Prezzi dei lunghi in diminuzione sui principali mercati della Cina

giovedì, 06 maggio 2010 13:11:22 (GMT+3)   |  

Il mercato cinese degli acciai lunghi negli ultimi giorni si è caratterizzato per una certa debolezza, ad eccezione delle regioni del nord, dove i prezzi hanno segnato un incremento. Le quotazioni di mercato viaggiano ancora a un livello inferiore rispetto ai listini delle acciaierie, pubblicati a cavallo delle festività di inizio maggio.

Prodotto

Specifica

Cat.

Prezzo medio ($/ton)

Variaz. settim. ($/ton)

Vergella

6,5 mm

Q235

657

-13

Tondo

20 mm

HRB 335

652

-7

Tondo

20 mm

HRB 400

674

-16

Il 3 maggio, sulle piazze di Shanghai, Pechino e Canton, la vergella da 6,5 mm grado Q235 si attestava rispettivamente a 635, 657 e 679 $/ton, il tondo da 20 mm HRB 335 a 611, 691 e 654 $/ton e il tondo da 20 mm HRB 400 a 619, 704 e 698 $/ton. I prezzi includono l'IVA al 17%.

Recentemente i principali produttori siderurgici della Cina orientale, ovvero Shagang e Jiangsu Yonggang Group, hanno comunicato i prezzi dei lunghi validi fino al 10 maggio: la prima non ha apportato variazioni ai precedenti listini, mentre la seconda ha applicato una riduzione di 15 $/ton sia per il tondo sia per la vergella.

Situazione diversa invece nel nord del paese, dove a seguito dei rincari decisi da Hebei Group le quotazioni degli acciai destinati alle costruzioni hanno registrato un sensibile aumento. Persino sulla piazza di Tangshan i prezzi sono cresciuti di 10-20 $/ton.

Nel frattempo, la banca centrale del paese asiatico ha aumentato dello 0,5% il coefficiente di riserva sui depositi degli istituti di credito (con effetto a partire dal 10 maggio), il che, secondo le stime, dovrebbe comportare il congelamento di fondi per circa 44 miliardi di $. Tale decisione è volta a prevenire fenomeni inflazionistici, e non mancherà di produrre effetti restrittivi anche nel comparto dell'acciaio.

Dando uno sguardo al mercato internazionale, lo scorso 2 maggio il governo australiano ha proposto l'introduzione di una nuova tassa sulle materie prime con aliquota del 40%. In un ambito che rivela una certa carenza di offerta, una decisione di questo genere potrebbe comportare un ulteriore incremento di prezzo per l'export di minerali ferrosi, con pesanti conseguenze soprattutto per i compratori cinesi.    

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