SteelOrbis ha intervistato Güvenç Temizel di Borçelik sul mercato turco dei piani, tra domanda debole, costi in aumento e nuove sfide commerciali.
Come si sta delineando il primo semestre del 2026 per il mercato dei piani?
Il primo semestre del 2026 si è rivelato inferiore alle attese per il mercato dei prodotti piani. A inizio anno erano emersi segnali di ripresa in Europa e previsioni di una certa vivacità sui mercati export. Tuttavia, allo stato attuale, la domanda resta piuttosto debole sia sul mercato interno sia su quelli internazionali. Riteniamo che fattori quali il perdurante rallentamento dei consumi, il rapido aumento delle misure protezionistiche e l’entrata in vigore del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) stiano esercitando una pressione significativa sulle esportazioni
Sul mercato domestico, il quadro generale rimane stagnante a causa degli elevati costi di finanziamento e della debolezza della domanda dei consumatori. In questo contesto, possiamo definire il primo semestre del 2026 come una fase particolarmente difficile per il settore, caratterizzata da un aumento della concorrenza e da risultati inferiori alle aspettative.
Qual è lo stato della domanda sul mercato interno? Come valutate i settori utilizzatori finali, in particolare automotive ed elettrodomestici?
La domanda sul mercato interno resta piuttosto debole. Un rallentamento evidente si registra nell’automotive e, in particolare, nel comparto degli elettrodomestici, entrambi tra i principali settori di consumo dei prodotti piani. Mentre la produzione automotive è diminuita del 4% nei primi quattro mesi dell’anno, la contrazione nel settore degli elettrodomestici ha raggiunto circa il 14% nello stesso periodo. Possiamo affermare che entrambi i comparti si sono indeboliti a causa della pressione competitiva della Cina, sia sul mercato interno sia sui principali mercati di esportazione.
Il calo del ritmo produttivo in questi due settori, che rientrano tra i nostri principali segmenti di clientela, si riflette direttamente sulla domanda di prodotti piani. In particolare, il rallentamento dei consumi finali e le difficoltà di accesso al credito stanno spingendo i produttori ad agire con maggiore cautela. In condizioni normali, nel secondo trimestre dell’anno ci si sarebbe attesi un mercato più dinamico, ma nello scenario attuale la domanda risulta nettamente inferiore alle aspettative.
Allo stesso tempo, osserviamo che i clienti stanno adottando un approccio molto prudente nella gestione delle scorte. Le aziende tendono a operare con livelli minimi di magazzino a causa degli elevati costi e del contesto di incertezza. Anche questo elemento rappresenta uno dei principali fattori che limitano l’attività del mercato.
Nel settore automotive, inoltre, rileviamo che solo il 33% delle 369.000 auto e veicoli commerciali leggeri venduti nei primi quattro mesi dell’anno era costituito da veicoli prodotti localmente. Sebbene vi sia stato un lieve aumento rispetto allo scorso anno, va ricordato che nel 2020 questa quota era pari a circa il 45%. Riteniamo essenziale tornare a quei livelli. Un incremento delle vendite di veicoli prodotti sul territorio avrebbe un impatto positivo sull’intero ecosistema automotive e potrebbe favorire una ripresa dell’attività di mercato.
In che modo le oscillazioni dei costi degli input e dei prezzi dell’energia hanno inciso sui prezzi dei prodotti piani? Come interpretate l’attuale andamento dei prezzi?
Recentemente abbiamo osservato un aumento soprattutto dei costi energetici. A causa degli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e delle incertezze sui mercati dell’energia, i prezzi energetici hanno seguito un trend rialzista da aprile. A ciò si aggiungono aumenti dei costi delle materie prime e della logistica.
Secondo Borçelik, tuttavia, la principale criticità per il settore è l’impossibilità di trasferire questi rincari sui prezzi dei prodotti finiti nella stessa misura. L’aumento dei prezzi è diventato particolarmente difficile a causa della debolezza della domanda di prodotti laminati a freddo e zincati. Di conseguenza, i produttori operano sotto una significativa pressione sui costi.
Da un lato vi sono costi energetici e produttivi in aumento; dall’altro, i prezzi di vendita restano compressi dalla debolezza della domanda. Questa situazione sta riducendo in modo significativo i margini in tutto il settore. In sintesi, i produttori sono stretti tra l’aumento dei costi e la realtà del mercato.
L’Unione europea si prepara a ridurre in modo significativo le quote e ad aumentare al 50% il dazio extra-quota da luglio 2026. Quale sarà l’impatto sulle esportazioni?
Le misure protezionistiche dell’Unione europea sono ormai giunte alla fase finale. Di recente è stato approvato un regolamento che riduce la quota complessiva di circa il 47%, portandola a 18,3 milioni di tonnellate. L’Unione europea rappresenta il principale e più strategico mercato di esportazione per il settore turco dei prodotti piani. Una riduzione così significativa dei contingenti equivale, di fatto, a un forte restringimento del nostro spazio operativo sul mercato europeo.
