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Yametaş: «Nessun crollo dei prezzi dei piani nel secondo semestre 2026»

lunedì, 20 luglio 2026 13:07:55 (GMT+3)   |   Istanbul

SteelOrbis ha intervistato Mehmet Ali Fincan, general manager di Yametaş Yassı Metal Mamulleri, per fare il punto sulle prospettive dei prezzi nel mercato dei prodotti piani, sull’impatto delle politiche commerciali globali e sulle attese per il futuro del comparto.

Come si è chiuso il primo semestre del 2026 per il mercato dei prodotti piani?

Il primo semestre del 2026 ha rappresentato un punto di svolta storico. Le barriere protezionistiche nel mercato siderurgico globale hanno raggiunto livelli senza precedenti, sono entrati in vigore gli obblighi finanziari legati alla transizione verde e i rischi geopolitici hanno determinato una profonda riconfigurazione delle rotte logistiche.

Il mercato dei prodotti piani sta cercando di mantenere un’attività selettiva sul fronte della domanda interna, dovendo al contempo adattarsi ai radicali cambiamenti normativi intervenuti sui mercati esteri.

Qual è la situazione della domanda interna? Come valuta l’andamento dei settori utilizzatori finali, in particolare automotive ed elettrodomestici?

Sebbene l’elevato costo del credito e la politica monetaria restrittiva abbiano in parte indebolito la propensione ai consumi sul mercato interno, la solidità dell’export manifatturiero e la prosecuzione dei progetti di rigenerazione urbana e infrastrutturali stanno evitando una brusca contrazione della domanda di prodotti piani.

Il settore automotive ha registrato un rallentamento delle vendite domestiche, penalizzate dalle restrizioni al credito e dagli elevati tassi di interesse, ma continua a sostenere la domanda di acciaio piano attraverso la produzione e le esportazioni. L’ambizioso obiettivo di raggiungere 43 miliardi di dollari di export nel 2026 mantiene elevati i livelli di attività delle linee produttive.

Inoltre, sotto la pressione degli OEM europei, l’industria automobilistica turca si sta orientando sempre più verso prodotti piani a ridotta impronta carbonica, compresi gli acciai verdi e quelli ottenuti da materiale riciclato.

Il comparto degli elettrodomestici risente direttamente sia del rallentamento delle vendite immobiliari sul mercato interno sia della stagnazione del mercato europeo. Nel primo semestre del 2026, il settore ha adottato una strategia attendista e di approvvigionamento just-in-time per quanto riguarda gli acquisti di acciaio piano.

A causa degli elevati costi finanziari, i produttori di elettrodomestici evitano di detenere scorte siderurgiche consistenti e acquistano prodotti piani esclusivamente in funzione degli ordini confermati.

I produttori di tubi e profilati, altro importante segmento consumatore di prodotti piani, beneficiano sul mercato interno della crescita selettiva del settore delle costruzioni. I progetti di rigenerazione urbana e gli investimenti infrastrutturali nelle aree colpite dal terremoto garantiscono un sostegno di base alla domanda di prodotti piani destinati agli impieghi strutturali.

Tuttavia, poiché il comparto incontra crescenti difficoltà sui mercati esteri a causa della riduzione dei contingenti, in particolare di quelli europei, la concorrenza sul mercato interno è diventata estremamente aggressiva e fortemente incentrata sul prezzo.

In che modo le oscillazioni dei costi degli input e dell’energia si sono riflesse sui prezzi dei prodotti piani? Come interpreta l’attuale andamento delle quotazioni?

