Il 3 febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti e India, a seguito di una conversazione telefonica con il primo ministro indiano Narendra Modi. Al momento, tuttavia, nessuno dei due governi ha pubblicato una dichiarazione congiunta ufficiale né documentazione dettagliata, lasciando incerti i contenuti e la portata effettiva dell’intesa.
Secondo le prime indiscrezioni circolate dopo il post di Trump sui social media, l’accordo prevedrebbe la rimozione da parte dell’India di dazi e barriere non tariffarie sui beni statunitensi, mentre i dazi USA sulle esportazioni indiane verrebbero ridotti al 18% dal precedente 25%. Tali elementi, tuttavia, non hanno ancora ricevuto una conferma formale da Nuova Delhi.
Un contesto di tensioni commerciali e dazi elevati
L’annuncio giunge dopo una fase di crescenti frizioni commerciali tra i due Paesi. Nell’agosto 2025, Washington aveva aumentato i dazi sulle importazioni di beni indiani dal 25% al 50%, motivando la decisione con il continuo acquisto da parte dell’India di greggio russo a prezzi scontati, ritenuto dagli Stati Uniti un sostegno indiretto allo sforzo bellico di Mosca in Ucraina. A seguito di tale misura, l’India era entrata a far parte del gruppo di Paesi soggetti ai livelli tariffari statunitensi più elevati, con potenziali ripercussioni anche sugli scambi di prodotti siderurgici e industriali.
È inoltre rilevante che Trump avesse in precedenza collegato esplicitamente qualsiasi accordo commerciale con l’India a una riduzione delle importazioni di petrolio russo, tema che non viene menzionato nel recente annuncio.
Gli esperti invitano alla prudenza contro un ottimismo prematuro
Diversi analisti di commercio internazionale hanno invitato a non considerare l’annuncio come un accordo definitivo. Ajay Srivastava, della Global Trade and Research Initiative (GTRI) di Delhi, ha sottolineato che numerose questioni chiave restano irrisolte.
«Non è chiaro quali prodotti siano coperti, quali siano le tempistiche di attuazione e se l’India abbia effettivamente accettato dazi zero e barriere non tariffarie zero, soprattutto in settori sensibili come l’agricoltura e le importazioni soggette a regolamentazione», ha affermato Srivastava.
L’esperto ha inoltre espresso scetticismo sull’affermazione di Trump secondo cui l’India si sarebbe impegnata a una politica di «Buy American» e all’acquisto di oltre 500 miliardi di dollari in energia, tecnologia e prodotti agricoli statunitensi, osservando che le importazioni annue indiane dagli USA sono attualmente inferiori a 50 miliardi di dollari.
«In assenza di una dichiarazione congiunta, di un testo negoziato e di chiarezza sull’effettiva applicabilità delle misure, l’annuncio dovrebbe essere interpretato come un segnale politico, più che come un accordo commerciale concluso. È necessaria prudenza, non celebrazioni», ha concluso Srivastava.