La Cina vieta definitivamente il commercio no-IVA: quali conseguenze sull’export?

giovedì, 03 aprile 2025 12:49:58 (GMT+3)   |   Shanghai

Le ultime notizie sull’inasprimento delle norme fiscali sulle esportazioni cinesi avranno un impatto significativo sui volumi di scambio complessivi e sui prezzi dei principali prodotti siderurgici provenienti dal maggior esportatore mondiale. SteelOrbis ha raccolto le opinioni degli operatori in merito all’impatto di quest’ultimo sviluppo sulle esportazioni di acciaio dalla Cina per quest’anno.

Il 28 marzo l’Amministrazione statale delle Imposte, il Ministero delle Finanze, il Ministero del Commercio, l’Amministrazione generale delle Dogane e l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato cinese hanno pubblicato un annuncio congiunto sulle questioni relative all’ottimizzazione dei servizi e alla gestione standardizzata dell’esportazione di beni soggetti a imposte nazionali. Lo scopo più importante dell’annuncio è quello di colpire l’esportazione di acciaio a prezzi bassi e di frenare l’evasione fiscale.

Secondo il nuovo regolamento, le dichiarazioni doganali saranno rafforzate e gli esportatori dovranno effettuare controlli sulla registrazione fiscale, con l’obiettivo di eliminare l’evasione. Anche la repressione delle pratiche di esportazione fraudolente sarà più severa e le società coinvolte in tali attività potranno essere perseguite penalmente.

Il mercato aveva già affrontato controlli severi nell’aprile del 2024, con l’obiettivo di ridurre il commercio no-IVA, ma, quando a maggio dello stesso anno non è stata annunciata una regolamentazione ufficiale rigorosa come ci si aspettava, l’attività è tornata alle condizioni precedenti. «Stavolta però è diverso. Penso che ci sia l’applicazione di un nuovo software doganale. Adesso sarà tutto tracciato online», ha commentato una fonte. Alcuni importanti commercianti cinesi intervistati da SteelOrbis hanno confermato che l’era del commercio no-IVA sembra ormai finita.

Impatto sui prezzi

Le esportazioni cinesi a basso costo sono state per molto tempo un fattore importante per le relazioni commerciali della Cina con altri paesi. Nel 2021 la Cina aveva eliminato le riduzioni sulle tasse all’esportazione, mentre molti esportatori hanno adottato il cosiddetto modello di “esportazione per procura” mantenendo i prezzi export a livelli bassi. Questo ha portato a perdite fiscali in Cina e a preoccupazioni riguardo al dumping dei fornitori cinesi in altri Paesi.

Attraverso una supervisione più rigorosa e processi di conformità trasparenti, i nuovi regolamenti mirano a ripristinare la fiducia degli altri Paesi nell’industria siderurgica cinese e a promuovere la competitività dei prodotti siderurgici di qualità sul mercato internazionale, secondo la posizione ufficiale di Pechino.

L’impatto sui prezzi è già stato visto, anche se il sistema ufficiale delle dogane online entrerà pienamente in funzione dal 1° maggio. Se nel 2022 la differenza tra alcuni contratti senza IVA e con IVA aveva raggiunto i 50 $/t, nel 2024 e all’inizio del 2025 il mercato si è aggiustato: la differenza di prezzo (per coils a caldo e vergella) tra le grandi acciaierie cinesi e i trader no-IVA si attestava perlopiù nel range di 10-20 $/t. D’ora in poi questa differenza non esisterà più, con un aumento automatico dei prezzi dei commercianti. «I prezzi con IVA sono più alti di 15-20 $/t [per la vergella]. Quindi, se il giro di vite [sul commercio no-IVA] avrà successo, gli acquirenti esteri dovranno fare i conti con prezzi più alti», ha dichiarato un commerciante di Singapore.

Tuttavia, difficilmente il mercato vedrà una generale tendenza al rialzo dei prezzi delle esportazioni cinesi di acciaio sulla base dei listini delle grandi acciaierie, considerando la domanda ancora insufficiente in Cina e le difficili condizioni di esportazione. Stando a una fonte cinese, «Le ultime notizie avranno sicuramente un impatto. Ci vorrà del tempo prima che il mercato trovi un nuovo equilibrio... Ma i coils a caldo e la vergella di origine cinese saranno ancora competitivi a livello globale».

I cambiamenti nell’andamento dei prezzi sono attesi soprattutto nella seconda metà dell’anno in corso, se anche la Cina procederà alla riduzione della produzione di acciaio che porterà maggiore equilibrio in termini di volumi. All’inizio di marzo la Cina aveva annunciato l’intenzione di ridurre la produzione di acciaio e di attuare una riorganizzazione dell’industria siderurgica. Finora non è stata rivelata l’entità dei tagli alla produzione, ma gli operatori prevedono che potrebbero ammontare fino a 50 milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2024. Anche se il dato sembra troppo ambizioso, secondo le fonti di mercato sentite da SteelOrbis si prevede una riduzione di almeno 20 milioni di tonnellate nel 2025. La politica di riduzione della produzione, integrata dai nuovi regolamenti emanati congiuntamente da diversi dipartimenti governativi cinesi, promuoverà ulteriormente la transizione dell’industria siderurgica verso uno sviluppo di alta qualità e migliorare la competitività industriale.

Impatto sui volumi

«I volumi che subiranno la maggiore influenza [nel commercio no-IVA] saranno i coils a caldo e la vergella. Ci sono anche scambi no-IVA di coils a freddo, zincati, ecc., ma in misura inferiore», ha affermato un trader cinese. Secondo le fonti, invece, le esportazioni di semilavorati non verranno colpite.

Stando a fonti non ufficiali, le esportazioni no-IVA di coils a caldo dalla Cina hanno costituito circa il 30-50% delle esportazioni totali di coils a caldo nel 2024, ma per alcune destinazioni, come la Turchia, la quota di materiale no-IVA è arrivata fino al 75-80%. Secondo quanto annunciato dalle autorità doganali, le esportazioni cinesi di fogli e lamiere d’acciaio nel 2024 hanno totalizzato 74,66 milioni di tonnellate, registrando un aumento del 25,2% su base annua.

Per quanto riguarda la vergella, nella prima metà del 2024 le esportazioni no-IVA hanno costituito una quota di oltre il 50%. In seguito tale dato è diminuito, ma le vendite complessive sono rimaste significative. Nel periodo considerato, le esportazioni dalla Cina sono aumentate del 7,8% su base annua, attestandosi a 2,62 milioni di tonnellate.

Sebbene l’impatto dei nuovi regolamenti sui volumi provenienti dalla Cina sia evidente, basandosi solo sulle ultime notizie le fonti di mercato non prevedono un forte calo delle vendite export complessive della Cina. Stando a quanto dichiarato da un’importante acciaieria cinese, la concorrenza tra produttori e commercianti sarà maggiore ma le esportazioni di acciai finiti sono «necessarie» considerando lo stato attuale dell’economia del Paese.


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