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Angora Shipping: stretta su energia, noli e supply chain dallo Stretto di Hormuz si tradurrà in costi aggiuntivi globali

martedì, 21 aprile 2026 13:02:03 (GMT+3)   |   Istanbul

Secondo Hakan Çendik, cofondatore di Angora Shipping, lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali punti di strozzatura del commercio mondiale di energia e materie prime e la sua chiusura da parte dell’Iran, nel contesto del conflitto che coinvolge Iran, Israele e Stati Uniti, sta già producendo gravi ripercussioni sul trasporto marittimo e sulle catene globali di approvvigionamento. Si tratta di effetti che, ha sottolineato, le economie mondiali hanno iniziato ad avvertire fin dal primo giorno. La contrazione dell’offerta energetica, associata all’aumento dei noli, alle criticità della supply chain e ai maggiori oneri assicurativi, è destinata a tradursi in costi aggiuntivi per l’economia globale.

Dal momento che una quota rilevante del commercio regionale di petrolio e gas si svolge via mare, la chiusura dello Stretto di Hormuz ai flussi globali di petrolio e GNL ha avuto un impatto immediato sui costi del trasporto marittimo e delle coperture assicurative. Secondo Çendik, tali rincari hanno iniziato a riflettersi sui consumatori già nel corso della prima settimana.

Considerato che circa il 20% del commercio mondiale di petrolio transita attraverso questo passaggio strategico, l’improvviso rialzo delle quotazioni del greggio e la conseguente contrazione dell’offerta energetica sono destinati ad avere effetti non solo sulle economie nazionali, ma anche sull’insieme delle attività essenziali. Secondo Angora Shipping, l’effetto domino generato da questa dinamica potrebbe tradursi in un aumento dell’inflazione e in una fase recessiva su scala globale.

Poiché la situazione nello Stretto di Hormuz ha già prodotto ripercussioni a livello mondiale, il deterioramento del quadro geopolitico e militare dovrebbe essere affrontato con urgenza attraverso la diplomazia internazionale, al fine di favorire una de-escalation del conflitto. In caso contrario, ha avvertito Çendik, un eventuale intervento militare da parte degli Stati Uniti e delle marine occidentali potrebbe trasformare una crisi regionale in un conflitto di portata globale.

Secondo il cofondatore di Angora Shipping, il modo in cui verrà risolta la crisi nello Stretto di Hormuz, per via diplomatica o militare, rappresenterà uno dei passaggi più delicati del nuovo secolo. In tale scenario, ha osservato, le conseguenze del conflitto non ricadrebbero su una sola parte, ma sull’intero sistema economico internazionale.

Infine, Çendik ha affermato che risposte fondate su responsabilità e buon senso da parte della società civile potrebbero contribuire a individuare soluzioni che, finora, la politica non è stata in grado di raggiungere.


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