Maria Vera Duran, policy director di Recycling Europe, ha condiviso con SteelOrbis il suo bilancio del 2025 e le aspettative per il 2026.
Bilancio del 2025
Per gli operatori europei del settore del riciclo il 2025 si è svolto in un contesto di crescente incertezza e di rafforzamento della narrazione del protezionismo commerciale. L’anno è iniziato con due annunci politici fondamentali: il Clean Industrial Deal, a febbraio 2025, e il Piano d’azione per l’acciaio e i metalli a marzo. Sebbene la Commissione Europea abbia ribadito la propria ambizione di aumentare il tasso di utilizzo dei materiali circolari, gli sviluppi nel corso dell’anno hanno fatto ben poco per tradurre questo obiettivo in progressi concreti. Al contrario, sono stati introdotti ulteriori livelli di incertezza normativa e di mercato per i riciclatori di metalli.
La prospettiva di restrizioni all’esportazione di metalli riciclati, in particolare alluminio, rame e acciaio, per i quali sono state condotte valutazioni di monitoraggio del commercio, ha sollevato serie preoccupazioni sulla fattibilità degli investimenti volti a espandere e potenziare la capacità di riciclo in tutta Europa. Questa situazione è stata ulteriormente aggravata dall’entrata in vigore della nuova Waste Shipment Regulation, che già da sola influenzerà gli attuali flussi commerciali consolidati.
L’anno si è infine concluso con un accordo politico sul nuovo Regolamento ELV relativo ai veicoli fuori uso. Sebbene queste regole introducano obiettivi di contenuto riciclato per acciaio, alluminio, magnesio e alcune materie prime critiche, impongono anche requisiti di qualità sulla produzione, aggiungendo un ulteriore livello di conformità per i riciclatori. Un altro sviluppo chiave nel 2025 è stato l’attenzione crescente alle definizioni di «acciaio verde» e al ruolo del «rottame» nel calcolo delle emissioni. Le discussioni su metodologie di riferimento, emissioni del ciclo di vita e accesso a materie prime a basse emissioni di carbonio si sono fatte più frequenti e accese, e Recycling Europe promuove attivamente un approccio equo e scientifico, opponendosi a metodologie di parte – come i modelli a scala mobile proposti – che rischiano di penalizzare l’uso di metalli riciclati invece di riconoscerne i benefici di riduzione delle emissioni di carbonio. La mancanza di chiarezza su come il «rottame» verrà trattato nei futuri contesti che coinvolgono l’acciaio verde ha continuato a complicare la pianificazione degli investimenti a lungo termine e le strutture contrattuali per i riciclatori.
Aspettative per il 2026
Nel corso del 2025 Recycling Europe ha costantemente evidenziato la necessità di introdurre misure ambiziose lato domanda per stimolare l’utilizzo dei metalli riciclati all’interno dell’UE. Nel 2026 rimane essenziale garantire una domanda locale sufficiente da parte dei produttori europei, preservando al contempo l’accesso degli operatori del settore del riciclo ai mercati liberi perché possano allocarvi la propria produzione. Tuttavia, la traduzione di questi principi in strumenti concreti come i requisiti obbligatori di contenuto riciclato deve ancora concretizzarsi. Si prevede che queste misure saranno ulteriormente sviluppate attraverso le prossime iniziative legislative, tra cui il Circular Economy Act, il Regolamento Ecodesign (ESPR), la revisione della Direttiva RAEE e la legislazione secondaria a sostegno del Regolamento ELV. Pertanto, si prevede che il 2026 sarà un anno decisivo per i riciclatori di metalli, soprattutto dal punto di vista delle normative piuttosto che del mercato, poiché diverse iniziative legislative entreranno in fasi critiche e la loro implementazione influenzerà direttamente le decisioni di investimento, i flussi commerciali e l’accesso ai mercati dei metalli riciclati.
Una questione centrale sarà la prossima definizione della Commissione Europea di «acciaio verde», attesa entro la fine di gennaio 2026. Recycling Europe si aspetta che questo dibattito crei un precedente su come i materiali riciclati vengono valorizzati in tutta la politica industriale. Se adottata senza correzioni, la continua dipendenza dai modelli a scala mobile potrebbe minare la domanda di acciaio riciclato, indebolire gli incentivi alla circolarità e inviare segnali contraddittori agli investitori riguardo alla capacità di riciclo. Più in generale, il 2026 proverà se le misure di stimolo della domanda di metalli riciclati possano passare da semplice intento politico a strumenti concreti.
La politica commerciale rimarrà un’altra area critica. Si prevede che il rischio di restrizioni all’esportazione di metalli riciclati rimanga elevato, in particolare per alluminio, rame e acciaio. Recycling Europe prevede un continuo impegno con i decisori politici per garantire un accesso ai mercati liberi che permetta agli operatori del settore del riciclo di bilanciare la domanda interna con le realtà commerciali globali.
Nel complesso, Recycling Europe considera il 2026 un anno in cui la coerenza delle politiche normative determinerà se l’’Europa potrà rafforzare la propria base del riciclo. Un chiaro riconoscimento dei benefici sulle emissioni dei materiali riciclati, l’evitamento di distorsioni protezionistiche e misure credibili sul lato della domanda saranno essenziali per evitare ulteriori esitazioni sugli investimenti e sostenere il ruolo del riciclo nelle strategie industriali e climatiche europee.