Nel primo semestre del 2026, i prezzi dei prodotti piani sono stati determinati più dall’inflazione dei costi e dalle interruzioni di natura geopolitica che dal tradizionale equilibrio tra domanda e offerta. Sebbene la domanda finale degli utilizzatori non abbia evidenziato un particolare slancio né sul mercato interno né su quelli esteri, la rigidità dei costi degli input e le oscillazioni strutturali dei prezzi energetici hanno rappresentato i principali fattori di sostegno dei livelli minimi di prezzo. L’impatto dei rincari delle materie prime è variato in funzione della tecnologia produttiva adottata, vale a dire ciclo integrale con altoforno o forno elettrico ad arco. Le avverse condizioni meteorologiche in Australia e Brasile, insieme all’aumento dei noli internazionali, hanno mantenuto le quotazioni del minerale di ferro in un range di 95-105 $/t. I prezzi del carbone da coke hanno invece superato le attese a causa delle restrizioni dell’offerta proveniente da Mongolia e Australia, arrivando a testare i 210 $/t. Questi sviluppi hanno determinato un incremento diretto della base di costo dei produttori integrati di acciai piani.

Sul fronte energetico, l’aumento dei prezzi dei carburanti e del diesel e la riconfigurazione delle rotte logistiche provocata dalla crisi del Mar Rosso hanno moltiplicato i costi di trasporto delle materie prime verso gli stabilimenti. Sul mercato turco, inoltre, gli adeguamenti periodici delle tariffe dell’elettricità e del gas naturale hanno avuto un impatto diretto sui costi di fusione dei produttori EAF alimentati a rottame.

Nonostante la debolezza della domanda interna, i produttori non sono stati in grado di assorbire questi incrementi. Di conseguenza, la pressione esercitata dalle materie prime e dall’energia ha determinato un aumento obbligato, più che volontario, dei prezzi dei prodotti piani. A livello regionale, i prezzi domestici dei coils a caldo (HRC) in Europa si sono attestati nella fascia di 680-715 €/t, mentre il mercato statunitense ha testato livelli superiori a 1.100 $/t. In Turchia, sia le quotazioni degli HRC di importazione sia quelle del materiale nazionale si sono mantenute solide, in linea con questi margini di costo.

Alla luce delle dinamiche attuali, non ci aspettiamo un calo radicale o un crollo dei prezzi dei prodotti piani nel secondo semestre del 2026 e nel periodo successivo. L’andamento delle quotazioni sarà determinato da tre fattori principali.

Il primo è l’ingresso in una fase di pricing basato sui costi. Anche qualora i prezzi dovessero registrare un certo indebolimento a causa dell’insufficienza della domanda, il livello minimo determinato dai costi delle materie prime, della logistica e del lavoro resta molto elevato. I produttori preferiscono ridurre i tassi di utilizzo della capacità anziché operare in perdita. Per questo motivo, è improbabile che si tornino a osservare i forti minimi registrati negli anni precedenti.

Il secondo fattore è rappresentato dal crescente peso delle barriere protezionistiche e dai differenziali regionali di prezzo. A partire dal 1° luglio 2026, il dazio europeo del 50% sulle importazioni fuori quota e la riduzione dei contingenti determineranno una crescente regionalizzazione del commercio siderurgico globale. Poiché i produttori domestici sono protetti in Europa e negli Stati Uniti, i prezzi su questi mercati resteranno elevati. Al contrario, i prodotti provenienti da grandi paesi fornitori come Cina e India, esclusi dai mercati occidentali, saranno dirottati verso l’Asia e il Medio Oriente. Di conseguenza, in queste regioni, Turchia compresa, continueranno sia la pressione delle importazioni sia l’intensa concorrenza sul prezzo.

Infine, con il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, CBAM, e il premio riconosciuto all’acciaio verde, l’avvio degli obblighi finanziari nel 2026 dovrebbe dividere il mercato tra acciai ad alta intensità carbonica, più economici, e acciai a basse emissioni o green, commercializzati con un premio. In particolare, per i prodotti piani esportati in Europa, i costi dei certificati carbonio saranno incorporati direttamente nei prezzi di vendita. Nel segmento degli acciai qualificati e sostenibili, una tendenza rialzista appare pertanto inevitabile.

L’Unione europea si prepara a ridurre sensibilmente le quote e a innalzare al 50% il dazio fuori quota a partire da luglio 2026. Quale sarà l’impatto sulle esportazioni?

