Secondo quanto appreso da SteelOrbis mercoledì 13 maggio da fonti commerciali e industriali, i prezzi import del rottame sul mercato indiano si sono indeboliti nell’ultima settimana, mentre l’attività commerciale è giunta a un punto di stallo. La paralisi dei flussi è dovuta alla debolezza dei prezzi degli acciai finiti, all’ulteriore deprezzamento della rupia e al ribasso delle quotazioni locali di rottame e ferro preridotto (DRI), che offrono alternative più economiche per la scarsa domanda proveniente dalle acciaierie secondarie.
Le fonti hanno segnalato che l’assenza di scambi ha spinto molti venditori a ritirarsi dal mercato: nell’ultima settimana non sono state segnalate offerte per il rottame frantumato in container proveniente da Regno Unito ed Europa. Al contrario, altre origini come l’Australia rimangono attive sul mercato con offerte per il frantumato a 390-395 $/t CFR. Tuttavia, gli importatori hanno valutato il livello negoziabile non superiore ai 390 $/t CFR, a fronte dei 400 $/t CFR delle settimane precedenti.
Per quanto riguarda il materiale HMS I/II, le offerte dall’Europa si attestano intorno ai 370-375 $/t CFR porto di Nhava Sheva (ovest), senza tuttavia trovare acquirenti. Le quotazioni dall’Australia oscillano tra 370-372 $/t CFR porto di Chennai (sud), in calo rispetto ai 375-380 $/t di una settimana fa, ma senza transazioni confermate. I livelli più bassi per questa categoria sono trattabili per materiale di origine africana a 360-365 $/t CFR.
Secondo le fonti, i prezzi locali del rottame sfuso proveniente da Mandi Govindgarh (nord) sono scese di 1.200 RMB/t (13 $/t) a 35.600 INR/t (372 $/t), mentre le offerte di sponge iron hanno perso 400-800 INR/t (4-8 $/t) attestandosi a 25.400-26.000 INR/t (265-271 $/t) a seconda dei mercati regionali.
La domanda di materie prime da parte delle acciaierie secondarie è in contrazione, con i produttori che stanno riducendo i livelli di output a causa dell’aumento delle scorte. Contestualmente, i prezzi locali del rottame e della sponge iron sono crollati, offrendo alternative più vantaggiose rispetto all’import.
Al contempo, la rupia indiana ha superato la soglia delle 95 INR contro il dollaro USA, segnando un nuovo minimo storico. Questo deprezzamento ha fatto lievitare i costi finali delle importazioni, aumentando i rischi legati ai tassi di cambio e i costi di copertura finanziaria.