EUROMETAL Southern Europe Meeting 2026: l’industria europea tra incognite normative e la ricerca di nuovi equilibri

giovedì, 26 febbraio 2026 13:41:18 (GMT+3)   |   Brescia

Nel corso della tavola rotonda «The “new normal” of global economy while Europe loses track», tenutasi durante EUROMETAL Southern Europe Meeting 2026 del 26 febbraio a Milano, Emilio Rossi (EconPartners & Oxford Economics), Fernando Espada (Tata Steel) e Armando Cafiero (Confindustria Ceramica) hanno tracciato un quadro netto: l’industria europea sta cercando un punto fermo in un contesto di incertezza geopolitica e normativa.

Fernando Espada ha aperto il dibattito rilevando un cambio di passo a Bruxelles: la Commissione europea sembra aver recepito l’urgenza di politiche industriali concrete. «Il messaggio arriva lentamente a tutta la società europea», ha spiegato Espada, citando la recente risposta del Parlamento europeo sulle misure di salvaguardia, che si è estesa all’intero «ecosistema dell'acciaio», riconoscendo il valore dell’intera catena del valore.

In questo scenario, Emilio Rossi ha ricordato che la competitività della siderurgia dipende strettamente dall’integrazione con servizi avanzati e settori ad alte prestazioni tecnologiche.

Il dibattito è proseguito con un confronto tra il mondo dell’acciaio e della ceramica. Armando Cafiero ha evidenziato come il settore italiano della ceramica, che esporta l’80% del suo fatturato, condivida con la siderurgia le medesime complessità: carenze infrastrutturali, costi energetici e concorrenza sleale. Per quanto riguarda l’ultimo punto, Cafiero ricorda che «l’invasione cinese» è stata bloccata nel 2013 grazie all’imposizione di dazi antidumping, ma ora il problema si pone con l’India, dove le azioni antidumping non hanno avuto gli stessi effetti. «L’accordo di libero scambio [con l’India], che esportando l’80% capiamo e sosteniamo in pieno, non ha avuto nessuna attenzione a settori come il nostro», ha commentato.

Tutele commerciali: dazi, CBAM ed ETS

Mentre l’Europa si prepara a un nuovo regime di salvaguardia (che potrebbe tagliare i volumi importabili del 50%), negli Stati Uniti predomina un clima di incertezza. Come già riportato da SteelOrbis, la Corte Suprema ha bocciato i dazi della Sezione 232 imposti dal presidente Trump, dichiarandoli illegali. Interrogato sulla possibilità che si possa assistere a un cambiamento di rotta, Rossi ha commentato che la situazione attuale rende quasi impossibile fare una previsione e ha evidenziato come i dazi siano usati più come strumenti di politica interna e di dominanza globale che come reali correttivi economici. 

Espada, invece, offre un’interpretazione più pragmatica: «Personalmente, ritengo che il mercato dell’acciaio sia perfetto dal punto di vista teorico: ha trovato un nuovo equilibrio a novembre, quando è stata annunciata l’implementazione del CBAM dal 1° gennaio 2026, e tornerà a farlo con la nuova salvaguardia». Tuttavia, ha osservato che i movimenti al rialzo dei prezzi sono dettati più da ragioni amministrative e burocratiche che da una reale spinta della domanda.

Per quanto riguarda l’ETS, Cafiero ha ricordato che si tratta di un sistema ventennale modificato in base a principi ideologici, che toglie 130 milioni di euro all’anno alle imprese per portarli alla speculazione finanziaria.

La pressione normativa europea sta portando i grandi produttori del continente a ricalibrare i tempi degli investimenti. «Una pallottola uccide per la sua velocità, non per la sua dimensione», ha commentato Espada, riferendosi alla rapidità con cui la Commissione europea richiede al settore di adeguarsi alle nuove legislazioni. Nessun grande produttore europeo ha annullato i programmi di decarbonizzazione, ma la loro velocità di realizzazione dovrà essere dettata dal mercato.

Prospettive sulla domanda

In chiusura, il focus si è spostato sulle prospettive di mercato. Se per l’acciaio sarà decisiva la tenuta del settore dell’automotive, per la ceramica la domanda resta solida a livello europeo e mondiale nonostante la crisi edilizia in Francia e Germania.

Il vero interrogativo, sollevato da Cafiero, riguarda la provenienza del materiale che soddisferà tale domanda, se la nostra o quella cinese o indiana. La risposta, secondo il presidente di Confindustria Ceramica, risiede nella capacità di continuare a investire, sottraendo risorse alla speculazione finanziaria per proteggere la manifattura europea.


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