La nuova regolamentazione sulle importazioni di acciaio approvata dal Parlamento europeo nel maggio 2026 entrerà in vigore il 1° luglio 2026. Per gli esportatori siderurgici turchi non si tratta semplicemente di una modifica normativa, ma di un nuovo e radicale muro protezionistico, destinato a cambiare completamente le regole del gioco e a chiudere di fatto le porte del mercato europeo.

Con la scadenza, il 30 giugno 2026, delle misure di salvaguardia temporanee applicate dall’UE dal 2018 nel quadro delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, Bruxelles ha predisposto una nuova regolamentazione permanente e molto più restrittiva:

  • In primo luogo, è prevista una drastica riduzione delle quote. Il contingente annuo complessivo di importazioni siderurgiche esenti da dazio è stato ridotto del 47% rispetto ai livelli del 2024, scendendo a 18,3 milioni di tonnellate.
  • In secondo luogo, il dazio del 25% attualmente applicato ai volumi eccedenti la quota sarà raddoppiato al 50%.
  • Infine, entrerà in vigore il requisito “melt and pour”. Sarà obbligatorio documentare non soltanto il paese in cui l’acciaio è stato trasformato, ma anche quello in cui l’acciaio liquido è stato fuso e colato. Questa disposizione pone definitivamente fine alla pratica di acquistare bramme o HRC da paesi come Russia o Cina, trasformarli in Turchia e venderli nell’UE come prodotti di origine turca.

Nel biennio 2024-2025, la Turchia ha esportato nell’UE mediamente 6,5-7 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Circa la metà di questo volume era rappresentata da prodotti piani, tra cui HRC e acciai zincati. L’Unione europea è il principale mercato siderurgico per la Turchia, con una quota del 38%.

Dopo luglio 2026 si apriranno diversi scenari critici.

Per una commodity a basso margine come l’acciaio piano, esportare nell’UE applicando un dazio del 50% risulterebbe di fatto insostenibile sul piano commerciale. Una volta esaurito il contingente, le vendite dei produttori turchi verso il mercato europeo si arresterebbero per il resto del trimestre, rendendo ancora più strategico il monitoraggio quotidiano delle quote disponibili.

La contrazione di quasi il 50% dei volumi complessivi farà inoltre sì che i contingenti trimestrali possano esaurirsi molto più rapidamente, potenzialmente già nelle prime settimane. Ne potrebbe derivare una crescente congestione nei porti, con una corsa all’accesso alle quote basata sul principio del “first come, first served” e il rischio concreto di forti criticità logistiche.

I volumi turchi di prodotti piani esclusi dal mercato europeo, pari a diversi milioni di tonnellate, dovranno quindi essere rapidamente riallocati verso sbocchi alternativi.

Le conseguenze non riguarderanno soltanto l’export. Il materiale che non riuscirà a trovare collocazione nell’UE sarà inevitabilmente reindirizzato sul mercato domestico, con il rischio di generare un eccesso di offerta, accentuare la pressione sulle quotazioni e intensificare la concorrenza tra i fornitori locali.

La Turchia, inoltre, non sarà l’unico paese interessato dalla stretta europea. Anche grandi esportatori come Cina, India, Corea del Sud e Vietnam tenderanno a dirottare i propri volumi verso i mercati ancora accessibili, tra cui il Medio Oriente e la stessa Turchia. In questo contesto, l’adozione tempestiva di misure antidumping e di salvaguardia analoghe appare sempre più necessaria per proteggere il mercato interno turco da un possibile afflusso di importazioni a basso prezzo.

Qual è il livello della concorrenza sui mercati interno ed estero? Prevede cambiamenti nelle importazioni di HRC dalla Cina?

