Secondo quanto riporta Assofermet nella sua consueta nota mensile, il mercato italiano del rottame ferroso ha vissuto un mese di aprile in due fasi. Dopo un avvio caratterizzato da prezzi sostanzialmente stabili, sostenuti da una domanda regolare delle acciaierie, nella parte finale del mese il mercato ha mostrato segnali di ripresa, con aumenti nell’ordine di 10 €/t. A favorire il cambio di passo sono stati soprattutto la pressione dei mercati internazionali, in particolare quello turco, e una maggiore attività produttiva a ridosso della chiusura del mese Con l’inizio di maggio, il sentiment appare orientato a un consolidamento dei rialzi, sostenuto dalla limitata disponibilità di materiale pronto nei parchi e da un andamento più positivo delle vendite di prodotto finito. Il quadro resta tuttavia prudente: alcune acciaierie risultano già coperte fino a metà mese e potrebbero mantenere programmi produttivi ridotti, mentre i costi energetici continuano a rappresentare un elemento di incertezza.
Sul fronte internazionale, ad aprile il mercato turco del rottame ha registrato un incremento di circa 10 $/t, mentre in Europa i rialzi sono stati più marcati, intorno ai 15 €/t. In Spagna la domanda è rimasta stabile ma su volumi contenuti. In Asia, il Pakistan ha seguito più da vicino il trend turco, mentre l’India ha evidenziato quotazioni inferiori, penalizzata da una domanda più debole e dal maggiore ricorso a materie prime alternative come lo sponge iron.
Nel comparto dei rottami di acciaio inox, aprile ha confermato una fase laterale dei prezzi. Le quotazioni sono rimaste stabili nonostante il rafforzamento del nickel al LME, anche per effetto del maggiore ricorso delle acciaierie all’acquisto di bramme, che ha ridotto il fabbisogno di rottame inox. La disponibilità di materiale resta comunque limitata, mentre l’instabilità dei cambi continua a condizionare gli scambi. Nei segmenti specialistici, gli acciai rapidi confermano una domanda concentrata sulle qualità più nobili, mentre le superleghe restano penalizzate da scarsa operatività e domanda debole.
Per quanto riguarda la ghisa di affinazione, ad aprile si sono registrati nuovi aumenti delle quotazioni in dollari per il materiale di origine brasiliana e ucraina, non pienamente assorbiti dalle acciaierie, che hanno mostrato resistenza ai nuovi livelli di prezzo. Nel segmento della ghisa ematite, il calendario festivo ha favorito fermate prolungate degli impianti da parte di molte fonderie, mentre la domanda è rimasta debole e i contratti hanno riguardato volumi ridotti. Molte fonderie stanno inoltre ancora ritirando materiale legato a contratti chiusi a fine 2025, non gravati dai costi CBAM.
Restano aperte le incognite legate all’energia e alla logistica. Le tensioni nello stretto di Hormuz rappresentano un fattore di rischio per gli approvvigionamenti e per l’andamento del greggio, mentre sul fronte dei trasporti si confermano difficoltà nella rete intermodale e ritardi nelle consegne.
Il mercato della ghisa in pani per sferoidale resta stagnante, frenato dalla debolezza della domanda e dalla presenza di stock pre-CBAM. Le trattative sono sporadiche e concentrate su volumi limitati, con prezzi stabili o in lieve rialzo. Infine, nel comparto delle ferroleghe, il mercato ha mostrato un andamento complessivamente stabile, con segnali di ribasso per silicomanganese, ferromanganese e ferrosilicio, mentre le ferroleghe nobili restano stabili su livelli di prezzo relativamente elevati.