Il comitato finanziario dell’Assemblea nazionale francese ha approvato la proposta presentata dal partito La France insoumise (LFI) che mira a nazionalizzare i beni francesi di ArcelorMittal. Secondo quanto riferito dalla stampa, ciò rappresenta un importante passo avanti verso la possibile riorganizzazione del settore siderurgico francese. Della proposta si discuterà durante la sessione plenaria del 27 novembre, la giornata dedicata alle iniziative avanzate da LFI.
Aurélie Trouvé, deputata di LFI e sostenitrice della proposta, ha dichiarato: «La Francia ha lasciato che la sua produzione siderurgica calasse per 40 anni», accusando ArcelorMittal di delocalizzazione, di sottoinvestimento e di mancata modernizzazione delle operazioni nonostante i sussidi pubblici. Inoltre, ha affermato che la nazionalizzazione è necessaria per accelerare gli sforzi di decarbonizzazione, soprattutto quelli relativi alla trasformazione degli altiforni, avvertendo che il settore rischia infrangere i futuri regolamenti europei. Basandosi sulle audizioni parlamentari e su studi interni, Trouvé ha stimato che il costo della nazionalizzazione ammonterà a 3 miliardi di euro.
In seguito alla votazione del comitato, Alain Le Grix de la Salle, presidente di ArcelorMittal France, ha pubblicato la sua opinione su LinkedIn: «Ci tengo a ripeterlo chiaro e tondo: no, la nazionalizzazione di ArcelorMittal France non risolverà nulla».
Secondo De la Salle, i veri problemi del settore riguardano il calo della domanda e la sovraccapacità globale. Inoltre, ha dichiarato che cambiare la struttura societaria non risolverà tali questioni di base. Al contrario, ha commentato che separare le operazioni francesi dal gruppo internazionale «peggiorerebbe ulteriormente la situazione».