Per mantenere la nostra attuale quota di importazioni sarebbe necessaria un’assegnazione di almeno 2,8 milioni di tonnellate. Se fosse garantita una quota di questo livello, potremmo mantenere una quota di circa il 15% delle importazioni UE. Inoltre, alla luce dell’Unione doganale, riteniamo di meritare un’assegnazione superiore a tale ammontare. Il dazio del 50% previsto in caso di superamento della quota è inoltre economicamente insostenibile. Vendere oltre quota con un’aliquota di questo livello non appare praticabile. Per questo motivo ci aspettiamo una significativa flessione delle esportazioni verso l’UE nel prossimo periodo.
Il rischio, tuttavia, non si limita alla perdita di export. Esiste anche la possibilità che produttori cinesi, sudcoreani e di altri Paesi asiatici, trovando maggiori difficoltà ad accedere al mercato europeo, si orientino verso la Turchia come mercato alternativo. In questo scenario, la pressione dell’offerta sul mercato domestico potrebbe aumentare, generando ulteriori spinte ribassiste sui prezzi. Riteniamo quindi che queste decisioni avranno un impatto significativo non solo sulle esportazioni, ma anche sugli equilibri competitivi del mercato interno turco.
Quanto saranno rilevanti nel 2026 gli obblighi finanziari derivanti dal CBAM per gli esportatori di prodotti piani? Qual è il livello di preparazione del settore siderurgico turco?
Il CBAM sarà uno dei temi più critici per il settore dei prodotti piani nel prossimo periodo. Con l’introduzione degli obblighi finanziari a partire dal 2026, i costi legati al carbonio diventeranno molto più rilevanti, in particolare per i produttori che esportano in Europa. Come Borçelik, osserviamo che anche gli importatori europei stanno agendo con notevole cautela in vista di questo processo. Restano infatti ancora numerosi aspetti irrisolti nella normativa. L’incertezza sui metodi di calcolo e sui dettagli applicativi sta mettendo in difficoltà sia i produttori sia gli acquirenti.
Il settore siderurgico turco si sta preparando in modo significativo. Sono in corso importanti sforzi per ridurre le emissioni di carbonio, investire nell’efficienza energetica e adottare tecnologie produttive sostenibili. Inoltre, l’entrata in vigore del sistema nazionale di scambio delle emissioni entro la fine dell’anno rappresenta uno sviluppo importante. Riteniamo che la Turchia debba allineare i propri progressi al sistema ETS dell’UE durante questo processo.
Tuttavia, in un contesto in cui le regole non sono ancora del tutto definite, non è sufficiente che siano preparati solo i produttori. Anche i clienti europei vogliono capire come funzionerà concretamente il sistema. Per questo motivo, ridurre le incertezze nel prossimo periodo sarà di importanza cruciale per il settore.
In che modo le condizioni economiche stanno incidendo sulla vostra attività?
L’attuale contesto economico e inflazionistico sta generando pressioni su più fronti per il settore. In particolare, gli elevati costi di finanziamento incidono in modo significativo sia sulla propensione agli investimenti sia sui consumi finali. Il rallentamento dei consumi interni spinge i clienti a operare con livelli di scorte più bassi e a rinviare gli ordini. Inoltre, l’attuale politica valutaria, i costi energetici e le oscillazioni dei prezzi delle materie prime stanno complicando la pianificazione produttiva.
La riduzione della prevedibilità favorisce un approccio più prudente sia da parte dei produttori sia da parte dei clienti. Dal punto di vista della sostenibilità del settore, una delle esigenze più urgenti è oggi la creazione di condizioni più prevedibili. Nell’attuale scenario, infatti, stiamo attraversando una fase particolarmente complessa sia sul mercato interno sia sul fronte dell’export.
In che modo la guerra in Medio Oriente ha modificato il commercio dell’acciaio? Cosa può dirci sulle criticità logistiche e sui noli?
Uno degli effetti più rilevanti della guerra in Medio Oriente sul commercio globale dell’acciaio è stato l’aumento dei costi logistici ed energetici. In particolare, con l’aumento dei rischi per la sicurezza nella regione, i noli hanno registrato incrementi significativi e restano su livelli elevati. Le modifiche ad alcune rotte marittime, l’aumento dei costi assicurativi e l’allungamento dei tempi di consegna stanno incidendo direttamente sui flussi commerciali.
Per gli esportatori, in particolare, i costi logistici sono diventati un fattore molto più rilevante. Inoltre, le incertezze sui tempi di consegna influenzano le decisioni di acquisto dei clienti. Di conseguenza, l’impatto della guerra non si limita ai costi energetici e di trasporto, ma sta provocando anche un rallentamento generale e un atteggiamento più prudente nei flussi del commercio globale.