Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha dichiarato nel suo ultimo rapporto che le prospettive di crescita del G20 si sono indebolite, con previsioni di un incremento del 3,2% nel 2025, del 3% nel 2026 e una crescita media di medio termine pari al 2,9%, il livello più basso dalla crisi finanziaria globale. La resilienza osservata all’inizio del 2025, afferma il FMI, è stata in gran parte sostenuta da fattori temporanei, come ordini anticipati e adeguamenti delle scorte legati alle nuove misure tariffarie statunitensi. Con il venir meno di tali effetti, la debolezza della domanda si è nuovamente manifestata, mentre consumi e attività interna restano moderati.
Frammentazione geoeconomica e politiche industriali protezionistiche
Le politiche industriali protezionistiche e interventiste sono al centro delle preoccupazioni del FMI. Circa la metà delle economie emergenti del G20, tra cui Brasile, Indonesia e Arabia Saudita, e due economie avanzate del G20, Canada e Stati Uniti, hanno introdotto nuove politiche industriali nell’ultimo anno. Molte di queste misure, spesso distorsive per il commercio, contribuiscono a un aumento della frammentazione geoeconomica e a tensioni negli equilibri economici internazionali.
Pressioni demografiche e squilibri fiscali
Nelle economie avanzate, l’invecchiamento demografico sta aggravando le pressioni macroeconomiche, con un crescente rapporto di dipendenza anziani/attivi e una popolazione in età lavorativa in diminuzione, elementi che limitano il potenziale di crescita e aumentano la pressione sulla finanza pubblica.
Il consolidamento fiscale diventa sempre più impegnativo. Stabilizzare il debito è difficile: le spese legate all’età avanzata aumentano mentre le popolazioni contribuenti si riducono. L’inflazione è attesa moderarsi al 3,5% nel 2025, ma persistono ampi divari produttivi e la composizione della spesa continua a spostarsi verso settori come sanità e difesa.
Le disuguaglianze di reddito restano elevate e i disavanzi esterni si sono ampliati nel 2024, mentre le tensioni nei mercati valutari e la crescente incertezza legata alle politiche industriali hanno reso il contesto economico globale «altamente instabile», osserva il FMI.
Riforme strutturali: percorsi diversi tra economie avanzate ed emergenti
Il FMI sottolinea che le priorità di riforma strutturale variano notevolmente. Per le economie avanzate, l’impatto maggiore deriva da riforme del mercato del lavoro, delle istituzioni e della regolamentazione d’impresa.
Per le economie emergenti, inclusa la Turchia, i benefici maggiori nel lungo termine derivano da riforme dei quadri fiscali, governance e politiche di bilancio più solide. Secondo il FMI, queste riforme sono fondamentali per rafforzare la resilienza economica e sostenere la crescita potenziale.
Turchia: scenario in miglioramento e traiettorie di crescita più robuste
La Turchia emerge dal rapporto con prospettive di crescita più favorevoli rispetto a molte economie emergenti del G20. Le previsioni del FMI indicano:
- +5% nel 2024
- +3,3% nel 2025
- crescita stabile al 3,5% nel 2026
- accelerazione al 3,8% tra il 2028 e il 2029
Queste proiezioni collocano la performance turca nella fascia alta delle economie emergenti del G20.
Il FMI prevede inoltre che la Turchia manterrà una linea fiscale restrittiva nel 2025 e 2026, in linea con le tendenze degli altri mercati emergenti del G20. Tuttavia, raccomanda un approccio meno rigido nel 2026, suggerendo che un orientamento fiscale più accomodante possa risultare maggiormente coerente con le esigenze macroeconomiche.
Il FMI menziona infine la Turchia tra le economie emergenti del G20 in cui le riforme fiscali possono offrire il maggiore potenziale di miglioramento della crescita nel lungo termine, insieme a paesi come il Brasile.