La situazione in India, caratterizzata da una scarsità di riserve di carbone, prezzi alle stelle e rischi di blackout, preoccupa il mercato siderurgico, che per il futuro teme blocchi della produzione e rincari nelle offerte di prodotti finiti.
Secondo il governo indiano, la carenza di carbone ha come cause:
un aumento della domanda di energia elettrica senza precedenti, provocato dalla ripresa economica;
le intense piogge di settembre nelle aree dove sorgono le miniere, che hanno ostacolato l’estrazione del carbone così come la sua spedizione;
l'aumento dei prezzi del carbone di importazione, anch'esso a livelli mai visti prima, che ha portato a una riduzione dell'energia generata dagli impianti che si servono principalmente del mercato dell'import e a una maggior dipendenza dal mercato domestico;
un rifornimento non ottimale delle riserve di carbone nei mesi precedenti la stagione dei monsoni;
«Le acciaierie secondarie e i produttori di spugna di ferro – ha spiegato una fonte interna alla ICRA, agenzia di servizi finanziari e rating – potrebbero dover interrompere la produzione, dato che per le loro operazioni utilizzano il carbone da coke».
In India, oltre il 70% dell'energia elettrica è generato dal carbone termico e molte fonti parlano di circa 20 impianti a carbone fermi perché totalmente privi di risorse, mentre altri ancora ne avrebbero per due o quattro giorni.
Fonti interne alle acciaierie del paese, tra cui Jindal Steel and Power Limited (JSPL), dicono che i prezzi del carbone ora sono quattro volte più alti rispetto al mese scorso. Al momento le acciaierie integrate hanno riserve a sufficienza per rimanere operative, ma l’aumento dei costi di produzione si tradurrà in un incremento dei prezzi dei prodotti finiti, a discapito dei consumatori.