Europa, coils a caldo: prezzi in aumento, la debole domanda e la quasi totale assenza di import compromettono l’attività

giovedì, 12 marzo 2026 16:48:12 (GMT+3)   |   Istanbul

Nell’ultima settimana, i prezzi europei dei coils laminati a caldo (HRC) hanno mostrato un nuovo rialzo, con le acciaierie che continuano ad aumentare le offerte nella regione. Tuttavia, la risposta del mercato è rimasta modesta, poiché le condizioni della domanda sono deboli e la maggior parte degli acquirenti ha evitato di impegnarsi. Molte delle offerte d’acquisto sono inferiori a 700 €/t franco produttore, evidenziando il divario tra i prezzi target dei produttori e l’interesse all’acquisto sul mercato. Nel frattempo, l’attività sul fronte delle importazioni è stata molto lenta e questa settimana sono state segnalate solo poche offerte.

ArcelorMittal, il principale produttore europeo di HRC, ha mantenuto le sue offerte a 750 €/t reso (730 €/t franco produttore). Tuttavia, la maggior parte delle acciaierie del nord Europa offre materiale – principalmente con consegna a maggio – a 700-710 €/t franco produttore, contro i 685-705 €/t franco produttore della settimana scorsa. Al contempo, le fonti riferiscono che, nonostante il miglioramento dell’attività commerciale, i clienti insistono per ottenere prezzi inferiori a 700 €/t. Di conseguenza, il prezzo negoziabile si è attestato a 685-700 €/t franco produttore, rispetto ai 670-700 €/t della settimana scorsa.

In Italia, le offerte delle acciaierie si stimano a 685 €/t franco produttore con consegna ad aprile, in aumento di 5 €/t su base settimanale, e a 700 €/t franco produttore con consegna a maggio (come la settimana scorsa). Nel frattempo, il prezzo negoziabile si colloca a 680-690 €/t franco produttore, in crescita di 10 €/t su base settimanale.

In questo contesto, la volatilità dei mercati energetici ha notevolmente compromesso l’attività commerciale e i partecipanti segnalano movimenti dei prezzi bruschi e imprevedibili che hanno reso molti acquirenti riluttanti a impegnarsi in nuovi accordi. Secondo i trader, la guerra in Medio Oriente ha intensificato le incertezze sui mercati globali, spostando il comportamento commerciale verso la speculazione piuttosto che verso transazioni guidate dalla domanda. Il conflitto ha avuto un notevole impatto anche sul settore energetico europeo. I prezzi del gas sono nettamente aumentati a inizio marzo e, poiché la produzione siderurgica e i processi correlati – come la laminazione a caldo – fanno un elevato utilizzo dell’energia, tale rincaro ricadrà sui costi operativi delle acciaierie europee.

L’attività sul mercato import è rimasta sottotono, con solo poche offerte segnalate dalle fonti. I prezzi indicativi degli HRC sono rimasti invariati nel range di 525-600 €/t CFR, in cui l’estremità inferiore corrisponde alle offerte di materiale indiano. Gli HRC di provenienza turca sono disponibili a circa 600 €/t CFR, dazio incluso e al netto dei costi del CBAM. Tuttavia, una fonte ha commentato: «La Turchia tenta di portare i prezzi a 700 $/t FOB, ovvero 605 €/t CFR, quindi le offerte a 620 €/t CFR non hanno molto senso».

In particolare, i sentiment di mercato sono stati compromessi dall’incertezza legata all’aggiornamento delle misure di salvaguardia europee e all’allocazione delle quote nazionali. Inoltre, la mancanza di chiarezza sui costi del CBAM ha portato molti acquirenti ad adottare un atteggiamento di cautela. Anche l’interruzione delle spedizioni ha aggiunto un ulteriore livello di difficoltà. Le preoccupazioni relative alla sicurezza nel Medio Oriente hanno costretto diverse navi che trasportano merci dall’Asia all’Europa a deviare la rotta intorno all’Africa meridionale passando per il Capo di Buona Speranza. L’allungamento del percorso ha aumentato i tempi di transito di circa due settimane, riducendo la disponibilità di materiale per consegne rapide.


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