I raid militari Stati Uniti-Israele contro l’Iran, iniziati il 28 febbraio, e la successiva rappresaglia di Teheran hanno, prevedibilmente, alimentato una situazione di forte tensione nel Golfo, con ripercussioni operative su numerosi comparti industriali della regione. Gli effetti si stanno già facendo sentire nel settore degli idrocarburi (petrolio e gas) e sono state riportate interruzioni delle attività marittime nell’area e nelle zone limitrofe. Per quanto riguarda le spedizioni di acciaio e materie prime, si prospettano possibili impatti legati a interruzioni delle consegne dall’Iran stesso, principalmente verso l’Asia, mentre la situazione nello Stretto di Hormuz rischia di causare ritardi per i carichi destinati ai porti del Golfo. Se il conflitto dovesse protrarsi, lo scenario potrebbe tradursi in prezzi dell’acciaio più elevati nell’area, soprattutto per il materiale già disponibile a terra, poiché gli acquirenti potrebbero dover ricostituire le scorte per sostituire i volumi già ordinati in import, le cui consegne finirebbero per slittare. In assenza di una rapida soluzione, alcuni carichi potrebbero inoltre essere dirottati verso destinazioni alternative, con effetti – almeno temporanei – anche sui prezzi di mercato dell’acciaio.
Attualmente, il transito attraverso lo Stretto di Hormuz risulta bloccato, pur senza una chiusura ufficiale. Tuttavia, il numero di navi che scelgono questa rotta è diminuito in modo significativo. «Oggi i trasporti sono sostanzialmente fermi, ma sembra uno stop di breve durata», ha dichiarato un trader internazionale. Al momento, diverse unità risultano bloccate su entrambi i lati dello stretto: il trasporto è considerato rischioso e alcune navi sono già state attaccate.
I principali esportatori asiatici di acciaio interpellati da SteelOrbis indicano rischi elevati per il mercato, legati all’aumento delle tensioni tra Iran e Israele e gli Stati Uniti nella regione, in termini di incremento dei noli, riduzione della disponibilità di carichi sulla rotta Asia–Medio Oriente e possibili ritardi logistici. «A fronte dell’aumento dei rischi regionali, i costi di spedizione sono saliti del 15-20% mentre i prezzi dei prodotti in Cina restano stabili. L’attuale adeguamento dei prezzi è strettamente legato ai costi di trasporto», ha affermato un rappresentante di un grande esportatore cinese. Un altro importante trader ha commentato a SteelOrbis: «Abbiamo già visto un aumento dei noli, ma la maggior parte degli armatori impiegherà uno o due giorni per definire i prezzi alla luce dei rischi attuali. Per gli altri impatti serve più tempo per valutarli».
Secondo fonti di mercato, oggi le valutazioni dei noli sulla rotta Cina–Turchia per una nave da 40.000 tonnellate partono da 40 $/t, contro i precedenti 35 $/t.
Un altro tema rilevante legato agli attacchi contro l’Iran riguarda il probabile rinvio delle spedizioni di acciaio – in particolare dei semilavorati – già prenotati in Medio Oriente o in Asia. «So che alcuni compratori stanno aspettando grossi lotti di billette iraniane. Potrebbero essere cancellati, perché nessuno conosce le conseguenze [dell’escalation]», ha commentato una fonte del Sudest asiatico. Anche i carichi destinati alla regione, soprattutto verso i Paesi che si affacciano sul Golfo, rischiano di essere compromessi. In particolare, gli operatori si aspettano ripercussioni sulle spedizioni di billette e piani, dato che l’area è un grande importatore di entrambe le categorie.
Per quanto riguarda l’ordinaria attività del mercato dell’acciaio, le fonti regionali non segnalano al momento cambiamenti significativi, sottolineando che i progetti edilizi stanno procedendo prevalentemente come da programma; tuttavia, in caso di peggioramento del quadro, la situazione potrebbe cambiare rapidamente. «È troppo presto per dirlo. Potrebbe esserci un leggero rallentamento dell’attività, ma dipende da quanto durerà. Oggi è il primo giorno dopo il weekend e il 90% dei cantieri sta lavorando regolarmente», ha riferito a SteelOrbis una fonte negli Emirati Arabi Uniti.