Stati Uniti e Unione Europea, che insieme rappresentano circa un terzo del commercio globale, hanno raggiunto un accordo quadro cruciale per scongiurare un’escalation tariffaria. L’intesa prevede l’introduzione di un dazio del 15% sulla maggior parte dei beni importati dall’Unione Europea, un livello dimezzato rispetto al 30% inizialmente minacciato.
L’accordo include inoltre un piano di investimenti da 600 miliardi di dollari da parte dell’Unione Europea in attrezzature militari statunitensi, e 750 miliardi di dollari in apparecchiature energetiche provenienti dagli Stati Uniti.
Sebbene eviti l’applicazione della misura più punitiva del 30%, il dazio del 15% resta superiore all’obiettivo europeo di tariffe zero reciproche. L’intesa esclude settori chiave come aerospaziale, alcune categorie di prodotti chimici e materie prime critiche. Tuttavia, trattandosi di un accordo quadro, i dettagli tecnici saranno definiti nelle prossime settimane.
L’accordo non modifica i dazi sull’acciaio, che restano fissati al 50% su base globale, come dichiarato dal presidente Trump. Tuttavia, secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, UE e USA affronteranno congiuntamente il problema della sovracapacità globale. Per ridurre le barriere tra le due sponde dell’Atlantico, è previsto un meccanismo che prevede la riduzione dei dazi e l’introduzione di un sistema di quote.
Non mancano però le critiche. Bernd Lange, presidente della commissione commercio del Parlamento Europeo, ha definito il dazio del 15% «squilibrato» e ha avvertito che gli impegni di investimento promessi dall’Unione Europea potrebbero penalizzare lo sviluppo interno.
La Casa Bianca ha confermato che Trump mantiene il potere di aumentare i dazi qualora gli impegni di investimento europei non venissero rispettati. Un funzionario statunitense ha inoltre chiarito che l’accordo è soggetto a verifiche periodiche e potrebbe subire modifiche in corso d’opera.