Secondo un report di Bloomberg, la società statunitense di investment banking Goldman Sachs ha aggiornato le previsioni sul prezzo del minerale di ferro per il 2026, portandolo a 93 $/t. Tale aumento si basa sul supporto macroeconomico, sulla solida disponibilità delle scorte e sulla resilienza della produzione siderurgica in Cina.
La revisione aggiunge 5 $/t alla precedente previsione della banca, ma rimane inferiore agli attuali futures sul minerale di ferro.
Le condizioni di mercato più stringenti supportano la stabilità a breve termine
Secondo il team di analisti guidato da Aurelia Waltham, il mercato del minerale di ferro «ha resistito più del previsto negli ultimi mesi», grazie al supporto:
- della solida produzione cinese di metallo fuso,
- della stabilità delle scorte nei porti e
- dell’apprezzamento dello yuan.
A Singapore, i futures sul minerale di ferro si aggirano intorno ai 106,45 $/t, in aumento del 15% rispetto a metà giugno in seguito alle nuove misure adottate dalla Cina per limitare la sovraccapacità industriale. Dall’inizio dell’anno a oggi, i prezzi di riferimento si sono attestati in media a 101 $/t.
La sovraccapacità e l’aumento delle spedizioni globali in Cina rappresentano dei rischi
Nonostante la modifica al rialzo, Goldman Sachs mantiene una posizione pessimistica. La banca prevede che i prezzi del minerale di ferro caleranno a 88 $/t, una cifra comunque superiore rispetto agli 80 $/t comunicati in precedenza, entro il quarto trimestre del 2026 a causa dei rischi legati alla sovraccapacità strutturale sul mercato siderurgico cinese.
Goldman Sachs ha avvertito che:
- le esportazioni di acciaio nette dalla Cina hanno raggiunto il loro picco,
- la domanda locale continua ad affievolirsi a causa della prolungata recessione del settore immobiliare e che
- questi fattori graveranno sulla produzione di acciaio grezzo nel 2026.
Per quanto riguarda l’offerta, nel trimestre in corso le spedizioni di minerale di ferro sono aumentate del 15% su base annua. La banca ha osservato che questa tendenza potrebbe comportare un aumento delle scorte nei porti e mantenerle elevate per tutto il 2026, esercitando un’ulteriore pressione al ribasso sui prezzi.