Nel primo semestre del 2026, la concorrenza sia sul mercato interno sia sui mercati esteri sta attraversando una delle fasi più aggressive e complesse nella storia del settore siderurgico. Mentre le misure protezionistiche globali riducono l’accesso ai mercati, la pressione dell’offerta sui pochi sbocchi ancora aperti si è trasformata a tutti gli effetti in una guerra dei prezzi.

La Cina resta l’attore più determinante sul mercato siderurgico globale. Il 2026, tuttavia, si sta rivelando un anno di cambiamenti cruciali nella strategia cinese di esportazione dell’HRC e nel relativo impatto sulla Turchia.

Sebbene la pressione sulle scorte dei produttori cinesi continui a causa della perdurante crisi immobiliare e della debolezza della domanda interna, la nuova politica delle licenze all’esportazione introdotta dal governo cinese nel gennaio 2026 ha iniziato a limitare i flussi incontrollati di materiale sui mercati globali. Nel primo semestre, le esportazioni cinesi di prodotti siderurgici finiti sono infatti diminuite di circa il 9-10% rispetto all’anno precedente. Ciò dimostra che la Cina sta passando da una strategia fondata sull’immissione nei mercati mondiali di enormi quantitativi di acciaio a basso prezzo a un approccio maggiormente controllato sul fronte dell’offerta.

Sul mercato domestico turco, le richieste avanzate da tempo dai produttori locali per l’introduzione di misure di protezione e dazi antidumping contro le importazioni di HRC di origine cinese hanno continuato a trovare un crescente sostegno giuridico nel 2026. Per proteggere la propria industria nazionale, la Turchia ha rafforzato i dazi antidumping e i controlli doganali sui prodotti provenienti dalla Cina e da alcuni paesi dell’Estremo Oriente.

Nel prossimo periodo ci aspettiamo una riduzione dei volumi e un cambiamento strutturale nelle importazioni dirette di HRC dalla Cina. A causa dei meccanismi introdotti dal ministero del Commercio per contrastare la concorrenza sleale e dei dazi antidumping già in vigore o potenzialmente adottabili, l’importazione diretta dalla Cina di HRC a basso prezzo e di qualità inferiore perderà gran parte della propria attrattività. A fronte dei rischi di carattere fiscale e doganale, gli utilizzatori industriali domestici dovrebbero orientarsi maggiormente verso la produzione locale o verso paesi alternativi esenti da dazio.

Anche in presenza di una riduzione delle importazioni dirette, i produttori cinesi potrebbero continuare a tentare di eludere i dazi inviando semilavorati, come bramme o billette, verso i paesi del Sud-est asiatico, trasformandoli localmente in HRC e successivamente esportandoli in Turchia attraverso operazioni di elusione dell’origine. Tuttavia, a causa del rigido requisito europeo “melt and pour”, anche gli esportatori turchi di tubi, profilati ed elettrodomestici dovranno evitare l’acquisto di HRC prodotto a partire da acciaio liquido di origine cinese, qualora intendano continuare a vendere i propri prodotti nell’UE. 

Quanto saranno determinanti gli obblighi finanziari del CBAM per gli esportatori di prodotti piani nel 2026? Quanto è preparato il settore siderurgico turco?

Il 1° gennaio 2026 si è concluso il periodo transitorio del CBAM ed è ufficialmente iniziata la fase degli obblighi finanziari. Per gli esportatori turchi di acciai piani non si tratta più soltanto di una questione di rendicontazione e burocrazia. Il CBAM è diventato la soglia commerciale più critica, in grado di incidere direttamente sui bilanci aziendali, sui margini di profitto e sulla competitività delle imprese nel mercato europeo. Il meccanismo impone un costo finanziario sulle emissioni incorporate, Scope 1 e Scope 2, generate durante la produzione dei prodotti piani esportati nell’UE. In funzione delle emissioni prodotte per tonnellata, i produttori dovranno acquistare certificati CBAM indicizzati al prezzo della CO₂ nel sistema EU ETS.

