Il mercato import di ghisa basica (BPI) negli Stati Uniti è rimasto silente e incerto: gli operatori attendono l’introduzione dei nuovi dazi sul materiale brasiliano, che potrebbero cambiare drasticamente lo scenario. Per il momento, tutte le trattative con il Brasile sono in fase di stallo e le rare transazioni concluse a livelli inferiori negli USA riguardano esclusivamente la ghisa indiana.
Come riportato in precedenza da SteelOrbis, la ghisa brasiliana – inclusa nella lista delle esenzioni dai dazi doganali statunitensi fin dal 2025 – non è stata inserita nel nuovo elenco annunciato dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) lo scorso 1° giugno. A causa di questa esclusione, il prodotto sarà soggetto a un dazio all’importazione del 25% negli USA ai sensi della Sezione 301. Inoltre, nell’ambito di un’indagine separata, è stato proposto un dazio del 12,5% nei confronti di 45 nazioni, tra cui il Brasile, ritenute del tutto inadempienti nell’applicazione del divieto interno sulle importazioni legate al lavoro forzato.
Attualmente sulla ghisa brasiliana viene applicato il dazio d’emergenza del 10% previsto dalla Sezione 122, che scadrà ufficialmente il 24 luglio 2026; i nuovi dazi dovrebbero invece essere definiti a metà luglio. I negoziati tra Stati Uniti e Brasile sono serrati e per ora non vi sono segnali di una nuova esenzione per la ghisa. Se confermata, la misura avrà un impatto enorme sul mercato: nel 2025, gli USA hanno importato 3,365 milioni di tonnellate di ghisa dal Brasile, pari all’83% dell’export totale brasiliano e fino al 70% delle importazioni complessive statunitensi del materiale.
«A causa della mancata definizione dei dazi il mercato è fermo; semplicemente non esiste un prezzo, poiché manca la certezza sulle aliquote finali e su chi dovrà farsi carico del pagamento», ha spiegato un produttore brasiliano. L’ultimo contratto confermato per la ghisa basica brasiliana destinata agli USA è stato concluso a 530 $/t CFR, equivalente a 500 $/t FOB; con il blocco delle contrattazioni, il prezzo dal Brasile è puramente nominale e stabile a 495-500 $/t FOB.
Se le nuove tariffe venissero confermate al livello complessivo proposto del 37,5%, si registrerà un’impennata di 190 $/t sul prezzo del materiale brasiliano verso gli USA, che salirebbe fino a 720 $/t CFR. Alcune fonti di mercato ritengono che questo rincaro sia troppo marcato e che gli Stati Uniti potrebbero fermarsi al 25%, il che comporterebbe comunque un aggravio di 130-135 $/t. «In ogni caso, se questi dazi entrassero in vigore per la ghisa, l’impatto sarebbe colossale. I produttori brasiliani si lamentano sempre che i prezzi sono troppo bassi. Seriamente, penso che se i clienti non assorbiranno una buona quota dell’impatto, assisteremo a una drastica riduzione della produzione qui», ha commentato una fonte brasiliana.
Inoltre, poiché l’offerta interna statunitense e le opzioni alternative sono limitate, la Steel Manufacturers Association (SMA) sta sostenendo con forza il mantenimento della ghisa nelle liste di esenzione tariffaria dell’USTR.
Al di fuori del canale brasiliano, sono emerse informazioni relative a un lotto di 30.000 tonnellate di ghisa basica indiana scambiato la scorsa settimana negli USA a 495 $/t CFR. Alcune fonti di mercato hanno riferito che il prezzo finale era vicino a 500 $/t CFR, ma in ogni caso il dato segnala che i clienti statunitensi non sono propensi a pagare cifre più elevate per la ghisa in generale. «I consumatori statunitensi applicano uno sconto del 5% sulla ghisa indiana a causa della possibilità di riscontrare una presenza molto più elevata di impurità e frazioni fini; pertanto, considerano ad esempio un prezzo di 495 $/t CFR come l’equivalente di 520 $/t CFR per materiale proveniente dall’Ucraina o dal Brasile», ha spiegato una fonte degli Stati Uniti. Di conseguenza, questa settimana il prezzo di riferimento per l’importazione di ghisa basica negli USA si è attestato a 520-530 $/t CFR, in lieve calo rispetto ai 525-532 $/t CFR della scorsa settimana.