Nell’ultima settimana i prezzi dei coils laminati a caldo (HRC) in Europa sono rimasti sostanzialmente stabili, con i livelli negoziabili sia nell’Europa settentrionale che in quella meridionale che hanno mostrato scarse variazioni nonostante la continua pressione delle offerte import competitive. L’attività di mercato è rimasta piuttosto contenuta, poiché i compratori hanno ampiamente evitato acquisti consistenti grazie alle scorte sufficienti e per via della debolezza della domanda da parte degli utilizzatori finali. Al contempo l’attenzione si è progressivamente spostata sugli sviluppi della politica commerciale, dopo che il Parlamento europeo ha approvato nuove misure di tutela per l’acciaio che ridurranno significativamente le quote di importazione esenti da dazio e innalzeranno le tariffe fuori quota a partire dal luglio 2026. Un fattore, questo, che aggiunge ulteriore incertezza sulle prospettive degli HRC d’importazione e che potrebbe potenzialmente rafforzare la posizione delle acciaierie locali nel lungo periodo.
Nell’Europa settentrionale le offerte ufficiali delle acciaierie sono state segnalate intorno a 700-710 €/t franco produttore, principalmente per consegne a luglio, a fronte di target di 705-715 €/t franco produttore registrati la scorsa settimana. I prezzi negoziabili per le transazioni sono tuttavia rimasti stabili a 680-690 €/t franco produttore.
In Italia, le offerte ufficiali di HRC da parte dei produttori sono state stimate a 690-705 €/t franco produttore per consegne a giugno-luglio, invariate rispetto alla scorsa settimana. Secondo le fonti, i prezzi effettivamente praticabili sul mercato italiano si sono ora attestati a 670-685 €/t franco produttore, stabili su base settimanale. Inoltre, in Spagna sono state segnalate offerte intorno a 710-720 €/t reso.
Nel segmento dell’import l’attività è rimasta limitata, sebbene le offerte a prezzi inferiori abbiano continuato a esercitare pressione sul mercato locale. Mentre alcune offerte import dall’Asia su base DDP vengono ancora segnalate intorno a 650 €/t Europa meridionale, la maggior parte delle proposte dei trader si colloca a livelli più elevati o intorno a 660-700 €/t. In particolare, le offerte di HRC provenienti dalla Thailandia sono state espresse a 660 €/t DDP, mentre i prezzi dei coils dal Vietnam si sono attestati a 700 €/t DDP. Le offerte per gli HRC provenienti dalla Turchia sono state stimate a 680-690 €/t DDP Europa meridionale, mentre i prezzi più alti sono stati espressi per il materiale dal Giappone a 700-730 €/t DDP tramite trader in Spagna. «Abbiamo sentito di un accordo siglato per HRC dalla Turchia a circa 675-685 €/t DDP, mentre i fornitori stanno già raccogliendo interesse per il primo ottobre a circa 675-680 €/t CFR, ovvero 680 €/t DDP con tutti i rischi coperti», ha riferito a SteelOrbis un operatore di mercato.
Nel frattempo, le offerte import indicative di HRC su base CFR si sono attestate a livelli di 590-650 €/t, stabili rispetto alla scorsa settimana. Le offerte di HRC dalla Turchia sono state sentite a circa 595 €/t CFR dazio escluso, mentre le offerte per gli HRC dall’India sono state segnalate a 685-690 $/t CFR (590-595 €/t CFR), a fronte di offerte indiane indicative di 590-615 €/t CFR registrate la settimana scorsa.
Inoltre, le offerte indicative di HRC dall’Algeria si sono attestate a 750-760 $/t CFR, ovvero circa 645-655 €/t CFR. Tuttavia, secondo alcune fonti, il Paese non ha offerto attivamente negli ultimi tempi. «Si dice che al momento non stiano offrendo. La loro quota è stata esaurita ad aprile e, dopo aver venduto volumi consistenti, sono diventati cauti per via dei timori legati alla disponibilità di quote per lo sdoganamento di luglio», ha spiegato un trader spagnolo.
Al contempo, come riportato in precedenza da SteelOrbis, questa settimana il Parlamento europeo ha approvato nuove misure di difesa commerciale volte a salvaguardare l’industria siderurgica dell’UE dalla sovraccapacità globale e dalla crescita delle importazioni, dopo la scadenza dell’attuale regime di salvaguardia fissata al 30 giugno 2026. Il regolamento, concordato con il Consiglio europeo, introduce contingenti tariffari più rigidi, dazi più elevati e requisiti di tracciabilità più severi per i prodotti siderurgici importati. Il provvedimento necessita ancora dell’approvazione formale del Consiglio prima di entrare in vigore il primo luglio 2026. In base al nuovo quadro, i contingenti annui di importazione di acciaio esenti da dazio saranno ridotti a 18,3 milioni di tonnellate, con un calo del 47% rispetto ai livelli del 2024, mentre le importazioni eccedenti le quote saranno soggette a un dazio del 50%, rispetto all’attuale 25%.
«Il dettaglio più importante che ancora manca è come la quota di 18,3 milioni di tonnellate sarà suddivisa tra le varie categorie di prodotto e i Paesi fornitori ma, in ogni caso, una riduzione del 47% dei contingenti esenti da dazio significa molto meno spazio per l’ingresso di HRC d’importazione nell’UE senza pagare dazi. Gli importatori dovranno competere per un bacino di quote più ridotto», ha commentato un operatore di mercato a SteelOrbis.
Nel frattempo, sono emerse anche voci di mercato non confermate riguardanti i target indicativi di prezzo di ArcelorMittal per le consegne del terzo trimestre. Secondo le informazioni che circolano tra gli operatori, il produttore punterebbe a circa 740 €/t DDP per gli HRC, 810 €/t DDP per i coils laminati a freddo (CRC) e 860 €/t DDP per i coils zincati a caldo (HDG), con tempi di consegna dal suo stabilimento di Dunkerque. Tuttavia, diverse fonti hanno suggerito che queste cifre sembrino riflettere le attuali aspettative di mercato e i livelli di transazione raggiungibili, piuttosto che le reali ambizioni di prezzo dell’acciaieria. «Se gli HRC sono disponibili a 740 €/t DDP, significa circa 720 €/t franco produttore e, con 40 €/t di margine di trattativa, il livello negoziabile torna a circa 680 €/t, il che è estremamente basso», ha concluso una fonte di mercato.