Secondo la società scozzese di ricerca e consulenza energetica Wood Mackenzie, la Cina, il maggiore consumatore mondiale di acciaio con il 49 percento della domanda globale nel 2024, vedrà la propria domanda di acciaio ridursi di 5-7 milioni di tonnellate all’anno nel prossimo decennio. Questo calo strutturale sta ridisegnando gli equilibri del settore siderurgico, creando opportunità per India, Sudest asiatico e area MENA, che si affermano come nuovi poli di crescita.
Quota della Cina nella domanda globale in diminuzione
Il report di Wood Mackenzie evidenzia che il dominio della Cina nella domanda di acciaio è destinato a ridursi in modo significativo. Entro il 2050, la sua quota sulla domanda globale dovrebbe scendere al 31%, dal 49% registrato nel 2024. I principali fattori di questa tendenza sono:
- La progressiva uscita da un modello di crescita basato sulle infrastrutture.
- La debolezza del settore immobiliare, storicamente pilastro della domanda cinese di acciaio.
- Le priorità politiche che puntano più al riequilibrio che a un’espansione trainata da stimoli.
«La crisi di sovraccapacità in Cina sta raggiungendo livelli senza precedenti, con un surplus previsto di 50 milioni di tonnellate nel 2025 che potrebbe gonfiarsi fino a 350 milioni di tonnellate nel lungo periodo», ha dichiarato Charvi Trivedi, senior research analyst di Wood Mackenzie. Nonostante i tagli produttivi attesi per 240 milioni di tonnellate tra il 2024 e il 2050, secondo il report la Cina resterà comunque una forza dominante a livello di offerta globale grazie alla propria vasta capacità produttiva.
India e Sudest asiatico: nuove potenze siderurgiche
Al contrario, India e Sudest asiatico stanno vivendo percorsi di crescita sostenuta:
- India:
- La domanda di acciaio è cresciuta dell’8% nel 2024 ed è attesa in aumento del 7% nel 2025.
- La quota di mercato dovrebbe salire dall’8 al 21% entro il 2050.
- La crescita è trainata da infrastrutture, trasporti, sviluppo urbano, energie rinnovabili e manifattura (automotive, macchinari).
- Sudest asiatico:
- Domanda in aumento del 6% nel 2024, con una previsione di crescita del 4% nel 2025.
- La quota di mercato dovrebbe raddoppiare dal 5 al 10% entro il 2050.
- Vietnam, Thailandia e Indonesia guidano la crescita, beneficiando di industrializzazione e vicinanza a fonti chiave di materie prime.
Prospettive di produzione globale
La produzione mondiale di acciaio grezzo è prevista in crescita modesta, pari allo 0,7% fino al 2050, con le economie sviluppate che mostreranno dinamiche stabili o negative.
- L’India quasi triplicherà la produzione entro il 2050, diventando il secondo produttore mondiale, sostenuta dalla disponibilità di minerale di ferro locale e da impianti siderurgici integrati di nuova generazione.
- Il Sudest asiatico rafforzerà la propria competitività attraverso l’adozione dei forni elettrici ad arco (EAF) e lo sviluppo della capacità a valle.
- La Cina continuerà a subire pressioni verso la concentrazione, pur mantenendo la leadership globale.
Tensioni commerciali e regionalizzazione dell’offerta
I volumi del commercio mondiale di acciaio, pari a 381 milioni di tonnellate nel 2024, sono destinati a ridursi del 5,4% quest’anno, principalmente a causa di:
- Maggiori dazi antidumping sulle esportazioni cinesi.
- Crescente protezionismo a livello globale.
Entro il 2050, solo il 12% della produzione siderurgica mondiale sarà destinato all’export (contro il 25% attuale), con catene di fornitura regionali e blocchi commerciali sempre più rilevanti. L’introduzione di carbon tax limiterà ulteriormente le esportazioni dei produttori a più alta intensità emissiva.
Politiche e sfide della transizione green
Wood Mackenzie sottolinea un crescente divario tra obiettivi climatici e realtà industriale:
- La Cina si troverà con oltre 350 milioni di tonnellate di capacità in eccesso entro il 2050, in gran parte in altiforni ad alta intensità carbonica.
- In Europa, solo 20-25 milioni dei 75-80 milioni di tonnellate di nuova capacità EAF annunciata sono effettivamente in costruzione, mentre 15-20 milioni sono stati sospesi o cancellati.
- L’aumento dell’inflazione, la debole domanda e la compressione dei margini ostacolano il finanziamento dei progetti di acciaio verde.
«La combinazione di venti contrari economici, insufficiente supporto politico e mercati limitati per i premi dell'acciaio verde sta frenando l’appetito di decarbonizzazione del settore», ha concluso Trivedi.