La mineraria canadese Cerrado Gold ha pubblicato un aggiornamento dettagliato sull’avanzamento del progetto Mont Sorcier, giacimento di magnetite ad alta purezza situato in Québec, confermando importanti modifiche progettuali, un piano di sviluppo potenziato e la capacità di produrre un concentrato premium al 67% Fe, idoneo al crescente mercato della DRI.
Con l’avanzamento dello studio di fattibilità, previsto completarsi nel secondo trimestre 2026, l’azienda ha descritto il nuovo scenario in termini di aumento della capacità produttiva, ottimizzazione dei costi di capitale, progressi autorizzativi e rafforzamento della strategia industriale per lo sviluppo di una delle prossime miniere critiche del Canada.
Confermato il concentrato premium al 67% Fe
Secondo il nuovo report della società, le prove metallurgiche aggiornate confermano la capacità del progetto di produrre un concentrato di magnetite ad alta purezza con un contenuto di ferro del 67% e livelli combinati di silice e allumina inferiori al 2,3%. Questo prodotto rientra nella categoria dei minerali critici secondo le linee guida federali e provinciali ed è idoneo all’utilizzo come feed per DRI o pellet, supportando gli sforzi globali di decarbonizzazione dell’industria siderurgica.
Aumento della capacità produttiva da 5 a 8 milioni di tonnellate
In risposta alla forte crescita della domanda, Cerrado Gold ha ampliato il progetto passando da un’operatività prevista di 5 milioni di tonnellate/anno a un target di 8 milioni di tonnellate/anno. La fase 1 opererà con una capacità di 4 milioni di tonnellate di concentrato, mentre la fase 2, tre anni più tardi, aggiungerà capacità per ulteriori 4 milioni di tonnellate.
Cerrado Gold punta inoltre a ridurre l’intensità dei costi iniziali di capitale, allineando la produzione ai requisiti del mercato DRI grazie a questo approccio a fasi.
Adeguamenti ai costi di capitale
I costi della fase 1 dovrebbero aumentare del 30-40% rispetto alla valutazione effettuata nel 2022, a causa dell’aggiornamento dei requisiti del diagramma di flusso, dell’adeguamento infrastrutturale necessario per sostenere l’intera capacità di 8 milioni di tonnellate e dell’inflazione generalizzata nel settore industriale e minerario. I costi della fase 2, invece, dovrebbero essere significativamente più contenuti, poiché le infrastrutture di base (bacini di decantazione, rete ferroviaria, uffici, servizi) risulteranno già operative.