EUROMETAL Southern Europe Meeting 2026: l’ombra della desertificazione industriale

venerdì, 27 febbraio 2026 13:32:17 (GMT+3)   |   Brescia

Nel corso della tavola rotonda «Rolling in the deep! Are we risking EU industrial desertification?», tenutasi durante EUROMETAL Southern Europe Meeting 2026 del 26 febbraio a Milano, Franco Felisa (ESN, Electromechanics Synergy Network), Tommaso Sandrini (Assofermet, San Polo Lamiere), Tayfun Iseri (YİSAD/Çolakoğlu Metalurji) e Piotr Sikorski (PUDS) si sono confrontati sul crescente rischio di desertificazione in Europa.

Franco Felisa ha aperto il dibattito con un’analisi lucida della pressione sui mercati, sottolineando come le aziende europee debbano affrontare costi delle materie prime e dell’energia superiori del 40-50% rispetto ai concorrenti globali.

ESN ha persino evocato una proposta estrema, già circolata a metà febbraio: una chiusura coordinata degli impianti per un giorno intero come atto di protesta. «Parlare con Bruxelles è doloroso,» ha aggiunto. «Ascoltano, ma poi ti chiedono numeri, come se non vivessero nella realtà». 

Lo stesso rischio di desertificazione industriale è presente anche sul mercato polacco, come evidenziato da Piotr Sikorski, e non riguarda solo i grandi produttori. Sikorski ha infatti spiegato come la crisi stia colpendo duramente la distribuzione: «Non c’è settimana in cui non riceva chiamate da distributori che chiudono o riducono l’attività. La deindustrializzazione non è un’idea astratta, ma un processo in corso. Per fermarla, dobbiamo concentrarci attivamente sui soggetti non rappresentati dal governo: distributori, utilizzatori e piccole imprese».

Dalla Polonia, il focus si è spostato alla Turchia, uno tra i partner più stretti dell’Europa. La capacità produttiva turca si aggira intorno ai 40 milioni di tonnellate, di cui 20-25 milioni vengono esportati in Europa. Secondo Iseri, il mercato si trova ad affrontare diverse difficoltà, ma il problema più grande è la costante preoccupazione sui costi: «Ci concentriamo troppo sui costi, quando il vero problema è che non sappiamo come far crescere la domanda». In merito al rischio di delocalizzazione, Iseri sottolinea che la maggior parte delle industrie turche sono a conduzione familiare e sono molto orgogliose: farebbero il possibile per non andare in bancarotta, ma non si sa per quanto tempo potrebbero sopravvivere.

Il paradosso ambientale

Il tema più caldo resta quello delle normative climatiche. Sebbene l’obiettivo della decarbonizzazione sia condiviso, la metodologia è oggetto di critica. Felisa ha definito il CBAM e la salvaguardia come «acceleratori della desertificazione». «Entrambi i sistemi lavorano per e contro di noi», ha aggiunto Sikorski. 

Nel suo intervento, Tommaso Sandrini ha osservato che il tempo sta per scadere e che tra due anni, quando i prodotti downstream entreranno a far parte dello scopo del CBAM, avremo perso settori a valle che non torneranno. «La comunità economica è sempre più consapevole dei rischi, ma non vediamo lo stesso tra le istituzioni politiche, per non parlare di Bruxelles», ha commentato.

Oltre alla complessità e all’implementazione del CBAM, Sandrini critica anche la sua efficacia a livello ambientale: «L’acciaio europeo incide solo per lo 0,3% sulle emissioni globali. Stiamo uccidendo la nostra catena del valore per un risultato irrilevante a livello mondiale». La percezione dei partecipanti sembra essere quella che il CBAM sia nato come misura di tutela ambientale, per poi diventare un vero e proprio strumento di difesa commerciale. «Nessuno sta più parlando di ambiente, è incredibile», commenta Sikorski. Aggiunge Iseri: «L’Unione europea è partita dalla tutela dell’ambiente, ma ora credo che si stia passando a una specie di protezionismo».

In sostanza, sembra che i partecipanti ritengano che il tempo della diplomazia sembra scaduto: l’Europa deve proteggere non solo chi produce l’acciaio, ma soprattutto chi lo usa. In caso contrario, il futuro del continente sarà quello di un grande acquirente di prodotti finiti, con un’industria manifatturiera ridotta a un lontano ricordo.

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Aurora Magnani
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Specializzata nella localizzazione tecnica e nell’analisi di mercato per l’industria siderurgica globale, presso SteelOrbis facilito il flusso di informazioni fondamentali tra gli operatori del settore a livello mondiale, gestendo report, notizie e analisi dei prezzi con precisione linguistica e competenza tecnica. Sono una traduttrice professionista specializzata in inglese e spagnolo. Ho conseguito un master incentrato sulla traduzione professionale nei settori della medicina e delle scienze, del diritto, della tecnologia e della finanza.

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