I produttori sembrano essersi arresi di fronte all'impossibilità di far accettare ai clienti i rincari, sebbene contenuti, programmati per il mese di ottobre. A causa della generale debolezza della domanda di tale prodotto, unita alla discesa dei prezzi del rottame, negli ultimi giorni le offerte di vergella sul mercato locale degli USA hanno registrato una diminuzione di 11 $/ton. La maggior parte delle proposte di scambio ha ora un range di 628-650 $/ton franco fabbrica. Il trend al ribasso, con l'approssimarsi delle festività invernali, è destinato a perdurare fino al termine dell'anno, e un analogo andamento è previsto per il mercato del rottame.
Malgrado la situazione non sia dunque delle migliori, permangono alcuni motivi di speranza per il futuro. Il primo è rappresentato dal fatto che le scorte di vergella hanno ormai raggiunto un livello piuttosto basso, frutto questo dei sensibili tagli alla produzione e dei ridotti volumi di merce importata. Inoltre, i compratori preferiscono rivolgersi ai venditori locali piuttosto che affidarsi a quelli oltre confine, data l'ovvia possibilità in tal caso di effettuare ordini quantitativamente limitati e con tempi di consegna molto inferiori. Si deve pure considerare che i progetti di sviluppo delle costruzioni, sostenuti dal DOT (Department of Transportation) all'interno del pacchetto di interventi per lo stimolo dell'economia varato dal governo USA, presuppongono l'utilizzo di acciaio prodotto sul territorio nazionale.
Sul versante delle importazioni, la Turchia offre la vergella per rete elettrosaldata entro un range di 573-595 $/ton dazi pagati FOT porti del Golfo USA, con un decremento delle quotazioni dalla scorsa settimana di circa 22 $/ton. Il ribasso deciso dai produttori turchi si spiega con la caduta dei prezzi delle materie prime e col rallentamento della domanda per l'export di prodotti lunghi nel paese.
Allo stesso livello troviamo anche le offerte di vergella al boro con basso tenore di carbonio della Cina, dopo un calo durato per varie settimane. I trader sostengono tuttavia che non si segnalano prenotazioni di materiale cinese da parte degli operatori americani, ed è anche vero che non tutti i produttori del paese asiatico prevedono quotazioni a livelli competitivi. Se però i prezzi import dovessero ulteriormente diminuire, le acciaierie degli States sarebbero costrette ad adeguarsi al fine di proteggere la loro quota di mercato, specialmente ora che la minaccia cinese si fa sempre più concreta.