Ernst & Young-Parthenon: import indiani di coking coal previsti a 135 milioni di tonnellate entro il 2030

giovedì, 11 settembre 2025 11:45:15 (GMT+3)   |   Calcutta

Secondo un nuovo report pubblicato da Ernst & Young-Parthenon, le importazioni indiane di coking coal sono destinate a salire fino a 135 milioni di tonnellate entro il 2030, in parallelo agli sforzi del Paese per raggiungere l’ambizioso obiettivo di una produzione siderurgica domestica pari a 300 milioni di tonnellate.

L’industria siderurgica resta il principale motore della domanda

Il report sottolinea che il settore siderurgico, che assorbe circa il 95% del coking coal importato dall’India, continuerà a rappresentare il driver principale della domanda. Attualmente, l’India importa quasi il 90% del proprio fabbisogno, con l’Australia come fornitore principale, seguita da Stati Uniti, Canada e Russia.

Per ridurre la dipendenza dalle importazioni, il governo punta ad aumentare la produzione domestica di carbone da 66,8 milioni di tonnellate nel 2023-2024 a 140 milioni di tonnellate entro il 2029-2030. Di queste, 105 milioni dovrebbero provenire da Coal India Limited, società statale, e 35 milioni da miniere private.

Misure politiche e diversificazione delle forniture

Il piano governativo prevede inoltre di incrementare la capacità di produzione di carbone lavato fino a 15 milioni di tonnellate. Tra le misure chiave figurano la possibilità di investimenti esteri diretti al 100% nel settore minerario, aste con meccanismo di revenue-sharing e sussidi in conto capitale per gli impianti di lavaggio.

Il report suggerisce inoltre di esplorare nuove fonti di approvvigionamento, come Mongolia e Mozambico, per diversificare la forte dipendenza dell’India dai fornitori tradizionali.

Rischi e sfida net-zero

«Le ambizioni siderurgiche dell’India non possono realizzarsi senza affrontare la forte dipendenza dal coking coal importato. Sebbene la produzione domestica sia destinata a raddoppiare entro il 2030, le importazioni continueranno a svolgere un ruolo determinante nel soddisfare la domanda. Questa dipendenza espone il settore a volatilità dei prezzi e rischi nella catena di approvvigionamento», si legge nel report.

L’industria siderurgica indiana contribuisce per circa il 12% alle emissioni nazionali di gas serra, a fronte di una media globale dell’8%. Il documento evidenzia la necessità di investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio, idrogeno verde e soluzioni di cattura della CO₂ per allinearsi all’obiettivo net-zero del 2070 fissato dal Paese.

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Ajoy Das
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Mi sono laureato in Economia all’Università di Calcutta e ho trent’anni di esperienza nel settore del giornalismo per importanti testate. Mi occupo di industrie chiave come ferro e acciaio, energia (fossile e rinnovabile), chimica e petrolchimica ed estrattiva (carbone, bauxite, minerale di ferro e rame). Lavoro come corrispondente per SteelOrbis focalizzandomi sul settore siderurgico indiano, in particolare riguardo alle tendenze di prezzo e agli scambi commerciali lungo tutta la catena del valore, alla creazione e utilizzo della capacità produttiva, allo sviluppo aziendale, al quadro politico-governativo e alle notizie di settore.

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