Cesare Pasini (Feralpi) lancia l'SOS infrastrutture. Sull'export di rottame: necessari dei paletti

mercoledì, 07 luglio 2021 15:31:41 (GMT+3)   |   Brescia
       

È emergenza materie prime e Feralpi, come tanti altri player del mercato siderurgico, lamenta un aumento dei prezzi mai visto prima, nonché una scarsa reperibilità che può mettere a repentaglio la continuità produttiva di alcuni stabilimenti in Europa. Non solo: anche l'inadeguatezza delle infrastrutture sta rappresentando un problema, in quanto rischia di frenare l'attuale fase di crescita economica. SteelOrbis ne ha parlato con Cesare Pasini, vice presidente di Feralpi Holding Spa e consigliere delegato di Acciaierie di Calvisano Spa.

Qual è stato nelle ultime due settimane l'andamento del mercato italiano del rottame e quale pensa che sarà il trend dei prezzi nei prossimi mesi?

Nelle ultime due, tre settimane il mercato italiano ha trovato un equilibrio. Potrebbe trattarsi di una situazione temporanea, ma lo reputo già un ottimo risultato. Le prospettive per luglio non sono ancora chiare. Sui mercati internazionale i prezzi sono pressoché stabili dal momento che i turchi non sono molto attivi. Di conseguenza, nei giorni scorsi si era immaginato che anche in Europa le quotazioni avrebbero seguito un trend laterale. Con i fornitori francesi e tedeschi sono tuttora in corso le trattative per i consueti contratti mensili, tuttavia recentemente è emersa la notizia che il produttore austriaco Voestalpine, con una mossa alquanto inaspettata, ha alzato i prezzi d'acquisto di 30 euro la tonnellata. Anche i fornitori si aspettavano prezzi invariati: da parte francese soprattutto, mentre i tedeschi non ne erano convinti ma avrebbero potuto accettare prezzi stabili vista la carenza di attività da parte delle acciaierie turche. In un momento in cui si stava faticosamente cercando di trovare un equilibrio, la sortita di Voestalpine ha colto un po’ tutti di sorpresa e ora è ragionevole aspettarsi nuove tensioni sui prezzi. Parlando del mese di agosto, ci saranno le consuete fermate estive degli stabilimenti che congeleranno un po' il mercato, mentre per settembre è impossibile formulare previsioni.

Durante la conferenza stampa per presentare il bilancio consolidato 2020 del Gruppo Feralpi, ha accennato all'esplosione dei prezzi delle materie prime, ma anche alle criticità legate all'inadeguatezza delle infrastrutture. Può parlarcene più dettagliatamente?

Sì, da qualche tempo stiamo un po' combattendo contro il problema delle infrastrutture, che risultano inadeguate rispetto alle esigenze della siderurgia italiana, sia alla spedizione dei prodotti finiti sia all'ingresso delle materie prime. Abbiamo porti congestionati e una rete ferroviaria totalmente occupata e che non riesce ad assecondare ulteriori esigenze di traffico. Recentemente abbiamo dovuto rinunciare a reperire del materiale perché non sapevamo dove sarebbe potuto sbarcare. Questa è una criticità con cui oggi dobbiamo fare i conti e che probabilmente si farà sentire anche nei mesi a venire, anche in considerazione delle forti precipitazioni e dell'alluvione verificatesi a Monaco a fine giugno, mandando in tilt la stazione locale. Le spedizioni dei vagoni in arrivo a Brescia dalla Germania sono in grande difficoltà. Tutti i fornitori in questo momento stanno facendo fatica a rispettare i contratti e potrebbero volerci settimane o addirittura mesi perché venga ripristinato il traffico regolare. Questa situazione incide soprattutto sul discorso rottame, in quanto i tedeschi per la maggior parte sono strutturati con la spedizione su rotaia. Il prodotto finito ne risente meno in quanto riusciamo ad effettuare spedizioni via camion.

Nelle ultime settimane si è parlato di possibili forme di blocco delle esportazioni di rottame dall'Ue. Qual è la sua opinione al riguardo?

L'Europa ha introdotto il Green Deal e punta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, quindi ha abbracciato l'idea di un'economia circolare. Per dare sostanza a questo, però bisogna fare in modo che le risorse che ci consentono di portare avanti questa svolta ecologica siano in qualche modo protette all’interno dell’Unione. Non possiamo parlare di economia circolare e poi lasciare che il rottame sia destinato a paesi terzi che non hanno idea di cosa significhi economia circolare. Penso sia opportuno che la grande quantità di rottame che viene esportata dall’Ue – 17-18 milioni di tonnellate, cioè più di quanto consuma l’Italia intera – venga in qualche modo protetta o che quantomeno sia soggetta a paletti all'esportazione. Diversamente, non è possibile perseguire quegli obiettivi che l'Europa si è data per gli anni a venire. Parlare di dazi è praticamente impossibile in Europa, ma ritengo si potrebbe costringere gli esportatori a vendere soltanto a chi abbia dimostrato di avere, come i produttori europei, impianti adeguati a ricevere rottame e a fonderlo senza emissioni; in altre parole, a impianti che possano trattarlo il materiale come facciamo noi. Sarebbe già un bel risultato, perché di impianti come quelli che abbiamo in Europa, attrezzati dal punto di vista ambientale, non ce ne sono molti in giro per il mondo.

Cosa risponde a chi fa notare che di rottame ce n'è in abbondanza nel resto dell’Ue e che quindi l'export di rottame costituisce una necessità?

Non possiamo permetterci che 18 milioni di tonnellate prendano la via dell'esportazione. Non solo per il fatto che il rottame è una materia prima preziosa per la siderurgia europea, ma anche in prospettiva delle politiche ambientali che l'Europa si è impegnata a perseguire: la conversione degli altiforni in forni elettrici implica un aumento del consumo di rottame. Di conseguenza, quello che oggi esportiamo dobbiamo in qualche modo trattenerlo entro i nostri confini.

Stefano Gennari


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