Oltre 300 imprese e 35 associazioni della filiera siderurgica e metallurgica europea chiedono a Bruxelles e ai governi nazionali un intervento immediato per difendere le catene del valore e la base industriale del continente. L’appello, promosso da Eurometal e sottoscritto anche da Assofermet, arriva in una fase di rapido deterioramento del contesto competitivo internazionale e punta a sollecitare misure concrete e di rapida applicazione a sostegno del comparto. Secondo i promotori dell’iniziativa, non si è più di fronte a una crisi congiunturale, ma a un cambiamento strutturale del quadro competitivo globale. In questo scenario, l’industria europea dell’acciaio, dei metalli e dei beni ad alta intensità di acciaio si trova a fare i conti con conflitti commerciali, concorrenza sleale e costi produttivi ancora elevati, fattori che stanno comprimendo la competitività delle imprese e mettendo sotto pressione l’intera filiera manifatturiera.
Nel documento, i firmatari ribadiscono il proprio sostegno agli obiettivi climatici dell’Unione europea, ma sottolineano che transizione industriale e decarbonizzazione possono procedere solo in presenza di condizioni di concorrenza equilibrate, che consentano alle aziende europee di investire e competere ad armi pari sui mercati globali. Da qui la richiesta di un pacchetto di misure articolato su quattro direttrici prioritarie.
Il primo punto riguarda la difesa commerciale. Secondo la filiera, l’attuale schema di tutela dovrebbe essere rivisto stabilizzando le misure UE di salvaguardia sull’acciaio e introducendo dazi e contingenti tariffari anche per i derivati e per i prodotti ad alta intensità di acciaio, così da evitare pratiche elusive e ristabilire condizioni di concorrenza più eque.
Altro tema centrale è il CBAM. I firmatari ritengono che il meccanismo, nella sua configurazione attuale, lasci ampi margini di aggiramento nel caso dell’importazione di prodotti finiti. Per questo chiedono di estenderne l’applicazione anche ai derivati dell’acciaio e ai prodotti ad alta intensità di acciaio, con l’obiettivo di impedire che il rischio di rilocalizzazione delle emissioni e della creazione di valore si trasferisca nelle fasi a valle della filiera verso Paesi terzi.
Il terzo asse indicato dall’iniziativa è il principio del «Made in UE». La richiesta è che l’Europa introduca criteri chiari per privilegiare, negli appalti pubblici e nei regimi di finanziamento, materiali e servizi prodotti all’interno dell’Unione, in particolare nei settori considerati strategici, come infrastrutture, difesa, mobilità elettrica e flotte aziendali. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare autonomia strategica, capacità industriale, innovazione e occupazione qualificata.
L’ultimo capitolo riguarda la competitività industriale, a partire dal nodo energia. L’appello sottolinea la necessità di alleggerire i costi che pesano sulle imprese europee, a partire da quelli energetici, attraverso interventi sul prezzo dell’elettricità per uso industriale, una revisione del sistema ETS con un rallentamento dell’eliminazione graduale delle quote gratuite nel quadro CBAM e una più incisiva semplificazione normativa e burocratica, a livello sia europeo sia nazionale. Secondo i promotori, senza un cambio di passo rapido l’Europa rischia un’accelerazione del processo di deindustrializzazione, con pesanti ricadute economiche e sociali. Il documento richiama in particolare il rischio di perdita di oltre 13 milioni di posti di lavoro diretti nel comparto dell’acciaio e dei metalli, con effetti indiretti fino a 65 milioni di altri occupati. Uno scenario che, oltre a indebolire il tessuto industriale europeo, aumenterebbe la dipendenza da Paesi terzi.
Nel complesso, l’iniziativa si configura come una richiesta di politica industriale europea più netta e strutturata, finalizzata a difendere le filiere strategiche, assicurare condizioni di concorrenza comparabili a quelle adottate da altri grandi partner internazionali e accompagnare la transizione verde con strumenti compatibili con la tenuta competitiva del sistema produttivo europeo. Da qui l’invito rivolto alla Commissione europea e ai governi nazionali ad aprire rapidamente un confronto operativo con la filiera per trasformare le proposte avanzate in misure concrete nel più breve tempo possibile.