Europa, demolizione navale: l’industria chiede la rimozione dei cantieri turchi dall’elenco approvato dall’UE

giovedì, 21 maggio 2026 13:43:34 (GMT+3)   |   Istanbul

L’Associazione europea dell’acciaio (EUROFER), Recycling Europe e l’organizzazione non governativa con sede in Belgio NGO Shipbreaking Platform hanno chiesto congiuntamente alla Commissione europea di inasprire i requisiti per gli impianti di riciclaggio navale situati al di fuori dell’Unione europea.

Le organizzazioni hanno esortato la Commissione a eliminare quelli che hanno definito «doppi standard» nel settore globale del riciclaggio navale, nell’ambito della revisione in corso delle linee guida tecniche previste dal Regolamento UE sul riciclaggio delle navi.

I gruppi chiedono la rimozione dei cantieri turchi di demolizione navale

Una delle principali richieste avanzate dalle organizzazioni riguarda la rimozione degli impianti turchi di demolizione navale dall’elenco UE degli impianti di riciclaggio approvati, fino a quando gli standard ambientali e operativi non saranno migliorati. I gruppi hanno evidenziato in particolare le preoccupazioni relative ai cantieri di demolizione navale situati ad Aliağa, in Turchia.

Secondo le organizzazioni, il settore turco beneficia di esenzioni da determinati requisiti in materia di autorizzazioni ambientali e licenze, nonostante quello che hanno definito un «profilo ad alto rischio».

Evidenziate preoccupazioni ambientali e di sicurezza

Le organizzazioni hanno sostenuto che sistemi di monitoraggio e autorizzazione meno rigorosi nei Paesi terzi hanno contribuito alle carenze operative individuate durante le ispezioni dell’UE. Tra queste figurerebbero pratiche inadeguate di gestione dei rifiuti e condizioni di lavoro non sicure sia in Turchia sia in India.

I gruppi hanno sottolineato che gli impianti situati nei Paesi terzi dovrebbero essere soggetti a standard ambientali e operativi equivalenti a quelli applicati all’interno dell’Unione europea, comprese le Valutazioni di impatto ambientale (VIA) e autorizzazioni operative chiaramente definite.

Chiesto il divieto dei metodi di spiaggiamento

Le organizzazioni hanno inoltre chiesto un divieto esplicito dei metodi di spiaggiamento e approdo utilizzati durante le operazioni di smantellamento delle navi. Secondo la dichiarazione, solo gli impianti in grado di garantire il pieno contenimento durante l’intero processo di smantellamento dovrebbero poter ottenere l’autorizzazione dell’UE.

I gruppi hanno inoltre richiesto l’istituzione di un quadro trasparente per disciplinare l’aggiunta o la rimozione degli impianti dall’elenco UE degli impianti di riciclaggio approvati. Ciò includerebbe la possibilità di una sospensione provvisoria per i cantieri risultati non conformi ai requisiti dell’UE.

Nel mirino anche i trasformatori siderurgici a valle

Le organizzazioni hanno inoltre sollecitato la Commissione europea ad ampliare le ispezioni oltre i cantieri di demolizione navale stessi, includendo anche gli impianti a valle che gestiscono materie prime secondarie, tra cui rilaminatori di acciaio e impianti di trasformazione. Secondo EUROFER, anche questi impianti a valle dovrebbero rispettare standard di performance ambientale equivalenti a quelli applicati all’interno dell’UE.

I rappresentanti dell’industria criticano i «doppi standard»

Ingvild Jenssen, direttrice esecutiva di NGO Shipbreaking Platform, ha dichiarato che le differenze nei sistemi di autorizzazione e monitoraggio tra gli Stati membri dell’UE e i Paesi terzi consentono il perdurare di doppi standard all’interno del settore.

Nel frattempo, Isabelle Radovan, consulente per le politiche presso Recycling Europe, ha descritto il processo di revisione come un’importante opportunità per rafforzare il settore europeo del riciclaggio navale, migliorando al contempo gli standard ambientali a livello globale.

Anche Aurelio Braconi, direttore per acciai inossidabili, acciai speciali e materie prime presso EUROFER, ha sottolineato la necessità di rafforzare i requisiti di equivalenza ambientale per gli impianti a valle, in linea con le più ampie politiche dell’UE in materia di spedizione dei rifiuti e ambiente.

Le organizzazioni hanno ribadito che le condizioni attuali presso alcuni impianti turchi compromettono la credibilità e gli obiettivi del Regolamento UE sul riciclaggio delle navi e hanno invitato la Commissione ad attuare misure di applicazione più severe e coerenti.


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