Il mercato si è ormai diviso in due segmenti: da una parte l’acciaio verde, a basse emissioni e conforme al CBAM; dall’altra l’acciaio convenzionale, caratterizzato da una maggiore intensità carbonica. I grandi gruppi europei dell’automotive e degli elettrodomestici richiedono ormai esclusivamente acciai a basse emissioni, con l’obiettivo di evitare elevati costi carbonici. Il CBAM è quindi diventato il vero e proprio lasciapassare che determina la possibilità per un’impresa di rimanere sul mercato europeo.

Rispetto ai suoi principali concorrenti nell’UE, vale a dire Cina e India, la Turchia dispone di un vantaggio significativo. Mentre in Cina e in India la produzione viene realizzata prevalentemente attraverso impianti integrati alimentati a carbone, circa il 70% della capacità produttiva turca è costituito da impianti con forno elettrico ad arco. Ciò consente ai produttori turchi di sostenere costi carbonici inferiori rispetto ai concorrenti, collocando il paese in una posizione di vantaggio.

Il settore siderurgico turco è tra quelli che hanno iniziato prima e più rapidamente ad adeguarsi al CBAM. Il livello di preparazione varia tuttavia in funzione del modello produttivo delle singole aziende, a seconda che si tratti di produttori EAF o integrati.

I produttori turchi di acciai piani hanno effettuato importanti investimenti per azzerare le emissioni Scope 2 associate al consumo di energia elettrica. I tetti degli stabilimenti e i terreni acquistati in diverse regioni sono stati destinati alla realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici. Numerosi produttori hanno raggiunto livelli di autoconsumo tali da consentire la copertura dell’intero fabbisogno elettrico della produzione attraverso energia rinnovabile. Parallelamente, viene migliorata la qualità del rottame utilizzato come materia prima nei forni elettrici, con l’obiettivo di ridurre al minimo il consumo energetico e le emissioni durante la fusione.

Per i produttori integrati di acciai piani che operano con altoforni, come Erdemir e İskenderun Demir Çelik, il percorso di decarbonizzazione risulta invece più complesso e oneroso. Questi gruppi hanno avviato piani di medio e lungo termine volti a ridurre in modo sostanziale le emissioni di carbonio.

  • L’impiego dell’idrogeno verde in sostituzione del carbone e gli investimenti in impianti DRI sono entrati nelle fasi di pianificazione e sperimentazione pilota.
  • Nel breve termine, la riduzione delle emissioni passa anche attraverso un maggiore utilizzo di rottame nella carica degli altoforni.

Grazie all’esperienza acquisita durante il periodo transitorio, i produttori turchi hanno inoltre completato la realizzazione delle infrastrutture necessarie per monitorare, calcolare e rendicontare le emissioni di carbonio secondo gli standard internazionali, con verifiche condotte da organismi accreditati.

La principale aspettativa del settore riguarda ora la piena approvazione e l’effettiva entrata in funzione del sistema nazionale turco di scambio delle emissioni. Qualora le emissioni di carbonio fossero tassate in Turchia e le risorse raccolte venissero restituite al settore sotto forma di incentivi destinati alla transizione verde, i produttori turchi potrebbero pagare la carbon tax nel proprio paese anziché nell’UE, nell’ambito di un accordo volto a evitare la doppia imposizione. Questo aspetto riveste un’importanza vitale per la salvaguardia della solidità finanziaria del comparto.

In che modo le condizioni economiche stanno influenzando la vostra attività?

Il quadro macroeconomico del primo semestre del 2026 sta incidendo in modo diretto e profondo sui processi operativi, sulla gestione finanziaria e sulle strategie di lungo periodo del settore dei prodotti piani. Il comparto deve far fronte alle pressioni finanziarie derivanti dall’elevata inflazione e dalla politica monetaria restrittiva, cercando al contempo di garantire la continuità produttiva. L’aumento del costo del lavoro e delle spese operative sta determinando un incremento strutturale dei costi di produzione.

