La Coalition for a Prosperous America (CPA), che rappresenta produttori e lavoratori statunitensi in numerosi settori, ha pubblicato un nuovo rapporto che conferma come i dazi sull’acciaio previsti dalla Sezione 232 restino fondamentali per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la resilienza industriale e le catene di approvvigionamento per la difesa, in un contesto di crescente sovraccapacità globale nel settore siderurgico.
Il rapporto attribuisce ai dazi introdotti dall’amministrazione Trump nel 2018, e al loro aumento al 50% nel 2025 con l’estensione ai prodotti a valle, il merito di aver rilanciato l’industria siderurgica domestica, sostenuto gli investimenti e protetto i settori strategici senza alimentare l’inflazione.
Rafforzamento della capacità domestica e rilancio industriale
Secondo la CPA, i dazi del 2018 hanno innescato un’ondata di investimenti nell’industria siderurgica statunitense, portando a 21 milioni di tonnellate di nuova capacità produttiva (tra aggiuntiva e ampliata), a una crescita dell’occupazione nella produzione di acciaio e nelle filiere collegate e a un tasso di utilizzo della capacità superiore all’80%, per la prima volta da oltre un decennio.
L’acciaio continua a rappresentare un pilastro per la difesa nazionale degli Stati Uniti, fornendo componenti essenziali per carri armati, sottomarini, veicoli blindati, condotte e infrastrutture energetiche.
Efficacia dei dazi indebolita dalle esenzioni
Tra il 2019 e il 2024, tuttavia, l’efficacia dei dazi si è attenuata a causa delle numerose esenzioni, dei contingenti tariffari (TRQ) e delle esclusioni per specifici prodotti. Di conseguenza, il 72% dell’acciaio importato è entrato negli Stati uniti in esenzione dazi, riducendo il dazio effettivo medio a soli 4-5 punti percentuali. Le importazioni da Canada, Messico e Unione europea sono aumentate sensibilmente e il tasso di utilizzo degli impianti siderurgici statunitensi è tornato a scendere sotto l’80%, indebolendo la competitività dell’industria locale.
La sovraccapacità globale come minaccia per l’industria USA
Secondo la CPA, nel 2024 la capacità siderurgica globale ha raggiunto 2,4 miliardi di tonnellate, con un eccesso di capacità pari a 543 milioni di tonnellate, quasi sei volte la capacità produttiva complessiva degli Stati Uniti.
La Cina continua a dominare l’offerta mondiale, con una quota prossima alla metà della produzione globale, mentre India, Vietnam e Indonesia stanno rapidamente aggiungendo nuova capacità, spesso finanziata da prestiti di Stato cinesi.
In assenza di solide misure di difesa commerciale, la CPA avverte che il mercato statunitense rischia di trasformarsi in uno sbocco di smaltimento per l’eccedenza di acciaio estero.
Nessuna evidenza di impatto inflazionistico
Contrariamente alle critiche, il rapporto della CPA cita i risultati della US International Trade Commission (USITC), secondo cui l’impatto dei provvedimenti della Sezione 232 sui prezzi a valle è stato minimo, pari a solo lo 0,2% annuo. Prima della pandemia, l’inflazione si è mantenuta stabile all’1,8%.
La CPA conclude che i veri fattori di instabilità del mercato globale sono i sussidi esteri e la sovraccapacità cronica, non la politica commerciale statunitense.
Le raccomandazioni di policy della CPA
La CPA sollecita l’adozione di un quadro permanente e assertivo di difesa commerciale, raccomandando di:
- mantenere dazi al 50% su tutte le importazioni di acciaio, senza esenzioni né accordi alternativi;
- applicare dazi per tonnellata ai prodotti sottovalutati e oggetto di triangolazione, come tubi e tubolari;
- vietare le esclusioni di prodotto che minano l’efficacia deterrente dei dazi;
- utilizzare le entrate derivanti dai dazi per finanziare R&S, formazione della forza lavoro e infrastrutture;
- estendere i dazi della Sezione 301 agli acciai di origine cinese lavorati in Paesi terzi;
- approvare il Leveling the Playing Field 2.0 Act per rafforzare i poteri di enforcement del Dipartimento del Commercio;
- modernizzare l’accordo USMCA per prevenire pratiche di elusione e migliorare il coordinamento regionale in Nord America.
«I dazi sono un imperativo di sicurezza nazionale»
La CPA conclude che mantenere e applicare rigorosamente i dazi della Sezione 232 non è solo una necessità economica, ma un vero e proprio imperativo di sicurezza nazionale. Senza un’applicazione coerente, gli Stati Uniti rischiano di tornare al periodo precedente al 2018, caratterizzato da deindustrializzazione, bassi tassi di utilizzo degli impianti, chiusure di acciaierie e instabilità finanziaria.