Abbiamo intervistato Ahmet Özkan, presidente del consiglio di amministrazione dell’Associazione turca degli esportatori e degli industriali di acciai piani, YISAD, in merito agli sviluppi al centro dell’agenda del comparto, alle priorità dell’associazione e alle aspettative del settore.
Innanzitutto, congratulazioni per il nuovo incarico. Può illustrarci le prossime iniziative di YISAD a favore del settore degli acciai piani?
Grazie per le vostre cortesi parole. Come consiglio di amministrazione e collegio sindacale insediatisi per il nuovo mandato, intendiamo realizzare attività in grado di creare valore aggiunto per i nostri associati, per la nostra organizzazione e per l’intero settore. In questo contesto, le nostre priorità saranno informare i soci sui prossimi sviluppi, come il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, proseguire con l’organizzazione delle nostre conferenze e partecipare ai negoziati con l’Unione europea in materia di quote.
Come è noto, rispetto ad altre associazioni di categoria, YISAD presenta una struttura articolata e complessa, dovuta alla grande varietà dei suoi membri. L’associazione riunisce infatti aziende appartenenti a diversi segmenti, tra cui produttori con forno elettrico ad arco, rilaminatori di prodotti rivestiti, produttori di tubi spiralati e saldati, centri servizio, società di commercio estero, operatori attivi nella distribuzione all’ingrosso e al dettaglio e altre realtà al servizio del settore, mantenendo al tempo stesso un equilibrio tra tutte queste componenti.
A prima vista, la presenza sotto uno stesso tetto di unità industriali, come gli impianti produttivi, e di realtà di servizio, come centri servizio, commercianti, società di commercio estero e altre strutture collegate al settore, potrebbe apparire in contrasto con l’idea di aggregazione attorno a un obiettivo comune. Tuttavia, se consideriamo l’industria siderurgica come una catena e ciascun segmento come un suo anello, è evidente che il successo dell’intera catena dipende dalla solidità del suo anello più debole.
La nostra associazione rappresenta questa catena produttiva siderurgica e, insieme ai propri membri, punta a rendere il settore nel suo complesso più efficiente e produttivo per tutte le parti coinvolte.
Come si è chiusa la prima metà del 2026 per il mercato degli acciai piani?
Il mercato degli acciai piani sta attraversando da due o tre anni una fase difficile, caratterizzata da una continua tendenza al ribasso dei prezzi. Nella prima metà di quest’anno, tuttavia, i prezzi dei prodotti hanno registrato alcuni aumenti, sostenuti dal rincaro delle importazioni dall’Estremo Oriente, in particolare dalla Cina, e dall’incremento di costi come quelli del rottame e dei trasporti. Questo ha consentito al settore di tirare parzialmente il fiato.
Qual è la situazione della domanda interna? Come valuta l’andamento dei settori utilizzatori finali, in particolare automotive ed elettrodomestici?
Per quanto riguarda la domanda, ritengo sia più corretto analizzare separatamente il mercato interno e quello estero. Sul mercato domestico, la questione principale è la necessità di far fronte alla flessione della domanda provocata dal programma di contrasto all’inflazione e dall’aumento dei costi di finanziamento.
Negli ultimi anni, la produzione dei settori automotive ed elettrodomestici, tra i principali utilizzatori di prodotti piani ad alto valore aggiunto, è diminuita, scendendo al di sotto dei livelli auspicati di utilizzo della capacità. In termini numerici, secondo i dati OSD, nel primo trimestre del 2026 la produzione complessiva di autoveicoli è calata del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le esportazioni di automobili sono diminuite del 29%. Sul fronte degli elettrodomestici, secondo quanto comunicato da TÜRKBESD, nel complesso del 2025 la produzione si è contratta dell’8,7%, mentre il 2026 è iniziato con flessioni in tutti i principali indicatori. Il fattore che sta fornendo il maggiore sostegno al settore sul mercato interno è rappresentato dai nuovi progetti residenziali e infrastrutturali nelle aree colpite dal terremoto, oltre che dagli interventi di rigenerazione urbana.