Nella produzione di acciai piani, gli acquisti di materie prime coinvolgono grandi volumi e richiedono generalmente pagamenti in contanti o flussi di cassa a breve termine. Gli elevati tassi di interesse hanno reso estremamente oneroso il finanziamento del capitale circolante. Le politiche restrittive applicate dalle banche nell’erogazione del credito stanno colpendo non soltanto i produttori, ma anche gli acquirenti. Di conseguenza, lungo l’intera filiera si è ridotta la possibilità di effettuare transazioni con pagamenti dilazionati.

L’incertezza economica e i vincoli di liquidità hanno modificato radicalmente le abitudini di acquisto dei clienti. Gli acquisti speculativi di grandi volumi, effettuati negli anni precedenti per proteggersi da potenziali aumenti dei prezzi, si sono ridotti in misura significativa. Gli operatori di mercato preferiscono ormai acquistare esclusivamente i quantitativi necessari a soddisfare gli ordini confermati, privilegiando i prodotti caratterizzati dai tempi di consegna più brevi. Se da una parte questo comportamento rende più complessa la programmazione produttiva degli stabilimenti, dall’altra aumenta la frequenza e il costo delle operazioni logistiche.

Sebbene l’elevato costo del capitale eserciti una forte pressione sugli investimenti destinati all’espansione della capacità, questi ultimi non si sono completamente arrestati a causa degli obblighi normativi. Con l’entrata in vigore degli obblighi finanziari del CBAM, le risorse devono essere destinate in via prioritaria alle energie rinnovabili, tra cui solare ed eolico, all’efficienza energetica e alle trasformazioni tecnologiche finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio.

In che modo la guerra in Medio Oriente ha modificato il commercio siderurgico? Qual è la situazione sul fronte logistico e dei noli?

Nel primo semestre del 2026, l’escalation dei conflitti in Medio Oriente ha provocato un forte shock sul commercio siderurgico globale. Le conseguenze sono emerse con particolare evidenza dopo la chiusura del corridoio Suez-Mar Rosso, una delle principali arterie del traffico marittimo internazionale, seguita dall’interruzione della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz a partire da marzo 2026.

La crisi geopolitica ha modificato in profondità le rotte, i tempi di consegna e i costi di trasporto dell’acciaio. Il commercio siderurgico, tradizionalmente organizzato su scala globale, si è progressivamente orientato verso una dimensione più regionale, nella quale la vicinanza geografica ai mercati di sbocco è diventata un fattore competitivo decisivo.

L’interruzione della rotta tra Estremo Oriente ed Europa ha allungato di almeno 14 giorni i tempi di transito da Shanghai verso Rotterdam e i porti di İskenderun. La maggiore permanenza delle merci in mare ha reso più complessa la programmazione produttiva e costretto le aziende ad aumentare le scorte di sicurezza, con un conseguente maggiore assorbimento di capitale circolante.

L’allungamento delle rotte e il maggiore onere dei noli per i produttori asiatici hanno rafforzato il vantaggio competitivo della Turchia nei mercati geograficamente più vicini, in particolare Europa e Nord Africa, grazie a tempi di consegna più contenuti. Al tempo stesso, tuttavia, la contrazione della domanda mediorientale legata al conflitto ha penalizzato le esportazioni turche verso la regione.

Nel primo semestre del 2026, il mercato dei noli ha seguito una marcata traiettoria rialzista, con dinamiche per certi versi simili a quelle osservate durante la pandemia del 2020. A sostenere gli aumenti sono stati sia l’allungamento dei percorsi marittimi sia il rincaro dei costi energetici.

L’aumento delle quotazioni del Brent ha determinato un rapido incremento dei costi del combustibile navale. Nei principali porti, i prezzi dei carburanti marittimi sono cresciuti del 60-75% in un arco di tempo limitato, con effetti diretti sui traffici di rottame, uno dei principali flussi di approvvigionamento per l’industria siderurgica.

