Cina, stop agli stimoli per l'export di acciaio

giovedì, 29 luglio 2021 16:52:22 (GMT+3)   |   Shanghai
       

Il Ministero delle Finanze e la Tariff Commission cinesi hanno annunciato formalmente la cancellazione degli sgravi fiscali sulle esportazioni di coils laminati a freddo (CRC), zincati a caldo (HDG), fogli in acciaio rivestiti con galvalume o altri materiali, latta, svariati tipi di acciaio per applicazioni elettriche e tubi saldati. Il provvedimento avrà validità a partire dal 1° agosto.

Molti player dei mercati degli CRC e degli HDG si aspettavano questa mossa, ma per la maggior parte di essi il governo avrebbe semplicemente abbassato la percentuale degli sgravi, dal 13% attuale al 4%. Invece, dopo la cancellazione degli sgravi fiscali per l’esportazione di HRC, tondo e vergella dello scorso maggio, «ora tutti i principali prodotti in acciaio non hanno sgravi fiscali» ha spiegato un trader cinese, aggiungendo che negli ultimi mesi il clima di incertezze aveva rallentato le attività nei mercati CRC e HDG.

La mossa di Pechino stimolerà i prezzi all'esportazione, che hanno già iniziato a crescere. Secondo quanto appreso da SteelOrbis, per molti le esportazioni dalla Cina ne risentiranno, anche se una maggior chiarezza sulle politiche commerciali cinesi renderà i mercati più stabili nel breve e nel medio periodo.

In base ai dati in possesso di SteelOrbis, i prezzi delle esportazioni di CRC applicati dalle principali acciaierie cinesi si attestano a 980-1.010 $/t FOB con spedizione a settembre. Quanto ai coils zincati a caldo con rivestimento di 12mm, i prezzi si aggirano sui 1.020-1030 $/t FOB.

Molti esportatori stanno valutando la situazione e non pensano di firmare accordi nell’immediato. La cancellazione del 13% in sgravi fiscali significa un aumento di almeno 120-130 $/t in spese per i fornitori di CRC e HDG cinesi.

Restano ancora da chiarire le voci sui nuovi dazi sulle esportazioni di HRC dalla Cina, di cui i mercati hanno discusso questa settimana ma che non hanno ancora trovato una conferma ufficiale. Alcune fonti si aspettano una aliquota del 10 o del 25%, con entrata in vigore in un prossimo futuro per incentivare i cali di produzione di acciaio grezzo e le emissioni di CO2 in Cina nel secondo semestre dell’anno. «In queste condizioni occuparsi di scambi commerciali internazionali è una sfida. Le acciaierie vogliono condividere i rischi, ma i trader si trovano in una posizione difficile» ha spiegato una fonte.


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