Sui mercati esteri, le questioni principali sono la conformità al Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’UE e i costi aggiuntivi che ne deriveranno, oltre al possibile calo della domanda estera legato ai nuovi volumi delle quote che entreranno in vigore a luglio. Sebbene al momento non sia possibile formulare una valutazione definitiva su nessuno dei due aspetti, entrambi eserciteranno pressioni sul settore sia dal lato dei costi sia da quello della domanda.
In che modo le oscillazioni dei costi delle materie prime e dell’energia si sono riflesse sui prezzi degli acciai piani? Come interpreta l’attuale andamento dei prezzi?
Analizzando i costi di produzione degli acciai piani, si può affermare che quest’anno gli impianti integrati abbiano operato in condizioni relativamente più favorevoli rispetto ai produttori con forno elettrico ad arco. L’aumento dei prezzi del rottame di circa 50-60 $/t e il rincaro dei combustibili e dei noli dovuto alla guerra hanno determinato un incremento di circa 100 $/t dei prezzi degli acciai piani sul mercato interno.
Un elemento che non va trascurato è che, nella prima metà dell’anno, i prezzi dell’energia elettrica sono rimasti relativamente favorevoli rispetto a quelli dei paesi che dipendono maggiormente dai combustibili fossili. Ciò è stato possibile grazie all’elevata produzione da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico, sostenuto dalle precipitazioni, ed eolico. Con l’arrivo dei mesi estivi, tuttavia, una minore efficienza dell’idroelettrico e delle altre fonti rinnovabili potrebbe determinare un aumento della generazione elettrica da combustibili fossili, con conseguenti ulteriori incrementi dei costi.
Tuttavia, in assenza di una crescita significativa della domanda, non credo che il mercato sarà in grado di assorbire questi aumenti di prezzo, nonostante le pressioni sui costi rendano necessari livelli più elevati.
L’UE si prepara a ridurre sensibilmente le quote e ad aumentare al 50% il dazio fuori quota a partire da luglio 2026. Quale sarà l’impatto sulle esportazioni?
Come accennato in precedenza, le quote dell’UE e il dazio del 50% sui volumi fuori quota rappresentano attualmente il tema più importante per l’intera industria siderurgica. I lavori relativi alle quote e al CBAM, ai quali partecipa anche la nostra associazione e che vengono portati avanti presso il ministero competente, sono tuttora in corso. Sarebbe inoltre utile affrontare la questione nell’ambito dell’aggiornamento dell’Unione doganale, che il nostro paese è determinato a portare avanti.
In questa fase, le aziende produttrici ed esportatrici dovranno adeguare i propri tassi di utilizzo della capacità alle nuove condizioni e aggiornare le analisi dei costi sulla base dei nuovi parametri. In caso contrario, potrebbero verificarsi forti oscillazioni dei prezzi dei prodotti sul mercato interno.
Qual è la situazione della concorrenza sui mercati interno ed estero? Prevede cambiamenti nelle importazioni di coils a caldo dalla Cina?
La questione più importante in materia di concorrenza è la prevenzione delle pratiche sleali e la necessità di proteggere i produttori nazionali attraverso misure aggiuntive. In effetti, i provvedimenti supplementari introdotti sui prodotti rivestiti originari dell’Estremo Oriente e l’obbligo di utilizzare il 25% di produzione nazionale nell’ambito del regime di perfezionamento attivo sono misure adottate in questa direzione.
Un altro aspetto da non dimenticare, tuttavia, è la necessità di preservare la competitività dei settori che acquistano e trasformano questi prodotti come materie prime. È quindi molto importante evitare di danneggiare una componente del comparto nel tentativo di proteggerne un’altra.
Anche in presenza di una diminuzione quantitativa delle importazioni cinesi di HRC, non si registrerebbe una reale contrazione qualora aumentassero le importazioni dai paesi ASEAN, che fungono da porta d’ingresso alternativa per il materiale cinese.
Quanto saranno determinanti gli obblighi finanziari del CBAM per gli esportatori di acciai piani a partire dal 2026? Quanto è preparata l’industria siderurgica turca?
