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Giuseppe Pasini: l’energia elettrica in Italia sta diventando emergenza nazionale per industria e famiglie

giovedì, 16 aprile 2026 16:02:18 (GMT+3)   |   Brescia

In occasione della fiera internazionale Wire&Tube 2026 che si sta svolgendo a Düsseldorf dal 13 al 17 aprile, SteelOrbis ha avuto l’opportunità di intervistare Giuseppe Pasini, Presidente del Gruppo Feralpi. Tra i temi trattati, cruciale quello dei prezzi dell’energia elettrica in Italia.

Malgrado le complesse condizioni in cui versa il settore siderurgico in Italia, i dati di Federacciai mostrano che la produzione di acciaio nel Paese è rimasta grossomodo stabile negli ultimi 5 anni, fatta eccezione per il 2021, quando fu superiore alla media. Come interpreta questo fatto?

Se guardiamo alla produzione italiana in effetti è rimasta abbastanza stabile negli ultimi cinque anni, ma guardo con preoccupazione per il calo tedesco, che ha perso 4 o 5 milioni di tonnellate. L’Italia tutto sommato mantiene i volumi anche grazie ai consumi provenienti dal comparto dell’edilizia migliorati dal PNRR, e la coda dei finanziamenti europei si vedrà anche nel 2027. La previsione quindi è di consumi buoni, malgrado la complessità dei fattori esterni che potrebbero causare un rallentamento dell’economia in generale.

Attualmente, quali ritiene che siano le principali criticità che il settore siderurgico italiano deve affrontare, e come pensa che possano essere gestite? Quali, invece, i punti di forza su cui fare leva?

Partiamo dai punti di forza: innanzitutto la siderurgia in Italia è perlopiù privata, e sono stati fatti grossi investimenti dalle imprese in ambito di decarbonizzazione, efficientamento energetico e innovazione, e questo significa che c’è fiducia nel settore. I punti critici sono sicuramente il costo energia in primis, che è un’emergenza nazionale, perché l’Italia paga il 30-40% in più rispetto alla media UE. Siamo in emergenza energetica ogni volta che si verifica un evento esterno, è successo con la guerra in Ucraina, adesso con la crisi del Golfo… Chiediamo di poter reinserire i costi in un contesto di competitività delle imprese con prezzi equi rispetto all’Europa per le industrie, ma il problema non riguarda solo aziende energivore, tocca anche PMI e famiglie, per questo è un’emergenza nazionale.

Il recente inasprimento dei conflitti in Medio Oriente ha, come sappiamo, generato diversi interrogativi nonché difficoltà, soprattutto per quanto riguarda gli aumenti dei costi operativi per le aziende. In particolare i costi del gas, quindi indirettamente dell’energia elettrica, sono cresciuti significativamente dalla fine di febbraio. Quanto e come incide oggigiorno questo fattore sui processi produttivi e sulla marginalità? Quali altre conseguenze ha rilevato o pensa arriveranno dal conflitto in corso?

Oltre all’aumento dell’energia si rileva anche un aumento delle commodities, quindi ad esempio il rottame, l’alluminio, e di conseguenza l’acciaio stesso. Stiamo reagendo difendendoci con un aumento dei prezzi, perché i costi sono quasi raddoppiati dall’inizio del conflitto. Il gas è passato da 35 a quasi 50 €/MWh. Sono costi insostenibili sia per noi che per i clienti, e anche se proveranno a ribaltarli, l’interrogativo su quanto possa essere sostenibile questa situazione, rimane.

Ritiene che l’Europa in quanto istituzione sia abbastanza presente a supporto della filiera siderurgica in questo momento così delicato? Cosa ne pensa delle recenti proposte di sospensione delle quote ETS? Ritiene che l’UE porterà proposte concrete nella riduzione dei prezzi dell’elettricità per le industrie, come è emerso di recente?

Siamo ampiamente favorevoli alle misure di salvaguardia, 18,5 milioni di tonnellate è una quota equa. L’UE ha perso 40 milioni di tonnellate di produzione di acciaio negli ultimi 6-8 anni. Se la situazione prosegue in questo modo saremo costretti ad acquistare l’acciaio dall’estero.

Ed è proprio questo che diceva EUROMETAL ieri [14 aprile, ndr].

Esatto, e siamo lieti che siano state accolte anche le istanze di EUROFER. Per quanto riguarda il CBAM, è uno strumento utile per far circolare l’acciaio verde, ma è anche giusto che come l’Europa sta attuando piani di decarbonizzazione verso l’acciaio verde lo facciano anche i produttori al di fuori dell’Europa. Tuttavia mi rendo conto che abbia bisogno di qualche revisione, perché in alcuni casi non riesce a offrire una tutela al 100%. Nel complesso, però, funziona come sistema che ha l’obiettivo di salvaguardare ambiente e siderurgia. Feralpi è infatti già attiva in questa direzione con la linea FERGreen.

Un’ultima domanda. È appena terminato il primo trimestre del 2026, quindi i primi tre mesi di trattative soggette alla normativa CBAM nella sua piena applicazione. Quali sono gli effetti visibili nel quotidiano, e cosa vi aspettate che cambi in futuro? 

Qualche effetto in effetti si è già visto, le importazioni di semilavorati da alcuni Paesi si sono già interrotte. Tuttavia, si tratta di uno strumento ancora in fase di collaudo nel 2026. Vedremo solo prossimamente quali altri effetti si manifesteranno sul mercato.


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