I prezzi dei coils a caldo (HRC) provenienti dall’India si sono mantenuti su livelli elevati nell’ultima settimana, sostenuti dall’aumento dei costi degli input. L’attività commerciale, tuttavia, si è in larga misura bloccata a causa della debole domanda nelle principali destinazioni export e del perdurare delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Più nello specifico, le offerte indicative per gli HRC provenienti dall’India verso il Medio Oriente si attestano a 520-530 $/t FOB, sostanzialmente in linea con la settimana precedente. È però venuto meno l’ottimismo circa una ripresa delle trattative nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), dopo il fallimento dei negoziati per porre fine al conflitto nella regione.
Nel frattempo, le offerte dall’India verso l’Europa sono state segnalate a circa 600-620 $/t FOB, anch’esse sostanzialmente stabili rispetto alla scorsa settimana, con offerte indicative pari a 680-700 $/t CFR Europa meridionale. Tuttavia, le incertezze legate alla conformità ai requisiti del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e ai livelli di certificazione richiesti continuano a rappresentare un importante ostacolo nella stima dei prezzi finali per gli importatori dell’area.
Allo stesso tempo, secondo le fonti, in Vietnam sono emerse diverse offerte per HRC di provenienza indiana a livelli fino a 600-610 $/t CFR, equivalenti a circa 580 $/t FOB, rispetto ai precedenti 540 $/t CFR. Tuttavia, la maggior parte degli operatori di mercato ritiene che i nuovi livelli siano troppo elevati per poter essere accettati in Vietnam, alla luce della debolezza della domanda e delle offerte più basse avanzate da altri fornitori, come quelli giapponesi.
Di conseguenza, il prezzo di riferimento di SteelOrbis per gli HRC di provenienza indiana è rimasto a 520-620 $/t FOB, invariato rispetto alla settimana precedente.
«Nel commercio globale vi sono troppe variabili instabili, sia in termini di condizioni commerciali sia per quanto riguarda opzioni e costi logistici e di trasporto. I venditori non sono disposti ad assumersi i costi connessi a eventuali cancellazioni dei contratti, mentre gli acquirenti esitano a impegnarsi su importazioni ad alto costo in una fase in cui la domanda resta debole», ha dichiarato a SteelOrbis una fonte vicina a Tata Steel Limited.
«L’aspetto più rilevante è che le acciaierie locali dispongono, per il trimestre in corso, di allocazioni export inferiori al consueto, in un contesto di progressivo restringimento dell’offerta sul mercato interno. È improbabile che la situazione cambi senza un miglioramento significativo della domanda nei mercati chiave e senza un allentamento delle tensioni geopolitiche. Per il momento, i produttori locali dispongono di opportunità sufficienti sul mercato domestico», ha aggiunto la fonte.