emergenti, la Cina dovrebbe crescere del 4,4% nel 2026 e del 4,0% nel 2027. La previsione per il 2026 è stata rivista al rialzo rispetto a ottobre, grazie a tariffe effettive statunitensi meno gravose sui beni cinesi e a misure di stimolo che compensano in parte gli effetti negativi del conflitto in Medio Oriente. Il rallentamento previsto per il 2027 riflette invece fattori strutturali, tra cui la prolungata debolezza del comparto immobiliare, la contrazione della forza lavoro, i rendimenti decrescenti degli investimenti e una produttività meno dinamica.

L’India si conferma tra le economie di maggior crescita, con una proiezione del 6,5% sia per il 2026 che per il 2027. Per il 2026, la crescita è stata rivista moderatamente al rialzo di 0,3 punti percentuali, guidata dal contributo positivo derivante dal forte risultato del 2025 e dal calo delle tariffe aggiuntive statunitensi sui beni indiani dal 50% al 10%, che superano l’impatto negativo del conflitto in Medio Oriente.

Per la Turchia, invece, l’FMI ha corretto al ribasso le prospettive di crescita, portando la stima per il 2026 al 3,4%, con una revisione negativa di 0,8 punti percentuali. A pesare sono la performance più debole del previsto nel 2025 e i maggiori costi di petrolio e gas. Anche la previsione per il 2027 è stata ridotta, al 3,5%, rispetto al precedente 4,1%.

Energia, tassi e debito: i nodi strutturali restano aperti

Nel breve periodo, i prezzi dell’energia sono attesi in aumento a causa delle tensioni geopolitiche, con effetti diretti sull’inflazione e sugli equilibri commerciali. Parallelamente, le condizioni finanziarie globali restano restrittive, con tassi di interesse elevati che continuano a frenare investimenti e credito, soprattutto nei mercati emergenti.

Il FMI sottolinea inoltre che le vulnerabilità legate al debito restano elevate, in particolare nei Paesi a basso reddito, dove i rischi di rifinanziamento si mantengono significativi. Allo stesso tempo, l’inasprimento delle tensioni commerciali e dei dazi continua a rappresentare un fattore di rischio per la produzione globale, mentre i persistenti squilibri delle partite correnti riflettono divergenze strutturali ancora profonde tra le diverse economie.


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