Secondo l’ultima pubblicazione della divisione metalli ferrosi del Bureau of International Recycling (BIR), nel corso del 2026 il mercato globale del rottame ha continuato a essere caratterizzato da condizioni volatili. La Turchia, principale mercato importatore mondiale di rottame, dopo una fase di acquisti sostenuti alla fine di marzo ha registrato nei mesi successivi un’attività molto più contenuta, contribuendo a una correzione al ribasso dei prezzi. La domanda è stata penalizzata da una ripresa dei consumi di acciaio in Turchia più lenta del previsto dopo le festività del Ramadan, dal calo dei prezzi del tondo e dagli elevati livelli delle scorte presso le acciaierie.
La debolezza della domanda turca mette sotto pressione l’export europeo di rottame
Il BIR ha sottolineato che l’indebolimento della domanda turca ha avuto ripercussioni anche sugli esportatori europei. In Scandinavia, i prezzi dell’HMS 80:20 sono diminuiti di circa il 7% nel corso di giugno a causa del minore interesse all’acquisto da parte della Turchia. Gli esportatori hanno quindi rivolto con maggiore frequenza l’attenzione verso destinazioni alternative, tra cui Marocco e Spagna.
In Germania, la domanda da parte dei produttori siderurgici è rimasta nel complesso stabile, mentre l’offerta di rottame nuovo e torniture continua a essere limitata. Le consegne sono state inoltre ostacolate dall’inaffidabilità della logistica ferroviaria, dalla ridotta disponibilità di mezzi di trasporto, dagli interventi di manutenzione alle chiuse e da periodi caratterizzati da bassi livelli delle acque. Nel Regno Unito, la concorrenza per l’approvvigionamento di rottame è rimasta elevata, in particolare per il materiale per la frantumazione, nonostante il calo dei prezzi export.
Mercato statunitense stabile, acquirenti asiatici ancora prudenti
Negli Stati Uniti, la domanda di acciaio nuovo si è mantenuta elevata nonostante l’aumento dei prezzi. Poiché durante i mesi estivi la raccolta di rottame tende generalmente a rallentare, le variazioni delle quotazioni dovrebbero restare contenute.
In Asia, nel periodo gennaio-maggio le esportazioni cinesi di acciaio finito sono diminuite dell’8,1% su base annua, attestandosi a 44,55 milioni di tonnellate e aumentando le pressioni sul mercato interno. Il Bangladesh ha continuato ad adottare un atteggiamento prudente nei confronti delle importazioni di rottame, in un contesto di debole domanda di acciaio finito, forte eccesso di capacità produttiva, aumento dei costi e compressione dei margini delle acciaierie.
I produttori siderurgici indiani hanno continuato a privilegiare materie prime a base di minerale di ferro rispetto al rottame importato, a causa della debole domanda di acciaio e della riduzione dei margini. In Giappone, gli acquirenti sono rimasti cauti per via dei prezzi elevati, nonostante il mercato domestico continui a mostrare una certa solidità.
I riciclatori sudafricani criticano la politica sulle esportazioni
Il rapporto ha inoltre evidenziato gli sviluppi in Sudafrica, dove la Recycling Association of South Africa e la Metal Recyclers Association hanno presentato una dichiarazione formale al parlamento, sostenendo che il sistema nazionale di preferenza di prezzo funzioni di fatto come un divieto all’esportazione di rottame.
Secondo le associazioni, la politica, inizialmente concepita per trattenere il rottame nel Paese e favorirne la valorizzazione interna, avrebbe invece incentivato le esportazioni di semilavorati, mentre le billette importate continuano a entrare nel mercato locale.
Cina: consumo di rottame in calo nel primo trimestre
Secondo l’ultimo aggiornamento del BIR, World Steel Recycling in Figures, nel primo trimestre del 2026 il consumo cinese di rottame è diminuito del 12,1% su base annua, a fronte di una flessione della produzione di acciaio grezzo limitata al 4,6% nello stesso periodo.
La Turchia si è confermata il principale importatore mondiale di rottame, con volumi in aumento dello 0,6% su base annua a 4,746 milioni di tonnellate nel primo trimestre. Al contrario, le importazioni indiane sono diminuite del 46%, scendendo a 1,240 milioni di tonnellate.
L’Unione europea è rimasta il principale esportatore mondiale di rottame, nonostante una contrazione dell’11,3% su base annua, a 4,092 milioni di tonnellate nel periodo gennaio-marzo.