Come associazione, consideriamo questa nuova normativa uno dei principali temi sui quali intendiamo lavorare quest’anno insieme ai nostri membri. Sebbene inizialmente il regolamento sia entrato in vigore soltanto per i prodotti di base caratterizzati dalle maggiori emissioni di carbonio, come ferro e acciaio, alluminio e cemento, negli ambienti dell’UE si discute della possibilità che in futuro altre 180 categorie di prodotti collegate a questi settori siano assoggettate a una regolamentazione analoga.
Dal 2026 il CBAM è entrato nella fase di piena applicazione ed è diventata obbligatoria la verifica delle dichiarazioni sulle emissioni da parte di organismi accreditati. Per prepararsi a questo processo, è fondamentale che i nostri membri misurino la propria impronta di carbonio in conformità agli standard pertinenti. Tuttavia, in base a quanto osserviamo sul campo, mentre i grandi impianti produttivi hanno già iniziato a gestire il processo, una parte significativa dei produttori e degli esportatori di medie dimensioni non sembra ancora disporre di un’infrastruttura tecnica adeguata. Poiché questo processo diventerà una componente strutturale della nostra attività, informare tutti i nostri membri sarà uno dei principali obiettivi dell’associazione.
In che modo le condizioni economiche stanno influenzando il settore?
Abbiamo lasciato la domanda più difficile alla fine. Negli ultimi due anni tutti gli operatori del settore hanno risentito in maniera molto significativa delle condizioni economiche. Poiché il programma attualmente attuato nel nostro paese ha scelto di contrastare l’inflazione riducendo e comprimendo la domanda, il nostro settore si trova ad affrontare una forte contrazione dei consumi interni. Dall’altro lato, la politica di controllo del tasso di cambio e i tassi di interesse relativamente elevati, finalizzati a favorire le operazioni di arbitraggio sui tassi di interesse, stanno aumentando in valuta estera i costi dei produttori e degli operatori dei servizi, erodendone la competitività.
Inoltre, la guerra in Medio Oriente ha iniziato a generare pressioni inflazionistiche a livello globale, spingendo al rialzo i costi dell’energia da fonti fossili. Questo processo avrà ripercussioni in tutti i paesi, in particolare in quelli importatori di energia, attraverso l’aumento del disavanzo delle partite correnti e, di conseguenza, del deficit di bilancio. In tale scenario, i costi di finanziamento dei paesi aumenteranno, riducendo la disponibilità di credito sui mercati e rendendolo al tempo stesso più oneroso. Per questo motivo, la questione più importante nei prossimi mesi sarà la liquidità, in altre parole la gestione dei flussi di cassa.
In che modo la guerra in Medio Oriente ha modificato il commercio siderurgico? Cosa può dirci in merito ai problemi logistici e all’andamento dei noli?
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha influenzato il commercio siderurgico attraverso canali sia diretti sia indiretti. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno creato rischi concreti tanto per l’approvvigionamento delle materie prime quanto per le esportazioni verso il Medio Oriente. In alcuni casi, i noli marittimi sono triplicati, determinando un ulteriore aumento dei costi lungo l’intera catena di fornitura. I noli container sulla rotta Asia-Europa sono cresciuti di circa il 70-160%, mentre i tempi di transito si sono allungati di 10-18 giorni.
Dal punto di vista del mercato, tuttavia, il quadro è piuttosto diverso. Se da un lato la contrazione del mercato del Golfo rappresenta una perdita significativa nel breve periodo, dall’altro offre un’opportunità legata alla prossimità geografica. A causa dell’incertezza sulle rotte più lunghe, gli acquirenti europei hanno mostrato una maggiore propensione ad approvvigionarsi dalla Turchia. Per gli esportatori di acciai piani, la questione più critica in questo momento è capire come riflettere l’elevato livello di incertezza relativo ai costi di trasporto e assicurazione nelle offerte commerciali e nelle condizioni contrattuali.
Un commento conclusivo?
Nonostante le numerose difficoltà, sono convinto che il comparto degli acciai piani saprà superare anche questa fase complessa. Il dinamismo del settore, l’ampia gamma di prodotti, la capacità di adattamento delle risorse umane e la posizione strategica della Turchia, vicina ai principali mercati di sbocco, rappresentano solidi punti di forza per affrontare le sfide future e cogliere le nuove opportunità.