A titolo di esempio, i noli per il trasporto di rottame dalla costa orientale degli Stati Uniti alla Turchia sono saliti da circa 30 $/t a 46-48 $/t. Per i produttori turchi con forno elettrico ad arco, ciò ha comportato un aggravio diretto dei costi delle materie prime stimato in 15-20 $/t.

Anche sulle rotte a corto raggio nel Mediterraneo, a partire da luglio 2026, gli armatori hanno introdotto sovrapprezzi legati al rischio di guerra e ai picchi stagionali, con aumenti compresi tra 300 e 1.300 $/t. Parallelamente, gli indici spot del trasporto container sulla rotta Asia-Europa sono raddoppiati rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

Qualora i corridoi del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz restassero chiusi anche nel secondo semestre del 2026, il ricorso a fornitori geograficamente più vicini è destinato a rafforzarsi. I noli potrebbero mantenersi su livelli elevati e il settore siderurgico turco cercherà di sfruttare al massimo il proprio vantaggio logistico nei confronti del mercato europeo, pur continuando a sostenere costi di approvvigionamento delle materie prime significativamente più alti.

Un commento conclusivo?

Gli sviluppi del primo semestre del 2026 dimostrano che il comparto dei prodotti piani non può più essere considerato un settore industriale tradizionale, limitato alla produzione e alla commercializzazione dell’acciaio. Oggi rappresenta un ambito strategico nel quale si intrecciano politica commerciale, transizione ambientale, innovazione tecnologica e finanza.

La Turchia figura tra i principali produttori mondiali di acciaio grezzo, ma le quote europee e il rafforzamento delle barriere protezionistiche confermano che i volumi, da soli, non sono più sufficienti a garantire competitività. Il futuro dell’industria turca dei piani dipenderà sempre più dalla capacità di sviluppare acciai altoresistenziali, rivestiti, personalizzati e ad alto valore aggiunto, destinati ai settori automotive, aerospaziale, difesa ed elettrodomestici di nuova generazione.

In un contesto caratterizzato da costi elevati, prezzi energetici volatili e ordini sempre più frammentati, i margini di errore si sono drasticamente ridotti. L’ottimizzazione del rottame, l’efficienza energetica, la pianificazione delle linee, il monitoraggio delle emissioni, l’analisi dei dati e l’impiego dell’intelligenza artificiale sono ormai strumenti essenziali per contenere i costi e migliorare l’efficienza produttiva.

Parallelamente, diventa sempre più importante rafforzare la collaborazione tra settore pubblico e industria privata. In una fase in cui gli accordi di libero scambio lasciano progressivamente spazio a blocchi commerciali fondati su quote, emissioni e requisiti ambientali, i produttori siderurgici non possono affrontare da soli la competizione internazionale.

La rapidità nell’attivazione degli strumenti di difesa commerciale, tra cui misure antidumping e sistemi di sorveglianza, la solidità del confronto con l’Unione europea sul CBAM e la costruzione di un sistema nazionale turco di scambio delle emissioni capace di sostenere gli investimenti industriali saranno fattori decisivi per il posizionamento del settore nella siderurgia globale.

L’industria turca dei prodotti piani può contare su basi solide: flessibilità produttiva, posizione geografica favorevole, forza lavoro giovane e investimenti tempestivi nelle energie rinnovabili. Il 2026 sarà un anno di disciplina, adattamento e trasformazione. I produttori che riusciranno a preservare l’equilibrio finanziario e a completare il proprio percorso di decarbonizzazione potranno emergere, una volta stabilizzate le condizioni di mercato, tra i fornitori siderurgici più competitivi a livello internazionale.

DemetKazdal
Demet Kazdal
Editore

Dopo essermi laureata all’Università del Bosforo in Lingua e Letteratura Inglese ho trascorso gli ultimi 15 anni sviluppando una profonda esperienza nel settore dell’acciaio. In SteelOrbis ricopro il ruolo di Head of Content Department. Scrivo e curo notizie e report completi sui mercati dell’acciaio, con focus sul mercato turco e sulle dinamiche del mercato globale.


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