Italia, Assofond: le fonderie sono «a un passo dal blocco produttivo»

venerdì, 06 febbraio 2026 13:18:34 (GMT+3)   |   Brescia

Durante il tavolo di confronto tenutosi al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) con le principali industrie energivore, l’associazione di categoria delle fonderie italiane Assofond ha avvertito il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che il settore «è a un passo dal blocco produttivo».

Il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) è stato pensato per evitare la delocalizzazione delle emissioni, ma sta paradossalmente mettendo in crisi le fonderie europee. 

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Il problema principale riguarda un errore di perimetro normativo. Le fonderie europee devono importare le materie prime (come ghisa e ferroleghe) – le risorse locali non sono sufficienti per soddisfare la domanda – pagando una tassa sul carbonio che arriva fino al 35%. I produttori extra-UE, invece, possono utilizzare le loro materie prime o acquistarle a basso costo dalla Russia per generare prodotti finiti o semilavorati da esportare in Europa senza pagare alcun dazio, perché classificati con codici doganali che non rientrano nell’ambito del CBAM.

I rischi per il settore

Secondo il presidente di Assofond, Fabio Zanardi, il settore sta attraversando una fase di estrema fragilità. Oltre ai margini ridottissimi a causa dei costi energetici e della debolezza del mercato, le fonderie italiane ed europee affrontano il rischio di perdere la loro competitività: i rincari, infatti, le renderanno troppo costose rispetto ai competitor extra-UE che non pagano la tassa sulle materie prime.

Inoltre, bisogna considerare che il blocco delle fonderie colpirebbe settori strategici a valle, come l'automotive, la meccanica strumentale, l'edilizia e l'energia.

Le richieste al governo

Per evitare una deindustrializzazione irreversibile dell’Italia e dell’Europa, Assofond ha chiesto un intervento urgente al MIMIT per estendere il periodo transitorio al 2026-2027, trasformandolo in un «periodo di valutazione» e includere i codici doganali segnalati allo scopo del CBAM per eliminare il vantaggio competitivo dei produttori extra-UE.

«Senza questa correzione – continua Zanardi – il meccanismo così come è impostato ora non proteggerà l’ambiente, ma distruggerà solo l’industria europea più virtuosa a vantaggio di quella extra-UE più inquinante».


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