L’Associazione europea dell’acciaio (EUROFER) ha dichiarato che le ultime proposte della Commissione europea sul Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) riconoscono diverse debolezze strutturali che potrebbero comprometterne l’efficacia. Tra queste figurano criticità legate alle esportazioni UE, ai settori a valle e alle pratiche di elusione.
Individuare le criticità è solo un punto di partenza
EUROFER ha avvertito che le misure proposte non costituiscono ancora una soluzione completa e duratura in grado di prevenire la rilocalizzazione delle emissioni e dei posti di lavoro. Secondo il direttore generale di EUROFER Axel Eggert, riconoscere le criticità del CBAM è solo un punto di partenza. Eggert ha sottolineato che i rimedi attualmente proposti dalla Commissione non raggiungono il livello di protezione richiesto dall’industria siderurgica europea. Inoltre, ha evidenziato che, senza soluzioni robuste e “a prova di falle” fin dall’inizio, il CBAM non sarà in grado di sostenere la decarbonizzazione del settore dell’acciaio preservandone la competitività globale.
Rilocalizzazione delle emissioni legato alle esportazioni ancora irrisolto
L’associazione sostiene che l’approccio della Commissione resti frammentato e privo di una soluzione strutturale di lungo periodo. Le misure proposte per l’export sono limitate nel tempo, coprendo solo un periodo di due anni, e hanno una portata ristretta, applicandosi a meno di un quarto delle esportazioni di acciaio dell’UE. Inoltre, il finanziamento del proposto Transitional Decarbonisation Fund rimane incerto. EUROFER avverte che, in assenza di un meccanismo completo e prevedibile che affronti la rilocalizzazione delle emissioni legata alle esportazioni, i produttori siderurgici UE continueranno a subire svantaggi competitivi sui mercati internazionali.
Rischi di elusione non affrontati in modo adeguato
EUROFER riconosce che la Commissione ha individuato correttamente i rischi di elusione, incluso il cosiddetto resource shuffling. Tuttavia, l’associazione ritiene che le contromisure proposte siano poco chiare e con un effetto deterrente debole. Invece di stabilire solide tutele preventive, l’approccio attuale fa ampio affidamento su correzioni ex post da definire successivamente tramite norme di attuazione. EUROFER ha inoltre avvertito che trattare i rottami pre-consumo come “precursore” del CBAM, inizialmente prioritario per l’alluminio, potrebbe comportare conseguenze negative non intenzionali per il settore dell’acciaio.
Copertura limitata a valle, restano lacune
Per quanto riguarda i settori a valle, la Commissione propone di estendere la copertura del CBAM solo a una gamma limitata di prodotti. Pur considerandolo un passo nella giusta direzione, EUROFER sostiene che la portata ristretta non affronti i rischi di rilocalizzazione delle emissioni lungo l’intera catena del valore dell’acciaio. Secondo l’associazione, questa estensione limitata lascia significative scappatoie e potrebbe creare nuove opportunità di elusione.
Secondo EUROFER, senza soluzioni strutturali e complete, il CBAM rischia di penalizzare ulteriormente i produttori siderurgici europei e i loro clienti in una fase in cui l’industria è già sotto pressione per via della sovraccapacità globale, degli elevati costi energetici e delle pratiche commerciali sleali.