La Commissione europea ha proposto un nuovo pacchetto di misure volto a chiudere le scappatoie, prevenire le pratiche di elusione e rafforzare l’efficacia del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), rispondendo direttamente ai riscontri degli stakeholder industriali. Le proposte mirano a consolidare l’obiettivo centrale del CBAM di prevenire la rilocalizzazione delle missioni, sostenendo al contempo la competitività dei produttori europei mentre il blocco accelera la transizione verso produzioni a basse emissioni di carbonio.
Estensione del CBAM ai prodotti a valle dal 2028
A partire dal 1° gennaio 2028, la Commissione propone di estendere il CBAM oltre i materiali di base come acciaio, alluminio, cemento ed elettricità, includendo anche i prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio.
Circa 180 prodotti a valle rientrerebbero nel perimetro del CBAM, tra cui macchinari, elettrodomestici e apparecchiature industriali specializzate. Circa il 94% di questi prodotti è costituito da beni industriali della supply chain con un contenuto di acciaio o alluminio molto elevato, in media pari a circa il 79%, come ferramenta e supporti in metallo di base, cilindri, radiatori industriali e macchine per fonderia. Il restante 6% è rappresentato da beni di consumo domestico. Secondo la Commissione, l’estensione è necessaria per evitare che le emissioni vengano spostate lungo la catena del valore o delocalizzate al di fuori dell’UE.
Rafforzamento delle misure anti-elusione
Sulla base delle lezioni apprese nella fase transitoria e delle priorità fissate nello Steel and Metals Action Plan, la Commissione propone garanzie più robuste contro le pratiche di elusione.
Una modifica chiave riguarda l’inclusione dei rottami di alluminio e acciaio pre-consumo nei calcoli del CBAM, con l’obiettivo di sostenere l’utilizzo di materiale riciclato e garantire una tariffazione del carbonio coerente tra beni prodotti nell’UE e importazioni. Tra le altre misure figurano requisiti più stringenti di rendicontazione e tracciabilità, controlli più approfonditi sulle intensità emissive dichiarate e poteri rafforzati per la Commissione di intervenire nei casi di sospetto abuso. Qualora i dati emissivi effettivi siano ritenuti inaffidabili, la Commissione potrebbe richiedere ulteriori prove o applicare, in casi specifici, valori default a livello di paese.
Dimensione internazionale e facilitazione degli scambi
Le proposte rispondono anche alle preoccupazioni sollevate da partner internazionali considerati affidabili. Per affrontarle, la Commissione introduce semplificazioni e margini di flessibilità, inclusi il concetto di equivalenza per le carbon taxes e le deduzioni del prezzo del carbonio.
Una nuova clausola consentirebbe di negoziare accordi di facilitazione degli scambi, come il riconoscimento reciproco degli organismi di verifica accreditati e intese sull’equivalenza delle deduzioni del prezzo del carbonio. Questi elementi puntano a rafforzare la dimensione internazionale del CBAM e a promuovere la decarbonizzazione anche oltre i confini dell’UE.
Proposta l'istituzione di un Fondo temporaneo per la decarbonizzazione
A complemento delle riforme, la Commissione propone l’istituzione di un Fondo temporaneo per la decarbonizzazione (Temporary Decarbonisation Fund) per sostenere i produttori UE di beni CBAM che restano esposti ai rischi della rilocalizzazione delle emissioni, in particolare sui mercati dei paesi terzi.
Il fondo rimborserebbe parzialmente i costi della CO2 nell’ambito dell’EU ETS, a condizione che le aziende beneficiarie dimostrino credibili sforzi di decarbonizzazione. Il finanziamento deriverebbe da contributi degli stati membri equivalenti al 25% dei ricavi dei certificati CBAM nel 2026-2027, mentre il restante 75% verrebbe destinato come risorsa propria dell’UE.
EUROFER: misure positive ma insufficienti
Nel frattempo, l’Associazione europea dell’acciaio (EUROFER) ha dichiarato che le ultime proposte della Commissione europea sul CBAM riconoscono diverse debolezze strutturali che potrebbero comprometterne l’efficacia, tra cui criticità legate alle esportazioni UE, ai settori a valle e alle pratiche di elusione. Tuttavia, EUROFER ha avvertito che le misure proposte non costituiscono ancora una soluzione completa e duratura in grado di prevenire la fuga di carbonio e posti di lavoro.